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Valutare un ETF fixed income


Esistono più di 1000 ETF quotati su Borsa Italiana, molti sono simili perché tendono a replicare lo stesso indice, eppure le differenze possono essere notevoli. Un’attenta analisi del sottostante e della liquidità consente agli investitori di selezionare lo strumento che meglio risponde alle proprie esigenze. “L’ETF meno costoso non è necessariamente il migliore”, commenta Alessandro Greppi, PhD, Equity and Fund of Funds portfolio manager, di Zurich Investments Life SpA. Questo è il mantra di ogni gestore, tuttavia nel caso degli ETF obbligazionari una valutazione più approfondita dei costi può fare la differenza.

In un contesto di bassi tassi di interesse e compressione degli spread l’impatto delle commissioni sul rendimento netto può pesare molto. “L’ETF in tal caso offre la possibilità di avere una performance al giusto costo”, prosegue l’esperto. Se la maggior parte degli investitori oggi tende a focalizzarsi su masse e costi, in realtà l’approccio di Zurich è ben diverso. Hanno creato un tool proprietario quantitativo che, sulla base di una serie di indicatori sintetici determina i best in class per ogni asset.

Secondo Franco Rossetti, ETF senior relationship manager di Invesco un elemento di valutazione imprescindibile è la liquidità. “Il rischio è che un prodotto apparentemente efficiente, in realtà abbia difficoltà ad essere scambiato sul mercato e i bid-ask spread siano elevati”, spiega.  Per una casa prodotto è essenziale che questa sia collegata con i market maker e liquidity provider per offrire ai suoi clienti un servizio a 360 gradi. Nel caso di Invesco esiste un modello di multilateral swap che consente di lavorare con differenti provider, riuscendo così a realizzare un numero maggiore di prodotti rispetto ad altri competitor che operano attraverso una struttura interna. “Noi lavoriamo con i market maker per fare in modo che il denaro-lettera si stringa e lo strumento sia più competitivo sul mercato. Questa in fase di selezione può essere una variabile fondamentale”, aggiunge Rossetti.

Gli ETF sono considerati strumenti con una liquidità maggiore rispetto al sottostante, ma come è possibile ciò? Per Gjergj Zefi, portfolio manager di Intesa Sanpaolo Private Banking la valutazione del prodotto deve avere non solo una matrice quantitativa, ma anche qualitativa. “Devo analizzare lo strumento fino in fondo, andare a guardare cosa c’è effettivamente nel sottostante”, dichiara il gestore. Oggi ci sono i market maker che garantiscono la liquidità degli ETF sul mercato, mentre acquistare un bond tramite i broker tradizionali è diventato più complicato. “La spiegazione è strettamente legata alla regolamentazione, che ha azzerato gli inventory overnight, favorendo così questo trend”, aggiunge Zefi. Ovviamente questo comporta un maggior rischio, che non si può associare esclusivamente alla volatilità, ma rientra in un concetto più ampio di perdita permanente, per questo è importante un’attenta valutazione.

Marco Fazi, Deputy CIO di Azimut Capital Management SGR, sostiene che la valutazione dello strumento dipenda dall’utilizzo che ne viene fatto e dalle idee di asset allocation a monte. “Per obiettivi di breve termine, le analisi tendono a focalizzarsi sulla liquidità e sul tracking error, in caso contrario le valutazioni sono più approfondite, e devono tenere conto della composizione dell’indice e dei fondamentali dei sottostanti”, spiega. Secondo l’esperto, nel caso di ETF di credito, un aspetto da considerare è un'adeguata diversificazione degli emittenti in portafoglio, che va tutelato e preservato.

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