Una crescita globale a favore delle convertibili


“Le obbligazioni convertibili hanno generato rendimenti simili a quelli dell’azionario con una volatilità molto più bassa nel lungo periodo”. È quanto afferma Jasper van Ingen, senior portfolio manager del fondo con doppio rating BC Funds People (Blockbuster-Consistente) NN (L) Global Convertible Opportunities. “Negli ultimi 20 anni, questi bond hanno sovraperformato le azioni, le obbligazioni societarie globali e i titoli di Stato globali. Prevediamo due possibili scenari economici in cui i tassi di interesse aumenterannoe la crescita economica resterà contenuta o sfonderà al rialzo. In entrambi questi scenari, le obbligazioni convertibili offrirebbero eccellenti opportunità di investimento tattico”, afferma il gestore di NN Investment Partners.

Dal team si aspettano che la stretta monetaria e rendimenti obbligazionari più elevati comporteranno una maggiore emissione di obbligazioni convertibili. In prospettiva, infatti, l'aumento dei tassi e dei rendimenti obbligazionari, a detta di van Ingen, dovrebbero incentivare le imprese ad emettere obbligazioni convertibili, al fine di risparmiare sulle spese per interessi, migliorare le dinamiche di mercato e ampliare il ventaglio delle opportunità di investimento.

L’esperto evidenzia come una caratteristica importante delle obbligazioni convertibili sia la struttura asimmetrica dei rendimenti: “esse partecipano al rialzo azionario proteggendosi al tempo stesso contro i ribassi. Nel corso del ciclo economico, le obbligazioni convertibili catturano il 30-60% della performance dei titoli azionari sottostanti. Questa asimmetria genera un rapporto positivo con la volatilità. Il profilo di rendimento asimmetrico significa che, a parità di altre condizioni, una convertibile beneficia maggiormente di un aumento del prezzo delle azioni sottostanti rispetto a quanto perde in seguito a un calo di pari entità. Questa caratteristica interessante fa sì che una maggiore volatilità dei titoli sia positiva per queste obbligazioni”.

“Questi bond presentano un profilo di rischio interessante, con un rating medio dell'universo delle convertibili bilanciate attualmente a BBB-. In periodi turbolenti, il tasso di default dell'universo delle convertibili è molto più basso di quello delle obbligazioni ad alto rendimento. Ad esempio, nella crisi finanziaria del 2008, il tasso di default delle convertibili ha raggiunto un picco a meno del 3%”, aggiunge il fund manager.

Secondo il gestore, così come le azioni, anche le convertibili hanno quindi una correlazione negativa con i rendimenti dei titoli di Stato (-11% negli ultimi 20 anni – dati al 25 aprile 2018), mentre la correlazione tra le convertibili e i rendimenti azionari è elevata (87%), a tutela degli investitori in periodi di aumento dei rendimenti del Treasury. “Infatti, queste obbligazioni hanno mostrato un forte ritorno positivo durante l'ultimo significativo rialzo dei rendimenti del Treasury - il taper tantrum di maggio-settembre 2013 - quando i rendimenti dei Treasury a cinque anni sono aumentati dallo 0,71% all'1,60%”.

Per van Ingen, la limitata correlazione delle convertibili con altre asset class tradizionali le rende un valido diversificatore, aumentando il rendimento atteso ponderato per il rischio di un portafoglio.

“Riteniamo che le convertibili rappresentino un'interessante opportunità di investimento per il 2018 e non solo. Questa asset class combina diverse caratteristiche che possono rivelarsi preziose: una duration effettiva bassa, una correlazione moderata con altre asset classe una partecipazione ai mercati azionari supportati dalle aspettative di crescita”, conclude l’esperto.

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