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Vol-mageddon: dalla calma piatta del 2017 alla tempesta di volatilità del 2018


Contenuto sponsorizzato a cura di Bruno Syrmen, CIO Alternatif – Partner di Seven Capital Management (I parte).

Il 2017 è stato fra gli anni meno volatili per tutti gli indici azionari USA, quantomeno negli ultimi 50 anni. E, naturalmente, quando rimane a livelli così bassi per un periodo tanto lungo, la volatilità finisce per attirare l’attenzione di molti attori di mercato, tra cui i venditori professionali di volatilità (Vol Funds, Prop traders), gli speculatori in cerca di carry positivo, alcuni trend follower (CTA) e, infine, gli investitori privati.

Nel corso del 2017, il VIX, principale indice della volatilità azionaria statunitense, è salito sopra quota 16, ossia il 16% di volatilità, solo 7 volte, e sopra quota 17 soltanto una volta, raggiungendo il massimo dell’anno l’11 agosto (grafico 1). Nel periodo compreso fra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, invece, il VIX è salito per l’ultima volta sopra il 20% nella prima settimana di novembre (in corrispondenza dell’elezione di Trump), marcando così un chiaro trend ribassista.

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Gli inizi del 2018

Con un VIX sempre meno movimentato ma soprattutto a minimi storici sempre più bassi, i venditori di volatilità hanno accumulato profitti sempre maggiori, contribuendo a coinvolgere un numero crescente di investitori attratti da guadagni ‘rapidi e certi’. Alla fine, il 1° gennaio 2018, la posizione short netta detenuta nella categoria degli ‘attivi gestiti’ (soprattutto fondi) nel VIX future ammontava a circa 100.000 contratti, non lontana dal massimo storico segnato a ottobre. Almeno alcuni di loro sono riusciti a incamerare qualche utile quando si è presentata l’occasione... 

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A caratterizzare le prime settimane di gennaio sono stati gli ‘acquisti frenetici’ sui mercati azionari e le ‘vendite indiscriminate’ di Treasury USA.Di conseguenza, i principali indici azionari statunitensi non hanno impiegato molto tempo a raggiungere quelli che al momento erano nuovi massimi storici, il 26 gennaio, mentre la vendita di Treasury USA procedeva senza sosta. 

Esplode la volatilità azionaria a febbraio

Quando hanno iniziato ad accorgersi del tracollo delle obbligazioni americane, alcuni investitori azionari si sono preoccupati e il VIX è passato da una fase ribassista a una rialzista, sotto l’effetto combinato di riacquisti di posizioni short e di coperture. La sera di lunedì 29 gennaio, poi, il future S&P ha perso altri 10 punti, pari a meno dello 0,5%, senza destare motivi di preoccupazione ma, improvvisamente, ecco che l’indice VIX segna un balzo dal precedente livello di 11,08 a 13,84: +2,76 punti pari a un incremento del 17,29%. E la corsa è proseguita fino a raggiungere 15,42 nel successivo giorno 30, segnando un rialzo del 39,17% in soli due giorni.

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Ovviamente, il mercato azionario di gennaio in costante ascesa ha spinto sempre più investitori a saltare sul già affollato carro dei venditori di volatilità, rendendo lo ‘Short Vol’ uno dei settori operativi più sovraffollati, come mostra il grafico sottostante. Quello che è successo il 29 e 30 gennaio è il frutto della presa di coscienza di alcuni attori del fatto che un aumento costante dei rendimenti obbligazionari potrebbe obbligare molti investitori istituzionali che avevano venduto la volatilità a liquidare le loro posizioni.

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Dopo la pubblicazione di un altro dato economico USA sorprendentemente migliore delle attese, l’importante rapporto mensile sui salari non agricoli negli USA (NFP) diffuso il primo venerdì di febbraio, le probabilità di nuovi aumenti dei tassi della FED si rafforzano più che mai e l’ondata di vendite di Bond accelera ulteriormente. Allo stesso tempo, i mercati della volatilità si sono letteralmente infiammati, spingendo l’indice VIX al suo massimo storico dai tempi della svalutazione dello yuan cinese nell’estate del 2015. Per tutti gli operatori che in un modo o nell’altro avevano venduto la volatilità, lunedì 5 febbraio 2018 resterà impresso come il giorno in cui hanno dovuto chiudere tutti i conti...

Fine 1° parte

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