Un confronto tra gli sviluppi tecnologici delle banche depositarie in Italia


Il mondo, si sa, è in continuo cambiamento, ragion per cui essere al passo con l’innovazione tecnologica risulta necessario, e lo è anche e soprattutto nel settore finanziario, e quindi nel segmento di banca depositaria. Ma come si stanno evolvendo tali soggetti dal punto di vista tecnologico? E quali sono i servizi richiesti dal mercato italiano? L’abbiamo chiesto ai responsabili dei principali player operanti in Italia, in occasione della seconda parte della tavola rotonda organizzata da Funds People.

Un serbatoio di informazioni

Secondo Maurizio Tacchella, responsabile Depositary Bank & Controls di DEPOBank, bisogna distinguere per tipologia di clientela. A detta del manager, per quanto riguarda gli OICVM, l’industria parte ormai da un “full outsourcing” per tutte le attività, quindi servizi evolutivi aggiuntivi come il collateral management o il securities lending. “Parliamo di SGR già strutturate internamente e in grado di svolgere alcune attività. Nell’ambito dei fondi pensione e dei FIA, condivido il fatto che ci sia molta richiesta nell’individuare nel depositario i servizi che sono già svolti sugli OICVM, in particolare mi riferisco al transfer agent e al calcolo del NAV in outsourcing. Abbiamo lanciato un nuovo servizio, che è quello di creare degli indici simili a quelli Fideuram per i fondi comuni, ma specifici solo ed esclusivamente per i fondi pensione negoziali e aperti, per permettere di avere un parametro di riferimento su quelle che sono le performance dei singoli gestori sui singoli comparti collegati a questa tipologia di fondi”, spiega Tacchella. 

“Notiamo che vi è un interesse su tutto ciò che riguarda l’attività di monitoraggio del portafoglio, analisi dei rischi, performance attribution o monitoraggio dei costi di compravendita. Anche in questo caso abbiamo sviluppato un applicativo web a disposizione dei clienti (arriverà a breve anche un’app) che permette ai fondi pensione di poter monitorare giorno per giorno quello che è l’andamento del portafoglio dei singoli gestori”, afferma l’esperto, che aggiunge, “grazie agli importanti investimenti tecnologici di questi ultimi anni, oggi operiamo con un’unica piattaforma tecnologica di banca depositaria. Recentemente abbiamo inoltre sviluppato e portato in produzione un applicativo di riconciliazione interattivo che permette al cliente di monitorare e verificare nel massimo dettaglio le attività svolte sui movimenti contabili e sugli strumenti finanziari fornendo informazioni utili sullo stato delle riconciliazioni. Siamo un grande serbatoio di informazioni, e dobbiamo lavorare col cliente per valutare la migliore situazione possibile per metterle a sua disposizione”.

Infine Tacchella fa sapere come, nell’ambito dei pagamenti digitali, DEPOBank abbia sviluppato per conto di un importante cliente un servizio di pagamento alternativo al solito bonifico e assegno, che permette all’aderente di un fondo pensione di effettuare dei versamenti volontari anche attraverso l’utilizzo delle carte di credito o di debito.

Il cliente al centro

I servizi di custodia, banca depositaria e fund administration sono previsti dalla normativa vigente ma, come afferma Riccardo Dalfiume, responsabile commerciale di RBC Investor & Treasury Services, sono servizi a bassa marginalità; “in questo senso i servizi maggiormente richiesti dal mercato italiano sono sicuramente quelli legati agli strumenti di misurazione, di valutazione, di performance measurement, analisi del rischio, oltre a temi esistenti già da qualche tempo, quali i servizi di ottimizzazione del portafoglio, securities lending, ecc. Un trend recente è la crescita degli asset alternativi. Per quel che ci riguarda, da un paio di anni abbiamo implementato in Europa un servizio di loan administration, che sta riscontrando un notevole successo soprattutto da parte dei clienti istituzionali. Negli ultimi anni abbiamo anche supportato i nostri clienti asset manager nell’implementazione dei fondi PIR, in particolar modo quelli di diritto italiano”.

Da RBC hanno intrapreso un progetto di investimento pluriennale chiamato “advanced client experience”, dove il cliente è al centro di tale processo, come spiega Dalfiume: “A livello tecnologico, la nostra strategia si articola su tre cardini:

  • Il primo è una piattaforma integrata (RBC ONE) che copre tutti i servizi core, ed è già in produzione.
  • Il secondo è la semplificazione dei dati, con l’obiettivo di renderli più fruibili e accessibili ai clienti.
  • Terzo, promuovere le nostre piattaforme principali e investire nel miglioramento della qualità e dei nuovi prodotti”. 

