Small e mid cap statunitensi per sfruttare quel che resta delle inefficienze del mercato


Si è soliti pensare che il mercato azionario statunitense sia quello più efficiente dove un gestore difficilmente può creare valore, per questo motivo negli ultimi 10 anni circa 1,5 trilioni di dollari son passati dalla gestione attiva a quella passiva. Tuttavia è bene sfatare in parte questi miti. “In media ci sono 16 analisti che seguono una singola azienda nell’equity USA, 30 se si tratta di una big company, quindi sicuramente è difficile avere un vantaggio informativo, ma valide idee di investimento possono fare la differenza. Nel caso delle small cap la situazione è totalmente diversa, ci sono solo 5 sell side analyst per azienda quindi è possibile che ci sia una maggiore divergenza tra il fair value e il valore di mercato”, spiega Sasho Bogoevski, senior investor relator di Portolan CM.

La società fondata da George McCabe sulle orme del suo mentore Peter Lynch è specializzata in strategie con small e mid-cap statunitensi. Adotta uno stile di investimento agnostico rispetto ai benchmark di mercato, basandosi esclusivamente su un approccio bottom up che consiste in approfondite analisi fondamentali e dialoghi con il management delle imprese. “Cerchiamo le gemme che formeranno il tesoro”, commenta Sasho Bogoevski. “Cioè tutte quelle small e mid cap che abbiano un potenziale di crescita degli utili sostenibile nel tempo. Le aziende ideali per noi sono quelle con un business convincente che le porti nel tempo ad essere acquisite da big company”, aggiunge. In particolare Portolan CM attraverso la sua approfondita analisi fondamentale ricerca opportunità di investimento in tre aree diffenti: special situation, opportunità value e opportunità growth che siano però soggette a mispricing.

Perché investire nelle small-mid cap?

Per Sasho Bogoevski la volatilità che caratterizza l’attuale contesto finanziario non ha un forte impatto sul settore. Storicamente infatti in un range temporale di 52 settimane, in media il tasso di recupero dal prezzo più basso nelle large cap è del 60%, mentre nelle small cap del 120%, questo perché le società con minore  capitalizzazione sono più esposte all’effetto trading e a variazioni delle prospettive di crescita, cosa che invece non colpisce particolarmente le aziende maggiori. “Durante i periodi di forte volatilità, come per esempio nell’ottobre 2018, noi tendiamo ad incrementare la concentrazione del portafoglio, in tal modo possiamo comprare azioni di valore a prezzi scontanti”, dichiara l’esperto.

La maggior parte degli economisti prevede per il 2020 una recessione negli Stati Uniti, che sarà probabilmente alimentata dall’elevato indebitamento delle large cap in USA, tuttavia l’impatto sulle imprese di piccola e media capitalizzazione sarà inevitabile, essendo società più esposte all’economia domestica. “Sarà necessario ricercare i settori più resilienti”, commenta Bogoevski, “quelli con un processo di vendita e business di qualità che saranno in grado di resistere”, aggiunge. Oggi però questi settori, come l’healthcare per l’esempio, sono anche quelli più cari, si potrà quindi ovviare al problema riducendo il rischio di portafoglio, incrementando la posizione cash e prediligendo posizioni value. “Ma al momento continuiamo a prediligere un’esposizione growth”, conclude.

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