Sostenibilità, fund selection e gestione a confronto


“Due sono gli aspetti fondamentali che guardiamo con grande attenzione. Prima di tutto facciamo affidamento ad un rapporto diretto con i fund manager per comprendere a fondo come e quanto vengono tenuti in considerazione i fattori ambientali, sociali e di governance all’interno del processo di selezione. Il secondo aspetto tiene in considerazione la politica complessiva dell’asset manager andando a verificare il ruolo dei criteri di sostenibilità all’interno dell’agenda societaria. Per monitorare questi due fattori abbiamo costruito un questionario ad hoc i cui risultati ci aspettiamo diventino sempre più significativi nel tempo. Questo significa per noi l’inizio di un cammino per raggiungere una posizione sempre più consapevole sul panorama degli investimenti sostenibili per operare scelte in linea con le aspettative e le esigenze dei nostri clienti, in un’ottica valutativa che si deve necessariamente spingere oltre il singolo fondo”. Le parole di Brian O'Rourke, head of Investment Partnerships di Mediolanum International Funds, mettono in luce un fattore chiave dell’approccio del mondo della fund selection rispetto all’offerta di strumenti di investimento sostenibili e cioè la necessità di uno screening completo e profondo dell’offerta che possa, con tempistiche e dispendio di risorse ragionevoli, fornire un’indicazione precisa delle migliori opportunità di allocazione presenti sul mercato. Il tutto in un panorama in cui si moltiplicano le strategie di investimento che si proclamano attente ai fattori ambientali, sociali e di governance.

Il rischio greenwashing

“Manca ancora una definizione unanime di cosa sia etico, SRI o ESG e questo mi porta a mantenere una certa cautela, non relativamente alle tematiche che sono certamente importanti e meritevoli di essere affrontate con la massima serietà, ma riguardo la loro trasposizione in strategie di investimento da parte delle case di gestione”, afferma David Karni, responsabile Portafogli d’investimento di Bcc Risparmio&Previdenza. “Ora”, prosegue, “ci troviamo in un momento in cui abbiamo un eccesso di comunicazione sul tema della sostenibilità con una corsa a definirsi ESG e SRI da parte degli asset manager e per questo motivo abbiamo il dovere di andare in profondità per distinguere le operazioni di marketing da chi opera seriamente nell’ambito”. “Vediamo possibilità ma abbiamo allo stesso tempo la necessità di arrivare alla piena convinzione che l’approccio utilizzato sia genuinamente ESG”, conclude Karni sul punto.

La decisione presa da Cassa Centrale e rivelata da Gianluca Filippi, head of Sustainable Investments e responsabile 
commerciale Finanza e Bancassicurazione della società, fa leva proprio sul rapporto fiduciario con selezionate case di gestione e utilizza mandati per la creazione dell’offerta nel comparto degli investimenti sostenibili. “Questo perché”, sottolinea Filippi, “ci rendiamo conto della necessità di una forte expertise, che non avevamo al nostro interno”. “Grazie al supporto di asset manager specializzati”, afferma inoltre, “abbiamo dato vita a strategie, principalmente best in class, che partendo da zero hanno ad oggi raccolto oltre 600 milioni di euro e abbiamo in lancio una strategia che utilizza come framework i principi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”.

Il punto di vista della gestione

La sfida della sostenibilità per gli asset manager è duplice. Da un lato riguarda la costruzione di strumenti e l’expertise per arrivare a integrare i criteri ambientali, sociali e di governance alla filosofia di gestione e dall’altro l’applicazione di quegli stessi principi al proprio interno in quanto società finanziaria operante in un contesto economico in mutamento. “Ci troviamo di fronte ad un cambiamento epocale e la storia dimostra come quelle società che non abbracciano totalmente tale cambiamento ma tentano operazioni di parziale correzione del modello di business sono per la maggioranza destinate a scomparire o comunque ad essere significativamente ridimensionate”, sostiene sul primo punto Peter Michaelis, head of Sustainable Investments di Liontrust AM. “Noi non crediamo che la strategia consistente nell’acquistare aziende e stimolare un cambiamento in ottica sostenibile sia vincente, ma preferiamo andare alla ricerca dei vincitori all’interno di questi cambiamento strutturale. Ovviamente mettiamo in atto azioni di engagement ma su società che riteniamo giù posizionate per beneficiare dei cambiamenti strutturali in atto”, aggiunge. Sull’importante questione interviene anche Giordano Beani, head of Multi-Asset Fund Solutions di Amundi SGR, che fa notare come il più grande asset manager europeo abbia annunciato che arriverà ad una piena integrazione entro il 2021, con il 100% di gestioni sostenibili. “È un grande lavoro quello che ci aspetta”, dichiara Beani, “perché significa definire con precisione che cosa questo voglia dire per ogni asset class e per ogni singolo comparto”. “Per i fondi azionari”, conclude, “questa operazione può essere relativamente semplice, ma se prendiamo in considerazione fondi multi-asset o absolute return le cose si complicano”.

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