Volatilità e Banche centrali: risk pricing dilemma


Commento a cura di Guido Gennaccari, responsabile Trading Room Roma e docente di analisi tecnica presso SIAT.

La volatilità fornisce molte utili informazioni che a volte sono implicite nell’analisi del trend dello spread come nel caso del Vix e del Vstoxx, come sottolineato anche da uno studio dello Xetra.Captura_de_pantalla_2019-11-08_a_las_13

Cosa è successo ai mercati equity ed alla volatilità dalla primavera del 2009 quando sono entrate in gioco le Banche Centrali, in tempi diversi, con politiche espansive e crescita esponenziale degli asset in bilancio? Lo spread  Vix/Vstoxx medio è dato dalla differenza delle medie, tra massimo e minimo mensile, dei due future. Dal 2018, inizio della diminuzione degli asset della Fed (la Bce è ancora in espansione), già quattro volte il Vix medio ha superato il Vstoxx medio (febbraio 2018, dicembre 2018, maggio 2019, agosto 2019). Unico caso precedente di Vix>Vstoxx è quello relativo all’estate 2015 con il sell off dovuto al rallentamento cinese. 

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La Fed dal 2008 al 2013 ha incrementato gli attivi di bilancio da 1 mln $ a 3 mln $, passando a 4 mln $ nel 2014  fino a raggiungere il picco 4,5 mln $ nel 2015 (+350%) e iniziare a scendere dal 2018; la Bce nel 2008 registrava 2 mln di Euro, arrivando a 3 mln di euro nel 2012 e, dopo una discesa 2,2 mln di euro, supera i 4,5 mln di euro nel 2017 con top 4,7 mln di euro nel 2018 (+135%). Ha ragione Krugman a sostenere che la Bce in passato sia stata poco espansiva?  Quali effetti sull’azionario? Lo S&P500 è salito costantemente, anche se con ritracciamenti anche profondi ed ha reso di più dell’Eurosotxx50. Quando il mercato sale, generalmente, la volatilità scende come dimostra e conferma il differenziale Vstoxx-Vix. Ma quale è la quota che sia possibile imputare all’intervento delle Banche Centrali? 

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Altre informazioni si possono ottenere analizzando il prezzo di mercato delle quotazioni dell’indice sottostante (S&P550/Eruosotxx50) rispetto al relativo valore della volatilità del future (Vix/Vstoxx). L’Atr è un indicatore di volatilità di analisi tecnica: rappresenta la media di X periodi dell’escursione massima di tre possibili range grafici del sottostante. Nel caso in questione si è utilizzato il time frame mensile e il periodo di 14: si ottiene una media dei range massimi degli ultimi 14 mesi. Un dato ritardato che indica il passato e una possibile tendenza di fondo per il futuro, a parità di condizioni dei mercati. Prendendo il rapporto (Atr/Massimo mensile Indice)*100 notiamo che:

  • Lo SP500 dal valore di 16 di maggio 2009 è sceso nel range 4-8 con un minimo di 3 nel 2017 e dal 2019 è stabilmente sopra i 6 e top a 7,63 a gennaio 2019
  • L’Eruostoxx dal valore di 17 di maggio 2009 è sceso 6-13 con un minimo 4,6 nel 2018 e dal 2019 è stabile sopra i 6 e top a 7,22 a dicembre 2018
  • L’Atr spread è diventato negativo dal 2019, l’appetito per il rischio è tornato sul mercato americano.

L’analisi weekly del future sulla volatilità del petrolio segnala un trigger level a 75, livello superato a novembre 2018, anticipando la discesa di fine anno dell’equity.   

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Conclusioni. Lo studio della volatilità dello spread del Vix e del Vstoxx  fornisce utili informazioni sul premio per il rischio equity, ma è necessario considerare anche la volatilità di altre asset class che potrebbero identificare alcuni importanti “trigger level” da monitorare oppure potrebbero anticipare i trend sull’equity, come nel caso del petrolio a novembre 2018 che ha determinato un record di escursione di volatilità, simile a quello del Vix di febbraio 2018, che ha anticipato il ribasso di fine anno dello S&P500.

* Lo studio completo si trova tra i documenti del profilo linkedin dell’autore oppure si può richiedere scrivendo direttamente a info@tradingroomroma.it  

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