Un business ad elevato fattore tecnologico

Da CACEIS Bank notano un crescente interesse per i servizi di bridge financing nel settore immobiliare e nel private equity, che permettono una più efficiente gestione dei richiami delle sottoscrizioni e l’aumento dell’IRR dei fondi utilizzando una leva ridotta a breve termine. La banca dispone di un servizio di execution e clearing sui derivati, offre servizi di collateral management e reporting EMIR, nonché il securities lending: tutti servizi volti a ridurre l’impatto della regolamentazione verso gli asset manager o aumentare la redditività e l’efficienza operativa. Come spiega Giorgio Solcia, managing director della branch italiana della banca, “l’industria finanziaria è sempre stata all’avanguardia, adottando nuove tecnologie e innovazioni al fine di migliorare la customer experienceridurre i rischi associati ad errori umani ed aumentare la profittabilità”, sostiene il manager, che fa sapere come, proprio con questo fine, CACEIS investe già da tempo nell’RPA

La Robotic Process Automation permette infatti di utilizzare software come l’Optical Character Recognition (OCR) per leggere testi scritti a mano o il Natural Language Processing (NLP) per estrarre dati da testi poco strutturati, che possono sostituire l’operatore umano in operazioni semplici e ripetitive, tipiche dei back office. “Questa tecnologia, se affiancata ad un approccio di tipo Lean Management, può portare ad una continua efficienza e ad aumentare la qualità del servizio.Esistono poi altre due aree di innovazione di enorme potenziale alle quali i maggiori player dell’industria finanziaria stanno guardando con crescente interesse: il Quantum Computing e l’Artificial Intelligence. Diventeremo sempre più, e in parte già lo siamo, un business ad altissimo fattore tecnologico”, dichiara il managing director.

Lookthrough, mission e outsourcing

A tal proposito, Frédéric Barroyer, CEO di Société Générale Securities Services Italy, tiene a sottolineare tre punti: “su tutta la parte regolamentare, principalmente di reporting, bisogna essere in grado di scendere di uno o più livelli nell’analisi di portafoglio (mi riferisco al cosiddetto ‘lookthrough’) nonché supportare i clienti nel monitoraggio delle performance e del rischio, come anche nella fornitura dei dati alle Autorità di Vigilanza.Il secondo punto riguarda la nostra mission, ovvero supportare la clientela nel non lasciare disinvestito il capitale. Il securities lending è un qualcosa che supporta il rendimento del fondo, e questo vale anche per il tax reclaim, non facile da svolgere ma sicuramente fondamentale per massimizzare il rendimento di un fondo pensione a beneficio degli aderenti.L’ultimo punto concerne l’outsourcing. Vediamo sempre più richieste per un outsourcing più ampio e SGR di minori dimensioni che, lavorando su nuove asset class più illiquide e dedicandosi maggiormente alla ricerca di alpha, accettano di esternalizzare attraverso la banca depositaria tutta la catena operativa, dal trading al back office. Come SGSS, in Italia, abbiamo recentemente lanciato CrossWise, soluzione che permette alla SGR di dedicarsi solo ed esclusivamente alla pura gestione”, spiega.

Il CEO evidenzia come la parte relativa alla gestione dei dati rivesta per SGSS un ruolo centrale. “Ci concentriamo fortemente sulla creazione dei Data Lakes, col vantaggio di mettere insieme diversi database dove ciascun sistema ha la sua validità. Chiaramente, questi database vanno migrati congiuntamente per arricchire l’utilizzo che possiamo trarne a beneficio dei nostri clienti. Un altro ambito di investimento è quello a supporto del lavoro operativo giornaliero, attraverso l’ausilio di robot che possano svolgere i processi ripetitivi. Un terzo ambito, infine, è dedicato a come migliorare la prossimità, la comunicazione e lo scambio di documenti con i clienti. Da un punto di vista informatico, sviluppiamo diverse API che mettono a disposizione della clientela fonti di informazioni già pronte con l’obiettivo di facilitare il lavoro”, afferma Barroyer.

