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Una previsione ottimistica per il 2019


Il 2018 è giunto quasi al termine in un contesto di incertezza sempre più diffusa. Non mancano quindi le preoccupazioni per gli investitori per il prossimo anno anche se c’è chi è ancora ottimista. Jeffrey Cleveland, chief economist di Payden & Rygel, ha presentato a Funds People le sue previsioni per il 2019, riportando una serie di segnali positivi.

Stati Uniti

Chi ha parlato di un rallentamento della crescita economica statunitense? “L’economia statunitense è cresciuta ad un tasso del 2,5% nel 2018, sopra la media del 2,2%; crediamo quindi che il ciclo economico continuerà almeno sino al 2020. La crescita dell’economia avrà un impatto anche sul mercato azionario. La fase di ‘bear market’ è ancora lontana, abbiamo assistito ad una semplice correzione. Dunque, possiamo aspettarci ancora dei picchi sull’azionario statunitense, che verranno raggiunti quando saremo più vicini alla fine del ciclo economico”, afferma Cleveland.

I mercati segnalano come possibile motivo di rallentamento dell’economia statunitense la guerra commerciale con la Cina. Cleveland rimane tuttavia positivo: “L’impatto dell’attuale guerra commerciale sull’economia statunitense sarà marginale. Mediamente i dazi commerciali sono crollati sia in USA che in Cina negli ultimi venti anni, mentre il commercio mondiale è triplicato. Pertanto, possiamo sicuramente asserire che i timori sono eccessivi”.

“Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti il prossimo anno si attesterà intorno al 3,1%, un ottimo scenario per l’economia del Paese. Ci aspettiamo inoltre una leggera accelerazione dell’inflazione che raggiungerà circa il 2,3%, trainata da una moderata crescita dei salari. Crediamo inoltre che la Fed proseguirà la propria politica monetaria restrittiva e farà un ulteriore incremento dei tassi a dicembre e altri tre nel 2019. Questo potrà creare un periodo di ulteriore volatilità nel breve termine, ma dimostra, allo stesso tempo, segnali di un’economia in salute. Date le suddette condizioni di mercato, credo che si debbano sottopesare obbligazioni governative US e sovrappesare credito statunitense (sia investment grade che high yield). Rimaniamo piuttosto neutrali sull’azionario US”, afferma Cleveland.

Europa

In Europa le due più grandi preoccupazioni per gli investitori sono rappresentate dalle questioni Brexit e dall’incertezza sulla prossima legge di bilancio in Italia. Prosegue Cleveland: “Per quanto riguarda Brexit, riteniamo che, anche qualora ci fosse un accordo tra Unione Europea e Gran Bretagna, sarà comunque un divorzio difficile per l’economia del Regno Unito. Se l’accordo andrà in porto, la Banca d’Inghilterra dovrà aumentare i tassi di interesse e ci aspettiamo due rialzi nel 2019. Si prospetta un periodo di forte volatilità per la sterlina inglese. Ad ogni modo, il tasso di disoccupazione inglese è di circa il 3%, la domanda di lavoro è forte e i salari stanno crescendo. Lo scenario quindi rimane positivo”.

Anche sull’Italia l’economista ha una visione positiva: “L’Europa è un progetto a lungo termine e l’Italia ne farà sicuramente parte. Gli investitori probabilmente hanno sovrastimato la possibilità di un default italiano e ‘Italexit”. La proposta di bilancio del governo che prevede un rapporto deficit/PIL aumentato al 2,4% non ci spaventa particolarmente. Il vero problema in Europa è rappresentato dalla mancanza della crescita del credito privato ed è necessario che questo venga stimolato ulteriormente. Crediamo quindi che le obbligazioni italiane nel breve termine possano rappresentare un’ottima opportunità d’acquisto”.

Cleveland conclude affermando: “Date le incertezze politiche e il rallentamento economico, la Banca Centrale Europea non ha necessità di aumentare i tassi di interesse, ma a dicembre azzererà l’Asset Purchase Programme (APP). Questo implicherà un maggior rischio per le obbligazioni societarie una volta che verrà meno il compratore più grosso sul mercato rappresentato proprio dalla BCE. Abbiamo una duration neutrale rispetto al benchmark in Europa. Tuttavia, anche le prospettive europee non sono così preoccupanti, se si considera che l’indice PMI europeo rimane vicino a 50 (linea di espansione economica), ad eccezione dell’Italia dove è leggermente al di sotto. Inoltre, il mercato del lavoro continua a mostrare dei miglioramenti in Europa, dove il tasso di disoccupazione negli ultimi 12 mesi si è ridotto ulteriormente”.

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