Viaggio nel cuore del KIS ActivESG


Le tematiche ESG occupano ormai un posto di prim’ordine nel panorama della gestione del risparmio. La rivoluzione tecnologica e i cambiamenti climatici e demografici che caratterizzano il nostro tempo, infatti, stanno ridisegnando il pianeta, i valori delle comunità e il loro modo di investire. In tale contesto, il sistema finanziario svolge un ruolo di primo piano per attivare un miglioramento globale sotto il profilo ambientale, sociale e di governance. Tuttavia, per rispettare la tabella di marcia imposta dall’Accordo di Parigi del 2015 e realizzarne gli obiettivi da qui ai prossimi 10 anni è necessaria una maggiore mobilitazione dei capitali dei soggetti privati verso gli SRI.

Recentemente anche Kairos ha lanciato sul mercato la sua prima soluzione orientata agli investimenti sostenibili e socialmente responsabili, il Kairos International Sicav ActivESG, dopo aver dichiarato già lo scorso luglio il proprio impegno per un sistema finanziario globale più sostenibile sottoscrivendo i principi promossi dall’ONU 'Principles for Responsible Investment' (UN PRI).

Portafoglio e processo d’investimento
Si tratta di un prodotto ESG long-short focalizzato su azioni europee di media e grande capitalizzazione il cui obiettivo è restituire un ritorno del capitale nel medio-lungo periodo con volatilità inferiore del mercato di riferimento (Stoxx Europe 600 ESG-X). “Il KIS ActivESG è gestito attivamente mediante un approccio bottom-up basato su analisi fondamentale e supportato dall’analisi quantitativa”, spiega Riccardo Valeri, senior portfolio manager del comparto assieme a Massimiliano Comità e Sabino Delfino.

“Per ogni settore siamo in grado di ordinare le aziende in base a valori fondamentali e integrati con valori ESG”, sottolinea il gestore. “Quando due titoli hanno lo stesso profilo di rischio/rendimento si andrà a scegliere quello con lo score ESG più elevato”, aggiunge. Il KIS ActivESG avrà una net exposure tra 40% e 80% e una gross exposure tra 100% e 160%. Il portafoglio lungo sarà composto da circa 50/60 titoli, mentre quello corto da non più di 10 singoli titoli e integrato con strumenti derivati (future di mercato, future settoriali o opzioni) per gestire l’esposizione al mercato e limitare la volatilità del comparto.

Secondo Valeri, i punti di forza del fondo sono sostanzialmente tre: la strategia long-short, innovativa nel mondo ESG, che permette di massimizzare i ritorni in caso di mercati al rialzo e di limitare le perdite nelle fasi di ribasso; il processo d’investimento lineare e trasparente, che integra i principi ESG ai classici indicatori finanziari; la selezione dei titoli con approccio bottom-up supportato da modelli proprietari valutativi e dall’analisi quantitativa.

Screening ESG
Su ogni titolo, il team di gestione applica una serie di filtri ESG (i dati vengono forniti da Sustainalytics) per definire se esso potrà far parte del portafoglio lungo o corto. “Tutti i titoli che passano i filtri ESG verranno inseriti nel portafoglio lungo mentre gli esclusi diventano potenzialmente parte del portafoglio corto, ovviamente sempre con l’attenzione ai valori fondamentali delle aziende”, chiarisce il gestore. I filtri ESG applicati agiscono su 3 livelli: il primo esclude le società appartenenti ai settori incompatibili con i principi ESG (ovvero produttori di armi, tabacco e carbone fossile); il secondo consente di escludere le aziende con il rischio di controversie più alto (livello 5), secondo la scala di valutazione di Sustainalytics; il terzo, infine, obbliga i gestori ad eliminare le imprese con un rating ESG non soddisfacente o assente.

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