Un processo su quattro direttive

Dal punto di vista di State Street Global Services, la richiesta di servizi può essere considerata sotto due punti di vista, uno di breve e uno di lungo periodo, e tenendo in particolare considerazione le diverse tipologie di clientela. A spiegarlo è Riccardo Lamanna, country head Italy della società: “Notiamo un rilevante trend di consolidamento del mercato (Amundi con Pioneer Aletti con Anima). In Italia, gli operatori sono relativamente piccoli, talvolta poco efficienti, per affrontare i maggiori costi determinati dallanormativa e dalla regolamentazione, nonché dalle particolari esigenze di alcune tipologie di clienti, come ad esempio le nuove generazioni, che hanno necessità di prodotti poco costosi e processi di sottoscrizione molto efficienti. Notiamo un trend di crescente complessità dell’attività di gestione caratterizzata da prodotti multi-asset che presentano problematiche nuove di risk management, middle office e front office. In questo ambito, la capacità di fornire servizi integrati tra FO, MO, BO e reportistica è fondamentale. Anche il supporto innovativo alla distribuzione dei prodotti è molto richiesto. Infine, un elemento straordinariamente importante del servizio è la capacità di gestire dati e informazioni in maniera integrata e certificata, al fine di fornire ai clienti una reportistica innovativa e puntuale: insomma il tema dei big e degli alternative data”.

Il country head spiega come, da sette anni ormai, State Street abbia iniziato un processo di trasformazione molto importante sia dal punto dei processi che della tecnologia, con rilevanti investimenti finanziari. “Sostanzialmente, stiamo lavorando lungo quattro diverse direttive. La prima, già completata, riguarda la tecnologia e in particolare l’implementazione del nostro cloud al fine di rendere più snella l’implementazione e la manutenzione di nuove funzioni e lo storage di grandi quantità di dati e informazioni. La seconda, anch’essa completata, riguarda la gestione dei dati e delle informazioni di cui veniamo in possesso durante l’esecuzione dei nostri servizi al fine di certificarli, integrarli con ulteriori informazioni esterne, e garantirne l’integrità. La terza, in corso, è relativa all’automazione di attività manuali standard tramite un processo di centralizzazione delle stesse e di successiva funzionalizzazione, in modo da poter successivamente implementare adeguate strutture informatiche. La quarta, infine, è relativa ad una serie di investimenti nella cosiddetta tecnologia per la tecnologia con l’obiettivo di integrare meglio e rendere più facilmente fruibili funzioni simili espletate da applicazioni diverse”, dettaglia Lamanna. 

A detta dell’esperto, un ultimo aspetto fondamentale riguarda il rischio di essere “disintermediati sulla parte bassa, di custodia, amministrazione e banca depositaria, dove l’innovazione tecnologica potrebbe trasformarci da fornitori di servizi competitivi a ‘utility’. A questo proposito, abbiamo sviluppato dei piani pluriennali che tengono anche conto di quanto sopra descritto e ci permetteranno di operare come una società tecnologica, ma nel mondo bancario. Il nostro ruolo di ‘intermediario di denaro’, probabilmente, non esisterà più. Saremo degli intermediari di qualcos’altro, dato che il modo in cui faremo margini sarà diverso”.

Digital transformation

Come afferma Alessandro Casiraghi, head of Business Regulatory Affairs – head of Depositary Bank di BNP Paribas Securities Services, indipendentemente dallo specifico servizio offerto alla base di clientela, nelle fasi di creazione e sviluppo di un qualsiasi nuovo prodotto, tutti i singoli dipendenti di BNP devono agire come se fossero dei risk officer. “Occorre in particolare prestare la massima attenzione al ‘rischio regolamentare’ in modo tale che qualsiasi servizio disegnato per i nostri clienti sia analizzato in tutti i suoi differenti aspetti, al fine di minimizzare aree di rischio non correttamente individuate”, afferma il manager.

Recentemente, da BNP Paribas, è stata creata a livello centrale “Digital transformation”, practice trasversale su tutte le linee di business e tutte le attività della banca. A livello locale è stato inoltre nominato un “local digital officer” responsabile di mantenere i contatti con i team centrali e diffondere la cultura degli sviluppi tecnologici digitali a livello locale, anche attraverso l’organizzazione di eventi. “Digital transformation si articola fondamentalmente su tre direttrici. La prima è quella di identificare nuove modalità di fare business, supportando il lancio di start-up innovative, creando accordi di partnership, sviluppando l’utilizzo di ‘tecnologie agili’. Con specifico riferimento all’attività di banca depositaria, BNP Paribas Securities Services ha stretto un accordo con una start-up francese chiamata Fortia Financial Solutions, per lo sviluppo di ‘Innova’, piattaforma che sfrutta aspetti di intelligenza artificiale, advanced machine learning e tutto ciò di più innovativo ad oggi disponibile, al fine di rivoluzionare i differenti processi di banca depositaria, sia interni che nei confronti dei clienti. La seconda direttrice consiste nel ripensare/rivedere tutti i processi operativi della banca secondo le nuove tecnologie. La terza, forse la più difficile e partendo dai sistemi IT ad oggi utilizzati, prevede di trasformare/rivoluzionare l’intera struttura tecnologica della banca”, conclude Casiraghi.

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