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Tikehau IM, perché sull’ESG non servono etichette


L’inclusione dei criteri ESG tra le caratteristiche ricercate sia dai grandi investitori istituzionali sia, sempre di più, dalla clientela retail sta contribuendo ad aumentare l’interesse sul tema e le attività delle case di gestione in questo ambito. Necessità di business si connettono, dunque, all’azione sui parametri ambientali, sociali e di governance da parte degli attori dell’industria del risparmio gestito. La trasformazione del dibattito sugli investimenti sostenibili in uno strumento di marketing è, secondo Thomas Friedberger, CEO and Co-CIO di Tikehau Investment Management, un rischio concreto. “Siamo convinti”, afferma, “che una politica ESG efficace debba essere parte integrante dell’analisi fondamentale, al di là delle mode o delle limitazioni imposte dagli investitori”. “Esattamente come avviene per l’analisi finanziaria, è essenziale investire secondo i propri criteri di investimento senza che le proprie decisioni siano influenzate da qualche report esterno. Riteniamo che l’aggiunta di un involucro ESG a un processo di investimento che non comprendeva già tali criteri equivalga a un palliativo inefficace”, aggiunge.

In nome dell’indipendenza come criterio chiave nell’approccio alla sostenibilità, Tikehau IM ha perciò deciso di integrare i criteri ESG nel cuore del processo di investimento alla luce di tre cambiamenti fondamentali non ignorabili dall’industria dell’asset management: il cambiamento climatico e l’impatto sulle attività economiche, quello generazionale, con nuove richieste relative ai consumi, e quello che riguarda le preferenze degli investitori. Elementi che nella view della casa di gestione devono necessariamente viaggiare uniti per essere realmente e concretamente coerenti. “Abbiamo incorporato questi criteri al centro del nostro processo di selezione”, specifica Friedberger, “non semplicemente perché richiesto dagli investitori, ma poiché si tratta di criteri che sono parte integrante della nostra filosofia di gestione e poiché siamo convinti che essi abbiano un impatto sulla performance”.

Casi concreti lo dimostrano. “Pacific Gas & Electric (PG&E)”, fa notare il CEO and Co-CIO di Tikehau IM, “è oggi in fallimento a causa della presunta responsabilità per lo scoppio di alcuni incendi diffusi dalla siccità in California nel 2017 e 2018, che sarebbero derivati da negligenze nella manutenzione della rete”. “Incorporando criteri legati a una politica sul clima in una strategia di investimento in private o public equity, settore immobiliare o private debt”, aggiunge allargando il discorso al quadro generale, “è possibile comprendere il rischio finanziario legato alla dismissione di un sito industriale, di un impianto o di uffici nel corso di un evento naturale estremo. La presenza di una polizza assicurativa in caso di inondazione o incendio permetterà, inoltre, di contenere il rischio finanziario associato. Al contempo, viene limitato di fatto il rischio che l’azienda sia sottoposta ad uno shock imprevisto, mitigandone di conseguenza la volatilità dell’investimento”.

Una tipologia di analisi ritenuta da Tikehau IM ormai imprescindibile tanto da poter affermare, rovesciando il normale modo di pensare, che possa essere la performance di lungo termine a fare da indicatore sul grado di sostenibilità di un portafoglio piuttosto che considerare questo secondo elemento come in grado di contribuire alla redditività in un orizzonte ampio di tempo. “Le società che non possiedono solide politiche ESG sono più vulnerabili sotto molto punti di vista”, sostiene Friedberger, “come dimostrano i molti scandali dovuti a un’inadeguatezza nella governance o nelle politiche ambientali o sociali che in tempi recenti hanno depresso titoli in borsa”. “Oltre a rappresentare uno strumento di gestione del rischio a livello di portafoglio”, conclude, “una politica ESG rigorosa permette, per quanto riguarda le società di gestione del risparmio, di allontanare il rischio operativo e reputazionale”.

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