Strategie alternative a confronto


Tratto dalla rivista numero 27 Funds People – sezione Gestione.

I fondi alternativi hanno attirato particolarmente l’interesse degli investitori durante lo scorso anno, e le prospettive per il 2019 continuano ad essere positive. Abbiamo chiesto, pertanto, a tre gestori italiani di illustrarci le loro principali strategie di investimento al fine di comprenderne i dettagli e il loro funzionamento. Marco Seveso, responsabile investimenti e gestore delle strategie alternative di Soprarno SGR, ha così commentato: “Ci siamo focalizzati sulla componente più liquida del mercato, un elemento fondamentale per noi, ma soprattutto per la clientela a cui ci rivolgiamo. La nostra idea di fondo alternativo è quella di cercare di avere un’asset allocation flessibile, in modo da poterci muovere tra le diverse asset class liquide (obbligazioni e azioni). Non siamo completamente decorellati con il mercato, ma creiamo una struttura di copertura da shock (o picchi) di volatilità, con obiettivi di VaR e volatilità controllati e contenuti (VaR massimo del 4%). In particolare, la nostra gestione prevede una strategia long/short equity che investe in Europa e cerca di cogliere opportunità anche nelle mid cap.  

Vengono selezionati circa 80 titoli, ‘coperti’ (hedged) in parte con future su Eurostoxx600, tramite future settoriali, e in parte tramite l’acquisto di opzioni put sull’indice. Per quanto riguarda la strategia obbligazionaria, bilanciata tra corporate e governativi, abbiamo effettuato una copertura duration weighted, con future sui tassi, favorendo sempre l’utilizzo di prodotti liquidi, e con l’obiettivo di ottenere un extra-rendimento tramite la selezione dei titoli”, spiega Seveso.

“Noi puntiamo su tre tipologie di investimenti diversi al fine di offrire prodotti decorrelati dai mercati finanziari: i liquid alternatives, con varie strategie che investono sia nell’azionario che nell’obbligazionario in maniera long/short, ottenendo in tal modo una limitata correlazione con i mercati; i fondi multi-manager con liquidità mensile, che hanno fondi alternativi come sottostante (in questo caso la decorrelazione con i mercati avviene assemblando un portafoglio diversificato a livello di strategie di investimento, a loro volta tutte di tipo alternativo); infine, i fondi chiusi con proprie specificità”, commenta Sara Cazzola, head of Research di Hedge Invest SGR. “Un fondo multi-manager che ha come sottostante fondi immobiliari americani ed è decorrelato per sua natura; uno che si occupa di private debt e mini bond in Italia, con cui si finanziano sostanzialmente piccole e medie imprese italiane con determinate caratteristiche (in fase di investment period); il terzo, in fase di raccolta, è un distressed opportunities che investe in attivi collegati a procedure concorsuali attraverso l’acquisto da banche di crediti in sofferenza”, afferma l’esperta di Hedge Invest SGR.

Gli obiettivi

Se fino a poco tempo fa gli alternativi erano considerati prodotti riservati solo agli istituzionali, ora le cose stanno cambiando. Luca Anzola, head of Fund Research & Alternative Investments - Gestioni Multi Manager di Fideuram Investimenti SGR, ha dichiarato infatti che “per noi lo sviluppo di strategie alternative rappresenta un progetto strategico che continuerà in maniera strutturale attraverso due grandi aree importanti. La prima riguarda i fondi alternativi liquidi su cui abbiamo sviluppato nel corso degli anni alcuni prodotti dedicati; la seconda, invece, il mondo dei mercati privati. Siamo stati sicuramente dei precursori nel mondo del private banking italiano, dal momento che ci siamo focalizzati su questa tipologia di strumenti con un approccio dedicato, tramite la creazione di Fideuram Alternative Investments, una piattaforma di soluzioni di investimento nei mercati privati dedicata alla nostra clientela. L’idea è quella di sviluppare, anche in futuro, delle soluzioni dedicate che consentiranno l’accesso ai principali mercati privati (es. private equity, private debt, infrastrutture real estate). L’obiettivo è quello di portare questi strumenti, le cui caratteristiche sono tipicamente vicine alle esigenze dei grandi investitori istituzionali, anche tra gli investitori privati. A tal fine per esempio, abbiamo creato prodotti che non abbiano capital call, favorendo gli investimenti in un’unica soluzione (fully paid in), in modo da permettere al cliente finale di poter investire subito e non doversi preoccupare di eventuali richiami. Inoltre, recentemente, abbiamo sviluppato soluzioni di investimento dedicate alla clientela private ma con una soglia di investimento ridotta rispetto a quella classica di 500 mila euro".

"Crediamo che ci sia una fetta importante di clientela che possa essere interessata a questi strumenti. Il lavoro da fare, comunque, è ancora importante e riguarderà anche l’educazione finanziaria sia dei consulenti che dei clienti, per far capire le possibilità aggiuntive di generazione di valore implicite nell’impegnare una parte del portafoglio con un orizzonte temporale più elevato e su strumenti differenti rispetto a quelli tradizionali”, conclude Anzola.

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