Vander Elst (DPAM), per superare la tempesta sul debito emergente puntiamo su selettività e qualità


Il Covid-19 ha colpito duro i mercati nel primo trimestre dell’anno, in special modo le asset class percepite come più rischiose, tra cui il debito dei mercati emergenti. Le chiusure imposte dai Governi hanno ridotto significativamente le attività economiche, compresi il turismo e il commercio, vitali per molti di questi mercati. A questo scenario complesso, si è aggiunto il crollo del prezzo del petrolio, con gravi perdite per i Paesi produttori. Anche se è prematuro affermare che l’allarme sia cessato, ci sono segnali positivi e opportunità specialmente sul lungo termine, e diventa ancor più determinate la capacità di saper cogliere le opportunità: “I rendimenti reali in valuta locale sono interessanti. Per superare la tempesta rimaniamo selettivi e concentrati su Paesi di alta qualità che hanno spazio per gli stimoli fiscali e basse vulnerabilità esterne e fiscali. Siamo cauti, invece, per i paesi con rating più bassi, rendimenti elevati con elevato debito emesso in USD e poche riserve in valuta estera”, afferma Michaël Vander Elst, gestore del fondo di Degroof Petercam AM Bonds Emerging Markets Sustainable, che nel 2020 ha ottenuto il rating ABC di FundsPeople. Grazie all’approccio del gestore, “la performance del fondo, il cui rating medio è di qualità molto elevata (Baa1), è la migliore del peer group, se consideriamo volatilità e rendimento dei fondi del comparto”, dichiara.

Banche centrali EM aggressive 

Le Banche centrali locali sono intervenute in soccorso seguendo l’esempio della Fed e della BCE in un vero e proprio quantitative easing: “Rispetto alle precedenti flessioni, vi è un cambiamento fondamentale nelle politiche delle banche centrali dei mercati emergenti, che stanno tagliando i tassi in modo aggressivo”, spiega Vander Elst. Secondo il gestore di DPAM questo cambiamento è stato il principale motore dell'aggiustamento dei tassi di cambio osservato tra metà febbraio e fine marzo e la componente relativa ai tassi continuerà ad essere performante, sebbene ciò porterà a un ulteriore irripidimento delle curve locali. “Per rendere più agevole questo processo, alcuni paesi (ad esempio il Messico) hanno iniziato a offrire meccanismi di scambio di obbligazioni a lungo termine con obbligazioni a breve termine. Per quanto riguarda la parte valutaria, invece, riteniamo che i mercati abbiano anticipato le azioni della banca centrale e che il tasso di cambio dei mercati emergenti inizierà a scendere dai livelli attuali. I forti prelievi hanno portato a una profonda sottovalutazione di alcune valute, soprattutto per gli esportatori di materie prime. Inoltre, i programmi del G20 e del FMI stanno aiutando i paesi emergenti a basso reddito con il rinvio del pagamento degli interessi sul debito esistente e l'accesso ai finanziamenti di emergenza”, spiega.  

Asia meglio posizionata dell’America Latina

Il comparto dei Mercati Emergenti contiene realtà molto diverse e non tutti i Paesi sono stati colpiti in egual modo durante la crisi. “Le economie asiatiche hanno imparato molto dalla crisi del 1997 e sono tra i migliori performer. Quest'anno Singapore è stato un buon elemento di diversificazione in un mercato caratterizzato dall’avversione al rischio. Anche il nostro posizionamento nelle Filippine ha contribuito alla performance”, spiega. Maggiori debolezze si sono avute in America Latina, per la maggiore dipendenza dalle materie prime. “In questa regione riteniamo che il Perù sia il migliore, grazie ai bassi livelli di indebitamento e alla stabilità della valuta. Abbiamo anche una posizione importante sul Messico perché riteniamo che sarà uno dei grandi beneficiari della deglobalizzazione”, illustra. Un capitolo a parte spetta invece ad Europa dell’Est e Africa: “Abbiamo ridotto l’esposizione in Polonia e reinvestito i proventi in Ungheria nel segmento dei dieci anni. Possiamo anche menzionare la nostra attenta posizione nella regione subsahariana nel suo complesso (abbiamo ridotto l'esposizione), poiché i livelli di debito e il fatto che i livelli di valuta locale siano bassi, (e la maggior parte di questo debito è in valuta forte, in particolare in USD) richiedono un approccio prudente”, dichiara. 

Maggiore rilevanza del pilastro "S" di ESG

Un ulteriore freccia all’arco nella costruzione del portafoglio è data dall’analisi di sostenibilità, basata su di un sistema proprietario di valutazione e selezione che combina le esclusioni normative dovute alla mancanza di valori democratici di un paese e la classifica dei Paesi migliori della categoria sulle dimensioni chiave della sostenibilità. Una seconda fase viene poi condotta con un'analisi bottom up approfondita di ciascuno dei singoli Paesi all'interno dell’universo investibile. “Tenendo presente la nostra filosofia di investimento sostenibile in valuta locale, analizziamo il contesto politico, sociale e macroeconomico per valutare la situazione attuale e sviluppare una visione prospettica dello slancio del Paese. Ci concentriamo inoltre anche sul mercato del debito del Paese, sulle sue caratteristiche valutarie e normative. Il portafoglio sarà composto dai paesi che preferiamo sulla base di queste analisi”, illustra il gestore. “Con il progressivo rallentamento della crisi Covid, i paesi e i governi di tutto il mondo stanno iniziando a cercare il modo di creare una ‘nuova normalità’. Questa pandemia ha davvero messo le questioni sociali in primo piano e vedremo una maggiore rilevanza del pilastro 'S' di ESG. Crediamo che non ci possa essere una ripresa, per così dire, se non includiamo una crescita sostenibile e inclusiva per tutti”, conclude.

Professionisti
Società

Notizie correlate

Anterior 1 2 3 Siguiente