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Si può veramente parlare di guerra dei prezzi nella gestione indicizzata?


L’auge degli ETF è stato accompagnato da titoli che prevedono una corsa al ribasso dei costi degli investimenti passivi. Ma si può veramente parlare di una guerra dei prezzi nell’universo della gestione indicizzata? A dare una risposta è uno studio pubblicato nel Financial Analysts Journal del CFA Institute, che esamina l'evoluzione delle commissioni degli ETF negli ultimi 15 anni.

L’indagine a cura di Travis Box, Ryan Davis e Kathleen Fuller prende in esame l'industria statunitense degli ETF. Dal 2004 al 2018 i suoi total net asset sono cresciuti fino a raggiungere i 3,5 bilioni di dollari. Un'espansione spettacolare accompagnata da previsioni circa i danni che avrebbe causato ai profitti degli asset manager. Cosa c'è di vero in questi presagi? Secondo gli esperti, ben poco.

I flussi in entrata da commissioni implicite sono cresciuti del 23,5% all'anno. Ciò è in linea con l'incremento degli asset, come si evince dal grafico sottostante. È vero che negli ultimi anni l'aumento annualizzato è rallentato (tra il 2017 e il 2018 è stato del 14,4%), ma al momento non si può parlare di una guerra dei prezzi che abbia avuto un impatto negativo sui provider di ETF.

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E se guardassimo la questione dal punto di vista di un investitore? Dopo aver raggiunto il picco nel 2009 e fino al 2017, le commissioni medie sono crollate di oltre 11 punti base (34,2%), ma nel corso del 2018 hanno ripreso a salire. Ora l'investitore paga quasi lo stesso prezzo del 2004 (in termini di expense ratio medio) nonostante la presunta concorrenza dei prezzi nel settore.

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Lo studio ha inoltre rilevato che l'ingresso di un nuovo competitor con prezzi più bassi non ha comportato commissioni inferiori. "Di conseguenza, in strategie più concrete che hanno meno probabilità di sperimentare una concorrenza diretta, crediamo che la pressione sarà ancora minore. Ecco perché gli investitori specializzati in ETF possono pagare un premio più alto e più del costo operativo aggiunto di una strategia più complessa", sostengono gli autori dello studio.

Cosa spiega il ristagno della compressione

Cosa spiega la frenata della pressione al ribasso? Una teoria comune è la specializzazione nell’offerta. Negli Stati Uniti, il numero di fondi è passato da 145 nel 2004 a 2028 nel 2018. E di questi, i più recenti presentano portafogli più specializzati. Le commissioni per questi prodotti più complessi, deducono Box, Davis e Kathleen, possono essere più alte perché sono gestiti attivamente, costruiti come fondi di fondi, fanno uso della leva finanziaria o tracciano il loro indice inverso. "Gli investitori potrebbero essere più propensi a pagare commissioni maggiori per strategie specializzate perché ritengono che esse offrano migliori opportunità per ottenere prestazioni superiori", sottolineano.

Ma la realtà dei dati non supporta pienamente questa teoria. Se è vero che si tratta di prodotti con commissioni più elevate rispetto ai tradizionali ETF a reddito fisso o azionari, siamo di fronte a una categoria (rappresentata nel grafico come ‘other’) in cui le commissioni medie sono diminuite in media di 23 punti base dal loro picco del 2009.

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In realtà, come si può vedere nel grafico sopra, questo aumento delle commissioni a livello globale si riduce esclusivamente alle tradizionali strategie passive. Perché? Il motivo non risiede nel fatto che i nuovi lanci siano più costosi e non si tratta nemmeno di un aumento del costo degli ETF esistenti. Dunque?

Gli investitori hanno avuto una spesa media più elevata nel 2018 perché il denaro (nuovo o esistente) è confluito in ETF più cari. Dei 10 fondi passivi con maggiore crescita nell’anno in questione, nove avevano un TER di almeno 15 punti base e cinque di 45 o più. E in molti casi, ritengono gli autori, si tratta di strategie semplici. Infatti, secondo i calcoli degli autori, nel 2018 quasi la metà dei benefici derivanti dalle commissioni è stata percepita da asset manager che hanno riscosso compensi più elevati rispetto ad almeno un competitor.

"Anche se si trovano alcune grandi offerte nelle categorie di investimento più popolari, gli investitori disattenti che si fidano dei titoli possono scegliere un fondo con costi più alti semplicemente perché l’asset manager è percepito come un provider a basso costo", concludono gli autori. "Raccomandiamo agli investitori di tenere d'occhio da vicino le spese quando allocano capitali di parti più specializzate del portafoglio”.

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