Tre temi per guardare oltre l’emergenza


Strategist, consulenti e investitori si chiedevano da tempo per quanto sarebbe durata una “anomala normalità” caratterizzata da paradigmi così differenti rispetto al passato, con le Banche centrali a fare bello e cattivo tempo sui mercati determinando gli andamenti attraverso liquidità straordinariamente abbondante e tassi straordinariamente bassi. Il movimento sincrono, con una coerenza senza precedenti, di tutte le asset class ravvisato nel 2018 e 2019, con segno opposto, è interpretabile a posteriori come il segnale di un distacco crescente tra dati finanziari e attività sottostanti.

L’attuale emergenza in atto, colpendo direttamente la catena produttiva, come era già avvenuto ma solo in parte con l’inizio dello scontro sul commercio globale tra Stati Uniti e Cina, sta mettendo in luce che gli istituti di politica monetaria non sono onnipotenti. Erano gli stessi governatori delle Banche centrali ad affermarlo, con i loro riferimenti crescenti all’importanza della politica fiscale, ed ora è chiaramente visibile. “Si consideri il taglio dei tassi di emergenza e le altre misure annunciate dalla Fed del 15 marzo scorso”, commenta sul punto Paras Anand, head of Asset Management Asia Pacific di Fidelity International. “Se da un lato queste azioni contribuiranno ad alleviare la tensione di liquidità sui mercati dei finanziamenti, dall'altro non faranno molto per contrastare le perdite di produttività, poiché le misure per contenere la pandemia di Covid-19 si intensificheranno. È probabile che gli Stati Uniti e le altre economie sviluppate introducano in tempo utile ulteriori misure fiscali per stimolare le loro economie nel medio termine. Inoltre, non è così sicuro che le banche centrali asiatiche, in particolare la Cina, seguiranno l’esempio della Fed per spostare i tassi di politica monetaria verso lo zero”, spiega nel dettaglio.

Tre temi per guardare oltre l’emergenza

Il quadro impone un momento di riflessione. Lo si attendeva sebbene fosse del tutto imprevedibile il modo in cui avrebbe preso forma. Il ciclo economico più lungo della storia dei mercati del dopoguerra è arrivato ad un punto di svolta. Come dovrebbero posizionarsi gli investitori non solo per affrontare la volatilità di breve periodo ma per guardare oltre l’emergenza?

L’ head of Asset Management Asia Pacific di Fidelity International individua tre temi da tenere in considerazione e approfondire. “Dopo un decennio caratterizzato dalla crescita degli investimenti passivi, vale la pena di considerare come le strategie attive debbano rappresentare un maggiore focus per i portafogli degli investitori”, afferma. Per tre ragioni. Controllo della volatilità, miglioramento dei processi e della consapevolezza di che cosa significhi “active management” e contesto di mercato caratterizzato da anni di crescita indifferenziata con forte dislocazione tra i prezzi delle attività e le valutazioni sottostanti sono in sintesi le motivazioni. La seconda in particolare riconosce ai passivi il ruolo di contraltare con cui la gestione attiva è stata obbligata a confrontarsi per migliorare sé stessa.

Il secondo tema individuato da Anand è di natura geografica. “L'Asia, compresa l'Asia emergente, è un'allocazione innegabilmente interessante per il prossimo decennio sotto diversi aspetti. Per cominciare dal livello più semplice, oggi l'Asia rappresenta una percentuale molto maggiore della produzione economica globale rispetto alla maggior parte degli indici azionari o obbligazionari mondiali, ma il suo peso in termini sia di PIL che di quota di allocazioni di investimenti aumenterà a un ritmo significativamente più elevato rispetto alla media globale. Come ha detto Keynes, nel breve termine il mercato è una macchina di voto, ma nel lungo termine è una macchina di pesatura”, dichiara il manager, sottolineando inoltre come l’attuale emergenza legata a Coronavirus possa rappresentare un ulteriore elemento di abbassamento delle valutazioni rispetto ai fondamentali e, dunque, possibilità d’ingresso nell’asset class.

L’ultimo tema, il più profondo da un punto di vista concettuale, riguarda il modo in cui siamo abituati a guardare ai mercati e come questo debba necessariamente cambiare e adattarsi alla nuova politica, geopolitica e organizzazione sociale. “Il mercato sembra maturo per un cambiamento. Le tradizionali classificazioni di mercato e di settore appaiono sempre più incerte”, analizza l’esperto.

Uno stato di cose ad ora più visibile per i mercati sviluppati, secondo Anand. “Ciò che vediamo è che il Paese in cui un titolo è quotato ha sempre meno a che fare con il suo ambito operativo, le sue fonti di reddito o la sua valuta di negoziazione primaria”, specifica. “Mentre gli investitori pensano a navigare in questo periodo di turbolenza, alcune delle migliori opportunità si trovano in temi con una crescita secolare che attraversa l'industria e le classificazioni di mercato, siano esse quelle intorno ai mercati emergenti, i consumi in Cina, le tecnologie innovative o la spinta verso l'investimento sostenibile.  In molti casi, investire intorno ai temi è stato giustamente oggetto di molte critiche, in quanto alcune delle idee più risonanti possono essere molto specifiche. Pensate all'approccio tematico più come a un modo interessante per ridefinire l'insieme delle grandi opportunità, piuttosto che come a un modo per creare una stretta cucitura”, conclude.

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