UBS AM, quali opportunità obbligazionarie dopo il Covid-19


“Il danno economico derivante dal lockdown imposto dai governi a livello mondiale è stato senza dubbio rilevante, e probabilmente continueremo a vederne le conseguenze per anni, ma la storia ci insegna che i mercati finanziari sono stati spesso molto rapidi nel prevedere le riprese economiche reagendo a risposte politiche tempestive. Naturalmente, l’esuberanza dei mercati potrebbe avere vita breve in caso di un secondo lockdown, o se governi e Banche centrali dovessero ritirare prematuramente i piani di sostegno nei mesi e negli anni a venire”.

Kevin Zhao, head of Global Sovereign and Currency, Fixed Income di UBS AM guarda attraverso il primo semestre 2020 attraverso le lenti di un cauto ottimismo dettato dall’esperienza sull’andamento dei mercati obbligazionari maturata in una lunga carriera, di cui gli ultimi nove anni passati nell’asset manager svizzero per cui è responsabile di tutte le decisioni di investimento assunte e attuate nelle strategie della divisione Global Sovereign and Currency.

I comparti da preferire

“Favoriamo le obbligazioni societarie di elevata qualità, specialmente quelle di emittenti al di fuori dei settori ospitalità, viaggi e intrattenimento”, spiega Zhao. “Ci aspettiamo”, prosegue, “risultati molto positivi dalle obbligazioni dei mercati emergenti emesse da Paesi con bassi livelli di debito esterno e un’inflazione sottotono, in quanto le banche centrali delle maggiori economie dovrebbero mantenere tassi di interesse bassissimi per un periodo di tempo prolungato”.

La flessibilità è considerata ora una delle principali qualità per poter operare con successo all’interno del mercato obbligazionario. “Nella nostra strategia UBS Global Dynamic Bond”, entra nel dettaglio il manager, “puntiamo a individuare le migliori opportunità di investimento a livello mondiale e tra le asset class dell’intero spettro obbligazionario con un orizzonte di medio periodo, offrendo al contempo una qualità investment grade media, i benefici della diversificazione e una buona liquidità”.

“Negli ultimi anni ci siamo posizionati, adottando una duration lunga negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Canada e una duration breve nei mercati obbligazionari di Giappone e Germania. Nel Regno Unito abbiamo attualmente una duration breve e un bias verso l’irripidimento della curva dei rendimenti. Manteniamo invece consistenti esposizioni con duration lunga verso Cina, India e Messico, dove le Banche centrali dispongono di ampio spazio di manovra per tagliare i tassi di riferimento nei prossimi uno o due anni, soprattutto se ci sarà una seconda ondata di infezioni”, completa.

Stimoli monetari e rischio inflazione

La gestione della duration e delle differenti esposizioni per aree geografiche tiene ovviamente conto delle dinamiche macroeconomiche e del preponderante suolo svolto dalle Banche centrali sia nel conteso precedente che in quello successivo alla pandemia da Coronavirus.

“Ci aspettiamo che i rendimenti obbligazionari dei mercati sviluppati rimangano confinati in un range di oscillazione piuttosto ristretto, a causa delle politiche di tassi di interesse a zero o negativi delle banche centrali e dei continui acquisti di attivi su larga scala. Questo nonostante le previsioni di ingenti emissioni obbligazionarie per finanziare le misure di supporto fiscale stanziate dai governi”, argomenta sul punto l’head of Global Sovereign and Currency, Fixed Income della casa di gestione .

“Di conseguenza”, specifica, “prevediamo di sottopesare le obbligazioni governative dove i rendimenti sono molto compressi e di mantenere un paniere diversificato di obbligazioni di elevata qualità nei segmenti corporate, titoli cartolarizzati e mercati emergenti. Intendiamo inoltre assumere parziali coperture rispetto ai rischi di coda a fronte delle opportunità tattiche e di relative value che ricerchiamo nei mercati obbligazionari sviluppati a basso rendimento”.

“Secondo la nostra view”, conclude, “un’altra interessante opportunità di mercato è rappresentata dalle obbligazioni indicizzate all’inflazione negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda. Questo per due ragioni: primo, entrambe le economie per i prossimi dieci anni avranno un’inflazione di pareggio assai inferiore al target di inflazione del 2% della rispettiva Banca centrale. Secondo, l’inflazione realizzata in entrambi i Paesi è stata nettamente inferiore alle medie storiche”.

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