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USA, quale correlazione tra elezioni presidenziali e andamenti azionari?


Se la firma dell’accordo denominato “Fase 1” tra Stati Uniti e Cina è vista dalla maggior parte degli analisti come un passaggio interlocutorio in uno scontro di più ampia portata, essa può però assumere ulteriori significati se analizzata nell’ottica della politica interna USA. Il 2020 è infatti l’anno delle Presidenziali e la corsa di Donald Trump per ottenere un secondo mandato dovrà concentrarsi sui concorrenti democratici più che sugli avversari esterni al Paese.

È un dato di fatto l’utilizzo di Trump degli andamenti azionari come strumento di retorica politica e misura dei propri successi, con conseguente attenzione a creare i migliori presupposti perché non si arresti prima del 3 novembre 2020, data delle elezioni, il ciclo economico più lungo del dopoguerra.

Lo stato dell’economia USA

“Nonostante la persistenza dei timori di recessione, l'economia statunitense si conferma robusta e ravvisiamo prospettive generalmente positive per le azioni USA nel 2020”, spiega Nadia Grant, responsabile Azionario USA, EMEA di Columbia Threadneedle Investments. “Gli effetti ritardati dell'allentamento monetario delle Banche centrali di tutto il mondo inizieranno a trasmettersi all'economia, fornendo sostegno all'attività”, aggiunge. Dello stesso avviso Alberto Conca, responsabile degli investimenti di Zest Asset Management, per cui l’equity USA resta il fondamentale mercato di riferimento sebbene le valutazioni abbiano raggiunto i massimi. “A livello di società infatti”, spiega Conca, 2se si confrontano i dati con quelle di altri Paesi altrettanto competitivi, quelle americane restano sempre le migliori, di conseguenza le aspettative per il 2020 rispetto all’economia e alle possibilità di investimento di questa parte del mondo rimangono certamente positive”. “Ci vorrà probabilmente un po’ di pazienza in più rispetto al 2019, perché il 2020 avrà una volatilità maggiore, ma ci saranno importanti opportunità di investimento anche nel corso di quest’anno”, completa.

Che anno sarà per l’S&P500?

“Le elezioni presidenziali di novembre”, interviene sul punto Grant, “sono destinate a catalizzare l'attenzione: a marzo i Democratici sceglieranno il loro candidato alla presidenza. Anche se vincesse le primarie e venisse eletta, Elizabeth Warren, una scelta più radicale, dovrebbe probabilmente fare i conti con un Congresso diviso e non sarebbe in grado di attuare politiche fortemente controverse”.

Il nodo principale per quanto riguardo il nesso tra corsa alla Casa Bianca e azionario USA sembra riguardare l’ala democratica piuttosto che repubblicana. L’emergere di un candidato visto come ostile da Wall Street potrebbe, infatti, avere conseguenze. “Sebbene le elezioni presidenziali possano danneggiare la fiducia delle aziende generando incertezza, in questo momento gli investitori non dovrebbero preoccuparsi di chi vincerà la corsa alla Casa Bianca”, sostiene però Jeffrey Schulze, director e investment strategist di ClearBridge Investments, società affiliata Legg Mason. “I mercati si focalizzano sull'economia, in genere ignorando la retorica politica fino a che non si è particolarmente a ridosso delle elezioni. Dal 1936, nei 12 mesi precedenti al giorno delle elezioni il mercato ha registrato un rendimento positivo nel 90% dei casi. In media, i ritorni nell’anno antecedente le elezioni sono stati del 9,7%. Nel corso degli ultimi 80 anni, ci sono stati molti candidati mal visti dai mercati, ma in genere sono stati ignorati fino al giorno delle elezioni”, conclude. I valori espressi nella tabella seguente non lasciano molti dubbi al riguardo.

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