Un breve riassunto per spiegare ai clienti come si sono comportati i loro portafogli nel primo trimestre


Il primo trimestre del 2020 è paragonabile ad un corso accelerato sui mercati mercati finanziari. Un mese e mezzo ci ha regalato la caduta più brutale degli ultimi decenni e allo stesso tempo un recupero a due cifre in pochi giorni. Ricapitolando, non sarebbe un'esagerazione descrivere il movimento del mercato azionario nel primo trimestre come drammatico. Questo è il termine ripetuto da Gavin Corr, responsabile del Manager Research Solutions business EMEA di Morningstar. Drammatico, da un lato, per la forte avversione al rischio registrata alla fine di febbraio. Il crollo del 1929 è durato 50 giorni; quello del 2020 ha impiegato solo 25 giorni per raggiungere un punto simile.

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È drammatico anche a causa della polarizzazione del comportamento delle classi di attività. Come in ogni correzione, gli investitori hanno cercato dei beni rifugio sicuri. I titoli di Stato statunitensi hanno chiuso il loro miglior trimestre di sempre, secondo Corr. Ma sono anche andati a caccia di opportunità. È interessante notare che questa correzione ha esacerbato le preferenze degli investitori per la crescita, la qualità e le asset class SRI. Come mostra il grafico sottostante, la tendenza alla crescita delle società a grande capitalizzazione è stata una fonte cruciale di sovra performance del mercato. In particolare, quella significativa differenza del 22% tra lo stile di investimento più redditizio e quello meno redditizio, ossia le small cap value.

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"Di fronte a questa sfida economica, gli investitori hanno bussato ancora più forte alle porte delle tendenze consolidate", dice Corr. Mentre il nervosismo si è registrato nel complesso, molti hanno continuato a giocare le loro scommesse su idee che improvvisamente avevano un miglior prezzo. Come osserva l'esperto, gran parte del danno è già stato riassorbito. Infatti, se un investitore non avesse mai rivisto il proprio portafoglio fino alla data del 1° di aprile, avrebbe pensato che il 2020 sia stato un anno come gli altri per i mercati.

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Mathieu Caquineau, direttore associato del Cross-Border Equity Ratings Chair di Morningstar, è d'accordo nel rilevare questa polarizzazione nei flussi verso i fondi in Europa. “Gli investitori sono stati altrettanto rapidi a muoversi nei settori della salute e della tecnologia quanto sono stati contrarian rispetto alle azioni britanniche”, riassume. Un'altra tendenza confermata è l'utilizzo di strumenti indicizzati. Contrariamente ai deflussi netti di 35 miliardi di euro dei fondi gestiti attivamente, i fondi indicizzati hanno registrato appena 5 miliardi di euro di deflussi netti.

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I fondi con una propensione alla qualità e alla crescita hanno retto meglio. Sarebbe stata una grande finestra per sfruttare la liquidità, ma secondo i dati gestiti da Caquineau solo 12 dei 550 fondi oggetto della sua analisi avevano almeno il 10% di liquidità all'inizio dell'anno.

Il reddito fisso non è sfuggito alla correzione e gli spread si sono allargati ai livelli del 2011 con la crisi dell'euro, ma a differenza dei mercati azionari non hanno raggiunto gli estremi storici come nel 2008. E come per le azioni, il forte appetito degli investitori si è acceso non appena le valutazioni sono migliorate. "La correzione è stata interpretata come un'opportunità", dice l'analista senior Louise Babin.

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