Un'asset allocation contro il rialzo dei tassi


Nonostante lunedì, in America, si celebrasse il President Day, a Wall Street non c'era un clima di festa. In realtà la Borsa americana dà segnali di nervosismo già da qualche tempo, dovuto all’incremento repentino dei rendimenti dei titoli di Stato, con il Treasury decennale che è arrivato a sfiorare addirittura il 3%. Il debito americano è certamente al centro dell'attenzione degli addetti ai lavori, con una serie di collocamenti che prendono il via con ben 151 miliardi di titoli a breve termine, su un totale di oltre 250 miliardi di dollari per la settimana. Un test per vedere quanto la curva dei rendimenti si sia innalzata, dopo le recenti indicazioni sull'aumento dell'inflazione che rendono più possibili di conseguenza anche una stretta monetaria da parte della Fed, e a più riprese rispetto al previsto.

Come si riflette tutto questo sul lavoro di un gestore obbligazionario? Per Luca Noto, senior portfolio manager di Anima SGR, la soluzione sta, in primis, nel cercare di proteggere il proprio portafoglio comprando titoli che non hanno avuto grossi o bruschi movimenti. “Non c’è solo il t-bond a ballare ma anche in Europa i tassi core come quelli tedeschi o francesi stanno subendo dei movimenti. Questo vuol dire che anche un portafoglio obbligazionario euro in titoli tedeschi ha perso circa lo 0,50”, dice l’esperto. “Meglio ad esempio guardare ai Btp che da inizio anno si sono mantenuti all’incirca al 2%. Da qui in avanti il Btp si comporterà molto più come un prodotto di tasso che non di credito. Al netto del rischio attorno alla tornata elettorale italiana, nell’arco dell’anno governeranno i fondamentali, quindi la direzione economica, crescita e inflazione e il modo in cui il mercato reagirà alle politiche monetarie”, anche se, per l’esperto, gli effetti del post Qe si sentiranno solo nel 2019.

Asset allocation contro il rialzo dei tassi

“Gestire un portafoglio obbligazionario al momento non è semplice, tanto più in una situazione in cui la volatilità tende a rendere i portafogli (anche quelli che hanno fatto buone performance in passato) meno efficienti in prospettiva futura”, continua il gestore di Anima. “Credo sia necessario essere flessibili nel posizionamento e nella ricerca di temi di performance. Secondo me le banche centrali sono ancora a supporto e quindi un portafoglio con rendimento alto ha ancora senso”. Per Luca Noto bisogna tuttavia aggiungere degli elementi di protezione che possano controbilanciare gli aumenti di volatilità. “Utilizzare derivati, coperture con valute, anche le obbligazioni inflation linked. Tenderei ad allargare lo spettro d’interesse, anche di un portafoglio euro, utilizzando Treasury non solo sulla parte lunga ma anchine sulla parte breve della curva americana. Bisogna insomma distribuire le fonti di rischio ma mantenere il portafoglio concentrato su una buona prospettiva di rendimento”. “Non è ancora arrivato il momento di avere paura” conclude il manager. “La Bce alzerà i tassi con calma e molto è già stato prezzato dal mercato”.

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