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SRI, non esisterà benessere senza sostenibilità


La scelta non è di natura binaria tra rendimenti finanziari e criteri ESG, ma tra un futuro in cui una crescita è possibile ed uno in cui il sistema economico è destinato ad essere impattato dal deterioramento delle condizioni in cui operano le aziende e vivono le persone. Un concetto di crescita che necessità perciò di essere ridefinito in modo radicale, ricomprendendo criteri extra-finanziari.

L’aspetto maggiormente citato dai relatori dell’evento Robeco SI Explore 2019, che ha riunito a Milano Maja Zandbergen, head of ESG integration Robeco, Jacob Messina, head of sustainability investing research RobecoSAM, Erik Keller, client portfolio manager Robeco SDG Credits, Ruben Gabriel Feldman, senior quantitative analyst RobecoSAM, è stato quello relativo all’intenzionalità. Un elemento che, ha sottolineato Marcello Matranga, country head di Robeco Italia, “significa che la sostenibilità è una scelta che deve essere condivisa dall’investitore in modo netto”. “La nostra convinzione”, ha specificato, “è che raggiugere l’obiettivo di ottenere rendimenti stabili nel tempo sia legato strettamente ad una sempre maggiore importanza dei criteri ESG nell’universo del risparmio gestito”.

Per questo motivo l’asset manager con sede a Rotterdam ha percorso molto velocemente la scala dell’impegno nell’ambito passando dall’esclusione, all’integrazione, all’impact investing, concetto al centro del convegno di Milano. “Quattro sono i fattori che definiscono l’impact investing”, ha affermato Maja Zandbergen, head of ESG integration Robeco. Il primo passo è rappresentato dall’intenzionalità, ovvero dalla decisione di limitare l’universo di investimento a partire dalla definizione dei criteri di sostenibilità. Da guida in questo senso fanno gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che definiscono 17 goal da raggiungere entro il 2030 e che coprono l’intero spettro dei criteri ESG. I restanti tre fattori, che nel complesso costituiscono il cuore dell’impact investing, si riferiscono all’applicazione pratica di tali obiettivi e cioè al modo in cui si dispiegano concretamente, attuandosi nelle fasi successive del processo di investimento. Addizionalità, redditività e misurabilità sono gli elementi che rendono tangibile l’azione sui principi di sostenibilità applicati all’asset management. Si riferiscono rispettivamente all’ottenimento di un risultato socio-economico positivo, alla ricerca quantitativa e alla misurabilità dell’impronta di ogni singola società oggetto di esposizione da parte delle case di gestione.

Un approccio che fornisce sostanza materiale immediata e quantificabile in termini di pratiche volte a raggiungere l’ambizioso obiettivo fissato per il 2030. “Per riuscirci”, ha dichiarato Enrico Giovannini, già ministro del lavoro nell’esecutivo Letta e portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis), “è necessario un cambiamento radicale rispetto al modello socio-economico attuale, che mostra nelle proiezioni uno scarso potenziale di crescita e un’estrema pericolosità in tutti i campi individuati come critici dalle Nazioni Unite”. “Sebbene in Italia ci sia un aumento della sensibilità al tema”, ha aggiunto, “mancano azioni concrete diffuse, tanto a livello personale che istituzionale e associativo”.

L’impact investing, con il 20% di crescita annualizzata in termini di masse, si propone di contribuire a invertire questa tendenza, anche attraverso l’attività di ricerca condotta per fornire la necessaria scientificità a tale approccio di gestione. “Ci sono voluti due anni di intenso lavoro”, ha affermato Jacob Messina, head of sustainability investing research RobecoSAM, “per creare il modello proprietario che oggi ci permette di valutare compiutamente ogni singola azienda in base all’impatto in termini di sostenibilità”. “Oltre al fondamentale apporto che la nostra attività fornisce al processo di investimento”, ha concluso, “i dati da noi analizzati e elaborati (raccolti nel RobecoSAM Sustainability Year Book 2019, in cui è possibile trovare l’analisi di oltre 2.600 aziende divise in 60 settori produttivi) rappresentano un importante stimolo e strumento di lavoro non solo internamente ma per l’industria nel suo complesso”.

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