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Tre chiavi di lettura per capire i mercati obbligazionari di oggi


Politiche monetarie

Lo scorso anno abbiamo visto il manifestarsi dell’agenda dell’amministrazione Trump sia dal punto di vista di politiche fiscali più espansive, che dal punto di vista di politiche commerciali più aggressive.

La politica monetaria è al contempo diventata man mano più restrittiva con un ulteriore aumento della divergenza di politiche monetarie tra le principali aree monetarie. Nel 2019 c’è stato un cambio di rotta. “Il ritorno della propensione al rischio sui mercati finanziari è stato sorretto soprattutto dal mutato atteggiamento delle autorità di politica economica”, sostiene Silvio Vergallo, responsabile Flexible Bond Funds di Eurizon Capital SGR. “Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha lasciato intendere di non prevedere rialzi ai tassi d’interesse per tutto il 2019 e soprattutto intende terminare la riduzione di liquidità in settembre. Nella zona Euro invece, la BCE ha rinviato al 2020 il primo rialzo dei tassi e fornirà nuova liquidità al sistema in sostituzione dei vecchi finanziamenti in scadenza”. 

Anche secondo Giovanni Radicella, head of Fixed Income di Arca Fondi SGR, il 2018 si è chiuso con un brutto trimestre con aspettative di crescita economica che sono state riviste al ribasso e inaspettatamente tutte le asset class ne hanno sofferto. “Nel 2019 Powell ha capito di dover essere più flessibile con la gestione della politica monetaria e le autorità monetarie hanno dimostrato più disponibilità a cambiare le politiche in corsa. Questo cambiamento di rotta è stato significativo. Nei primi tre mesi abbiamo recuperato le perdite del 2018. Questo deve insegnare ai risparmiatori a non reagire in caso di eccessivo pessimismo”.

Orizzonte temporale

Luca Terruzzi, senior portfolio manager obbligazionario di ANIMA SGR ricorda il concetto di orizzonte di investimento: “bisogna essere tattici e approcciare il mercato in ogni sua fase, ma non dimentichiamo che i fondi d’investimento lavorano nel lungo periodo e che pertanto chi sottoscrive queste soluzioni di investimento deve considerare un orizzonte temporale di almeno 5 anni”. 

Abbiamo vissuto un decennio decisamente positivo per il fixed income, con banche centrali molto accomodanti che hanno fortemente confinato i rischi del mercato: questo orientamento ha fatto per così dire rilassare forse troppo il mercato. “In Anima SGR abbiamo cercato di non stravolgere il nostro approccio, sempre attivo con un’attenzione ai fondamentali e al contempo abbiamo introdotto ad esempio molto lavoro sugli strumenti opzionali per il controllo della volatilità ex ante. Per quest’anno pensiamo che ci siano diverse opportunità ancora sugli spread specie nella parte più breve delle curve; la sfida per il mondo obbligazionario diventa la selezione e lo studio delle singole storie”, spiega. 

Cina e Stati Uniti

Per concludere lo scenario macroeconomico per questo 2019 non possiamo fare a meno di parlare di Cina e Stati Uniti. La tregua nella guerra commerciale tra Usa e Cina, decisa a fine 2018, ha tenuto in questo primo trimestre dell’anno anche se ultimamente sembra venir meno. Un altro motivo di rassicurazione per gli investitori è lo stimolo sia monetario che fiscale che la Cina ha dato alla propria economia per contrastare il rallentamento emerso l’anno scorso. 

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, i punti di attenzione per l’anno in corso riguardano i timori sulla continuazione del lunghissimo ciclo economico che negli Stati Uniti dura da oltre 10 anni, di fronte a segnali di rallentamento globale e di insofferenza dei mercati verso gli aumenti dei tassi effettuati dalla banca centrale americana negli ultimi tre anni. “Anche la mancata normale reazione dei tassi d’inflazione alla riduzione della disoccupazione desta qualche preoccupazione, in particolare quando le aspettative di lungo periodo dei consumatori sembrano venire compromesse, e con esse la credibilità delle banche centrali”, spiega Vergallo.

“Tema questo più teorico ma che può produrre eventualmente effetti sui mercati finanziari in caso di rallentamento economico oppure revisione della politica monetaria. Dunque, come sempre, l’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato americani e del dollaro saranno le chiavi di lettura per la restante parte del 2019”, conclude il gestore.

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