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Un clima di cambiamento positivo?


Contributo a cura di Mike Appleby, gestore di Liontrust. Contenuto sponsorizzato.

I pareri sullo stato attuale del capitalismo sono diversi, ma nessuno può negare che questo sistema abbia creato un'enorme crescita economica e portato grandi benefici: ha generato posti di lavoro e ricchezza per molti, salvato persone dalla povertà, migliorato l'istruzione e l'assistenza sanitaria e ridotto i tassi di mortalità. 

Ma questa crescita ha avuto un costo considerevole:

  • Disuguaglianza: il divario tra chi ha e chi non ha nella società è ampio e continua ad allargarsi, e questa disparità non solo è profondamente ingiusta, ma rappresenta anche un grande rischio per la stabilità della società stessa.
  • Distruzione dell’ambiente: le nostre attività economiche stanno avendo un impatto negativo senza precedenti sulla flora e fauna con cui condividiamo il pianeta, tanto da minare i sistemi di regolazione naturali che garantiscono la qualità della nostra vita.

Non è possibile continuare un percorso di sviluppo senza affrontare queste due carenze del nostro sistema economico, qualsiasi progetto per il futuro deve includere modalità creative per risolverle rapidamente. Ilcambiamento climatico è uno dei sintomi di uno sviluppo non sostenibile.La buona notizia è che, finalmente, sembra che questo sia stato ampiamente riconosciuto come rischio da affrontare. 

Le implicazioni delle preferenze dei consumatori e l'insieme delle normative future necessarie per combattere il cambiamento climatico (la normativa attuale non consente di ottenere questo risultato) sono enormi e avranno un impatto materiale sul successo o meno delle imprese. La portata e la persistenza di questa tendenza sono sottovalutate dal mercato e crediamo che analizzarle possa fornirci spunti di riflessione utili sul futuro e un vantaggio informativo. 

La problematica non può essere analizzata solo dal punto di vista "ambientale": l’impegno volto a combattere il cambiamento climatico deve includere anche la dimensione sociale, rieducando le persone, e deve fornire mezzi di sussistenza sostenibili. Nell'Accordo di Parigi - l'accordo internazionale per la lotta al cambiamento climatico - si fa riferimento alla "transizione equa", che evidenzia la necessità di includere la società nella riduzione del carbonio. Ignorarla aumenta le possibilità di non riuscire a vincere questa grande prova. 

Se è facile essere spaventati dalle dimensioni della sfida posta dal cambiamento climatico, affrontarla offre interessanti opportunità di investimento. Questo avviene attraverso la scoperta e la creazione di modi più intelligenti di fornire beni e servizi da parte delle aziende e migliorando i posti di lavoro e le opportunità per chi sente che i benefici del capitalismo e della globalizzazione sono superati. 

Gli investitori hanno inoltre il compito di incoraggiare e sostenere questo cambiamento, sia nel dialogo con le imprese sia in un'allocazione più intelligente del capitale nelle imprese più sostenibili. 

Ma il cambiamento climatico è ben lungi dall'essere l'unica conseguenza del nostro attuale sistema economico e del suo percorso strutturalmente non sostenibile. Vediamo spesso persone ossessionate da singole problematiche e, pur accogliendo con favore questa tendenza generale, è importante rendersi conto che esistono anche dei compromessi e che non possiamo ignorare le altre sfide che dobbiamo affrontare. 

Questo non significa diminuire l'importanza del cambiamento climatico: dobbiamo agire, e in fretta. Ma è determinate far capire che lo sviluppo sostenibile è molto più di energia a basse emissioni di carbonio, nonostante questa sia una componente fondamentale, e che si manifesta in molti modi in tutta l'economia e interessa vaste fasce della popolazione.

Pertanto, dobbiamo tutti fare attenzione nell’indossare gli "occhiali del cambiamento climatico". Il nostro stile di consumo alimenta in molti modi uno sfruttamento non sostenibile delle risorse e i sottoprodotti di questo comportamento aggravano ulteriormente la pressione sui sistemi naturali da cui dipendiamo. 

Dobbiamo fare i conti con il nostro appetito, apparentemente insaziabile, di abiti economici di rapida realizzazione, con il sistema agricolo industrializzato, con i nostri stili di vita sempre più insani e con ciò che accade quando buttiamo via le cose.

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