Unigestion, dove investire visti i rendimenti attesi (minimi) sulle asset classe tradizionali


“Nel Sud Europa i trend d’investimento sono più che mai simili. Gli investitori godono da tempo del sostegno fornito da una politica monetaria accomodante. Il classico portafoglio bilanciato che investiva sia in azioni che in reddito fisso, negli ultimi quarant'anni ha generato gli stessi rendimenti dell’azionario, ma con una volatilità dimezzata. In termini di contributo al rischio, tali portafogli si sono affidati principalmente ai growth assets. Alla fine di un anno come il 2019, con azioni e obbligazioni in forte crescita, i rendimenti attesi, tenendo conto delle aspettative, raggiungono i minimi storici. Secondo i nostri indicatori proprietari, in questa fase gli score di valutazione dei premi di rischio mostrano che l’azionario, sia dei mercati sviluppati che ora, anche se in misura minore, dei mercati emergenti, e l’obbligazionario, in particolare i titoli di Stato, appaiono molto costosi. Su questa base, sarà difficile offrire alla clientela fonti di rendimento stabili nel futuro”.

La descrizione del contesto di investimento europeo per il 2020 fatta da Andrea Di Nisio, head of Southern Europe Intermediaries di Unigestion, porta all’individuazione della necessità di agire alla ricerca di soluzioni innovative. “Ciò deve avvenire”, spiega, “tramite un’allocazione che contempli un universo d'investimento ancora più diversificato, comprese le strategie di premi di rischio alternativo meno correlate ai mercati, includendo una gestione molto attiva del rischio”.

Multi-asset e private equity

Due sono le direttrici di sviluppo individuate da Di Nisio relativamente al mercato italiano. La prima è la crescita nel segmento wealth grazie alla partnership siglata con Allianz Bank Financial Advisors e relativa, in particolare, all’offerta della strategia multi-asset del fondo Navigator, flagship della casa di gestione. “Crediamo che il nostro prodotto abbia un tasso di innovazione adatto ad aiutare gli investitori nello scenario corrente, che vede bassi tassi di interesse, crescita economica più lenta e valutazioni elevate”, afferma Di Nisio. “Gli input sistematici dei nostri macro-indicatori proprietari Nowcasters, combinati con la valutazione qualitativa del sentiment di mercato e le valutazioni dei nostri portfolio manager, offrono una capacità di investimento unica nel suo genere, consentendo di navigare efficacemente in tutte le condizioni di mercato, anche le più sfidanti”, aggiunge.

Secondo pilastro dell’espansione di Unigestion nello scenario italiano è rappresentato dal private equity, ambito di grande interesse nel panorama odierno. “Un’asset class”, fa notare l’esperto, “in cui siamo presenti sin dagli anni '70 e in cui oggi possiamo contare su un team composto da 50 persone che gestisce più di 7 miliardi di dollari USA”. La specializzazione della società svizzera è in investimenti primari, secondari e co-investimenti diretti in società a media e bassa capitalizzazione. Oltre ai tradizionali investimenti in fondi di private equity, Unigestion ha recentemente sviluppato soluzioni di premi per il rischio di private equity, che creano un'esposizione per delega al portafoglio proprietario di società non quotate utilizzando azioni quotate. “L'obiettivo”, dichiara Di Nisio in conclusione, “è quello di catturare una parte significativa del premio di performance del private equity, rispetto al public equity, ma con un rischio inferiore e il processo si basa su una metodologia che abbina ogni società non quotata al suo equivalente quotato più prossimo, adeguando il rischio complessivo a livello di portafoglio”.

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