State Street, gli istituzionali si fidano degli asset manager per affrontare la crisi


State Street ha condotto una vasta ricerca per comprendere come gli investitori istituzionali valutano il lavoro svolto dagli asset manager nel corso della crisi innescata da Covid-19. Coinvolti globalmente nell’indagine condotta dalla banca statunitense in collaborazione con Core Data nel corso del mese di aprile 2020 oltre 200 professionisti nei seguenti Paesi e regioni: Stati Uniti, Regno Unito, Europa continentale, Medio Oriente e Africa (EMEA) e Asia-Pacifico.

Trenta gli investitori italiani coinvolti che nel complesso, sottolinea Denis Dollaku, country head Italia di State Street, hanno fornito risposte maggiormente in linea con i risultati globali rispetto alla media calcolata sui soli omologhi europei.

Cauto ottimismo

“I risultati del sondaggio indicano una prospettiva leggermente più ottimistica rispetto alle attese di molti”, ha affermato Dollaku. La ricerca dimostra infatti che il 74% degli investitori istituzionali in Europa ha fiducia nella capacità dei propri asset manager di affrontare la crisi.

Quasi due terzi (66%) degli investitori europei ha certificato l’impatto della crisi sulla possibilità di raggiungere i propri obiettivi di investimento a breve termine. Tuttavia la maggior parte degli intervistati europei (71%) ritiene che i propri asset manager abbiano fornito grande supporto, in particolare attraverso commenti di mercato e le opinioni strategiche, indicate come i più importanti strumenti di supporto offerti dai gestori (75%), seguiti da proiezioni economiche e outlook (43%) e da valutazioni sulle migliori opportunità di investimento (46%).

Guardare lontano

“Con il rallentamento della curva dei contagi da COVID-19 in tutta Europa e la graduale ripresa delle economie più colpite, sembra che la fiducia di alcuni investitori possa rinvigorirsi”, dichiara Dollaku, che sottolinea inoltre come il dato su coloro che ritengono immutati e raggiungibili i propri obiettivi di investimento di lungo termine sia confortante.

Per raggiungere tali traguardi, viene messo in luce dalla survey, circa un terzo degli investitori istituzionali vorrebbe un maggiore supporto nella fase di valutazione delle opportunità di investimento (34%), proiezioni economiche/analisi di outlook (33%) e nelle tempistiche di azione/reazione (36%).

“In linea con la realtà attuale, gli investitori sono alla ricerca di un forte supporto da parte dei propri asset manager per quanto riguarda la gestione della crisi e l’offerta di alpha a sostegno degli obiettivi dei clienti”, specifica il manager. “I gestori si trovano ora ad affrontare una delle sfide principali e comprenderanno come sono posizionati per il ritorno alla normalità, man mano che usciamo da questa crisi”, completa.

Alcuni dati estraibili dalla ricerca sembrano essere in parte in contrasto con il cauto ottimismo dimostrato dalle metriche finora esposte. Quasi la metà degli intervistati (49%) ritiene che gli asset manager abbiano sottovalutando l’impatto e la gravità della crisi. La maggioranza degli investitori istituzionali e degli advisor, inoltre, non prevede una rapida ripresa economica a forma di “V”, con il 54% degli intervistati che afferma che l’attività economica non tornerà alla normalità prima della fine del 2021, mentre l’11% stima che questo avvenga dopo il 2022.

Le ulteriori principali evidenze della survey sono:

  • Il 44% degli intervistati europei ritiene che le misure fiscali e monetarie messe in atto da governi e banche centrali porteranno ad una ripresa economica più rapida di quella registrata nel 2008. Al contrario, solo il 16% degli investitori istituzionali negli Stati Uniti e il 18% in Asia-Pacifico condivide questa affermazione. 

  • In linea con i loro peer globali, gli investitori istituzionali europei affermano che valutazione dei titoli (40%), liquidità (34%) e rendicontazione tempestiva (27%) sono state le maggiori sfide operative emerse nel corso della crisi 

  •  Il 23% degli intervistati europei prevede che la flessione del mercato azionario legata alla pandemia di COVID-19 persisterà in Europa fino alla fine di marzo 2021 

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