Sui mercati obbligazionari bisogna puntare sull’alpha


Il 2019 è stato un anno importante per il mercato obbligazionario, che è riuscito a sorprendere gli investitori, garantendo loro ottime performance. Finora le Banche centrali, con la loro politica espansiva, hanno favorito le strategie direzionali, ma allo stesso tempo, con i tassi vicini allo zero, hanno incentivato l'assunzione di più rischio. Esistono vie di uscita da questo circolo vizioso? Si è cercato di dare una risposta durante l’ultima parte della tavola rotonda sul fixed income organizzata da Funds People.

“Quando le valutazioni sono alte e il rendimento beta è basso, si cerca di assumere più rischio, ma questo vuol dire anche che il valore di lungo termine delle strategie direzionali si riduce rispetto a qualche anno fa. Se si tiene conto infatti della bassa inflazione, i rendimenti reali per gli investitori tendono ad annullarsi, salvo non vi siano guadagni in conto capitale che, dati i livelli, è molto difficile che ci siano”, spiega David Roberts, head of Fixed Income di Liontrust. “Tuttavia i mercati obbligazionari sono ancora in grado di offrire opportunità interessanti a coloro che riescono a guardare oltre la rischiosità e ai minori costi della gestione passiva. L’importante è essere selettivi. Un gestore attivo può sfruttare la volatilità e il mercato secondo le proprie esigenze, riuscendo così a creare alpha anche attraverso titoli di alta qualità che offrono bassi rendimenti, purché conosca bene il valore dei bond, i suoi fondamentali e non si lasci influenzare dalle notizie”, aggiunge.

Per Sergio Bertoncini, strategist del Credito di Amundi SGR, nell’attuale contesto di rendimenti bassi e di valutazioni talvolta elevate, le strategie direzionali risultano essere meno attraenti. La ricerca di valore proviene soprattutto da posizioni di relative value più che direzionali. “Nell’ambito del fixed-income manteniamo un’esposizione relativamente neutrale alla duration, con una preferenza per gli Stati Uniti. Per quanto riguarda i corporate bonds nel breve termine ci aspettiamo una stabilizzazione degli spread e puntiamo quindi su un ritorno guidato dal carry di rendimento. Privilegiamo la ricerca di alpha attraverso scelte di relative value, da realizzare con un’impostazione tattica nei diversi segmenti della curva allo scopo di sfruttare le opportunità che si possono di volta in volta materializzare nei mercati”, commenta.

Anche Diego Cereda, responsabile Fixed Income di Mediobanca SGR ritiene che l’utilizzo di etf nei mercati obbligazionari possa portare alla rinuncia di extra-rendimenti derivanti da una buona selezione dei corporate bond. “Siamo selettivi sul fronte high yield, perché in un contesto di fine ciclo possono ancora esserci margini di performance, soprattutto nei segmenti low rated, dove però bisogna stare attenti al ritorno  del rischio idiosincratico”.

“C’è una visione chiara che il market beta oggi non può offrire rendimento”, aggiunge Charles Diebel, head of Fixed Income Strategy di Mediolanum International. La flessibilità nella gestione dei portafogli obbligazionari è la chiave del successo, pur cercando di mantenere un alta qualità. Per esempio l’esperto spiega che l’anno scorso sono stati inseriti diversi prodotti alternativi che hanno contribuito alla performance e quest’anno il trend potrà continuare. “L’obiettivo è quello di migliorare il rischio della nostra asset allocation, negli ultimi mesi abbiamo assistito infatti ad uno spostamento dal rating BBB a quello A-, al fine di abbassare la sensibilità del portafoglio a shock di volatilità”, conclude.

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