Storia di borse e società per azioni ai tempi della crisi (I)


Contributo a cura di Alex Ricchebuono, managing director, New End Associates.

Mesi difficili quelli che hanno aperto il 2020. D’altronde come si dice in gergo, “anno bisesto, anno funesto”. Scherzi a parte, la volatilità dei mercati è sempre stata una costante fin dalla notte dei tempi come accadde fin dallo scoppio della bolla dei tulipani nel XVI secolo, per la quale migliaia di persone persero tutto in pochi giorni. Certo non bastavano le tensioni tra Iran e Stati Uniti di inizio anno, i rischi legati alla bassa crescita del PIL del nostro paese, ma ci si è mezzo in mezzo un bel carico da 90 come l’epidemia di COVID-19. Quindi non c’è da stupirsi se tutti i mercati azionari hanno subito perdite che in alcuni casi hanno superato ben oltre il 30% dai massimi di inizio anno. Eppure la storia degli scambi azionari è davvero molto lunga e a tratti gloriosa, ma la paura regna ancora sovrana.

Quando e come nascono le S.p.A.?

Se parlassi in qualità di esperto d’investimenti, dovrei scrivere che un'azione altro non è che un titolo rappresentativo di una quota del capitale di una società. Il possessore quindi, è un azionista o, come direbbero a Wall Street, uno ‘share-holder’, mentre l'insieme delle azioni in circolazione è detto ‘capitale sociale’. Questi investimenti speculativi incorporano un elevato grado di rischio ma anche di potenziale rendimento e da sempre hanno attratto l’interesse di ricchi commercianti e astuti finanzieri in cerca di fortuna. E soprattutto per questo, i certificati che li rappresentavano, storicamente sono sempre stati accattivanti sia nella grafica sia nei contenuti. Ma quando hanno avuto origine questi strumenti finanziari? La nascita delle società per azioni e più in generale quelle di capitali, di cui le S.p.A. sono precorritrici, si fa risalire alle compagnie commerciali sorte in Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo e Olanda tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘700.

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Certificato da 20 azioni della Compagnia di Assicurazioni Marittime 'La Salvador', 1857

Le esplorazioni e gli insediamenti coloniali necessitavano di ingenti finanziamenti e incorporavano alti rischi per gli investitori. Quando non erano tempeste, epidemie e altre calamità naturali ci pensavano pirati e predoni a terminare l’opera. Per attrarre, quindi, capitali privati, i sovrani iniziarono a consentire la ripartizione del diritto patrimoniale tra le società da un lato e i soci dall’altro. Così facendo questi ultimi non erano più esposti con il loro capitale al rischio di perdite totali, ma solo per quella quota di loro competenza, investita nella compagnia. Da notare come fin dall’origine sia stato essenziale il ruolo degli istituti di credito per finanziare queste attività. In realtà, le banche esistevano già dai tempi dei Babilonesi ed ebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’antica civiltà greca ma soprattutto durante i secoli dell’Impero Romano, sebbene fossero ancora lontane da quelle che consideriamo oggi istituti di credito.

Termini come soldi, denaro o moneta derivano proprio dal linguaggio dei latini. Queste istituzioni finanziarie ante litteram, però, erano più simili a delle Banche centrali, esercitando principalmente le funzioni fiscali e di coniazione monetaria per conto del re, ma non accettavano depositi né concedevano prestiti se non a una ristretta cerchia di dignitari legati alla corte. Quando e chi poteva dunque dare origine alla prima banca commerciale moderna e ai precursori delle moderne S.p.A.? Chi se non una stirpe di grandi commercianti con un fortissimo legame coi soldi! Molti penseranno ai banchieri fiorentini, che invece arriveranno qualche decennio più tardi, altri ancora agli inglesi oppure ai fiamminghi. Ma per dare risposta a questa fondamentale domanda, infiliamoci tra le pieghe della storia capendo meglio a chi ci stiamo riferendo.

La prima banca della storia

Il 14 novembre 1362 venne costituita una tipologia di società precorritrice per quei tempi, denominata Maona Nuova, che vide l’aggregazione di dodici notabili di una delle più importanti repubbliche marinare di tutti di tempi, in un unico clan familiare. I soci della Maona Nuova rinunciarono al proprio cognome per assumere quello di Giustiniani. Stiamo parlando dell’esponente più illustre di quella che può essere considerata la prima Società per azioni della storia. Con la conquista delle isole del Dodecaneso strappate con grande fatica all’Impero Bizantino, Genova diventa una potenza economica nel Mediterraneo. Nel 1365 i Giustiniani assunsero la reggenza di Chios e dei possedimenti limitrofi. Questa potente stirpe esercitò il suo dominio nell’Egeo ininterrottamente per 220 anni sino al 1566, data della definitiva riconquista ottomana dell’isola.

Grazie ai fiorenti traffici sviluppati da questi coraggiosi genovesi, il Consiglio degli anziani autorizzò i Giustiniani a fondare la prima vera banca moderna al mondo, con l’obiettivo non secondario di salvare la Repubblica dal collasso finanziario dopo l'estenuante conflitto con la rivale storica Venezia. Alcune associazioni di creditori, che erano solite riunirsi nella Casa di San Giorgio, antica residenza dei Capitani del Popolo, contribuirono all’apertura della prima banca trasformando la Casa in Cassa, per divenire poi Compere ed infine Banco di San Giorgio nel 1407. 55 anni dopo la costituzione della Maona Nuova, la prima società per azioni del mondo in chiave moderna, era stata aperta a Genova quella che a buon diritto può essere considerata la prima banca della storia.

[Continua...]

Nella seconda parte del contributo approfondiremo la storia della Borse valori. 

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