Tutta l’anima sostenibile del KIS Europa ESG


A fine 2019 Kairos annunciava una serie di iniziative volte a potenziare lo sviluppo delle sue attività sia nell’ambito dell’asset management che del wealth management, grazie a un rinnovato allineamento strategico con il suo azionista, Julius Baer. Tra le novità, anche il lancio dei nuovi prodotti KIS MillennialsKIS ActivESG, rispettivamente focalizzati sulle tendenze dettate dalla Generazione Y e dai principi ESG. A passare forse più inosservata, invece, è stata la decisione della casa di gestione di ‘convertire’ il suo KIS Europa, comparto di Kairos International Sicav lanciato nel settembre 2012, in KIS Europa ESG. Una conversione formale, in realtà, visto che “storicamente il portafoglio del Comparto è sempre stato investito almeno per il 75%/80% in aziende che oggi rientrerebbero nell’universo di investimento ESG”, sottolinea Federico Trabucco, senior portfolio manager European Equity di Kairos Partners SGR.

Al momento, dunque, sono due le soluzioni della gamma ESG proposta da Kairos, anche “se sono allo studio ulteriori iniziative”, anticipa il fund manager della società che lo scorso luglio ha, inoltre, dichiarato il proprio impegno per un sistema finanziario globale più sostenibile sottoscrivendo i ‘Principles for Responsible Investment’ promossi dall’ONU.

Il prodotto, tra passato, presente e futuro

Il KIS Europa ESG è uno dei comparti direzionali di Kairos, basato sulla strategia long-only. L’obiettivo è offrire l’apprezzamento del capitale nel lungo termine con un’allocazione patrimoniale di almeno il 70% dei propri asset in titoli azionari di emittenti costituiti in Europa. Lo stile di gestione del comparto è attivo, con un approccio bottom-up basato sull’analisi fondamentale e supportato dall’analisi quantitativa. Il suo obiettivo è sovraperformare l’indice di riferimento Euro Stoxx 600 ESG-X con una volatilità pari o inferiore. È questa, l’adozione di un benchmark diverso, una delle prime novità del prodotto rispetto al passato: ma cos’altro è cambiato?

“Per iniziare, abbiamo integrato le tematiche ESG nel processo di investimento: nella fase di ‘company meeting’, ad esempio, oltre alle domande puramente finanziarie che riguardano il business delle aziende dove decidiamo di investire, integriamo quesiti legati a queste tematiche in maniera differenziata per ogni settore”, spiega Trabucco. “Come per il KIS ActivESG, anche per il KIS Europa ESG ci affidiamo a un provider esterno, Sustainalytics, in modo da poter contare su rating di sostenibilità obiettivi che poi integriamo con le nostre analisi proprietarie”, aggiunge il gestore.

Processo d’investimento

A questo si aggiunge un processo d’investimento che si articola in tre fasi: “Analizzando il paniere dei titoli delle maggiori società europee a media e alta capitalizzazione, applichiamo un sistema di filtri di esclusione a più livelli, per cui restano fuori le società appartenenti ai settori di armi, tabacco e carbone fossile, quelle con il rischio di controversie più alto secondo la scala di valutazione di Sustainalytics e le imprese con un rating ESG non soddisfacente o non classificabile in base alle valutazioni di Sustainalytics”, spiega Trabucco. “Tuttavia, possono esserci delle ‘eccezioni’: società che ancora non vantano un rating di sostenibilità ma con le quali cerchiamo di fare un’attività di engagement che nel lungo periodo, si spera, porti a un’esplicitazione dello stesso, altrimenti vengono abbandonate”, puntualizza.

“La seconda fase”, prosegue il fund manager, “riguarda il processo quantitativo di screening attraverso il quale, settore per settore, diamo un ordine alle nostre preferenze sulle società selezionate e ci focalizziamo solo su quelle che riteniamo più interessanti. A chiudere il processo, infine, vi è la fase di analisi fondamentale”, riassume Trabucco.

Utilities, efficienza energetica, packaging (dunque forme di riuso dei materiali), costruzione degli edifici (isolamento termico, forme di riscaldamento efficiente), ripensamento del ciclo dei rifiuti anche grazie al supporto della tecnologia sono alcuni dei settori di peso nel portafoglio del KIS Europa ESG. “Tra le società in cui investiamo”, ricorda il gestore, “c’è un’azienda norvegese che produce reverse vending machine (un dispositivo che accetta materiali come plastica o cartone e in cambio restituisce denaro all’utente). Si tratta di un sistema apparentemente semplice ma che per funzionare necessita di una tecnologia molto elevata oltre che di una legislazione che ne favorisca l’implementazione e l’uso nel Paese di riferimento”, aggiunge.

“In generale, questa maggiore consapevolezza sta portando a cambiamenti che danno luogo a opportunità molto interessanti, ma anche a qualche rischio”, precisa Trabucco. “Ad esempio, il Green Deal europeo mobiliterà capitali importanti. Tematiche che fino a diversi anni fa erano prese solo eccezionalmente in considerazione, oggi hanno visto aumentare di molto l’attenzione e la sensibilità degli investitori, oltre che gli asset dedicati. Sempre più flussi a livello globale, infatti, saranno a favore di questi investimenti”, prosegue il fund manager.

“La prossima fase interessante sarà la maturazione di questo ‘mercato’. La reportistica su questi temi lascia ancora un po’ a desiderare, non è certo paragonabile a quella dei bilanci e anche per questo l’azione di criteri più standardizzati verso cui spinge l’Unione europea sarà fondamentale. C’è un forte bisogno di miglioramento della qualità di questo tipo di informazioni”, conclude. È una lente attraverso cui guardare il mondo degli investimenti che non ha assolutamente esaurito la sua potenzialità, anzi.

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