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Settoriali, convertibili o indice globale. Ecco i must have di SPDR ETFs


La propensione al rischio degli investitori è stata sicuramente messa alla prova a febbraio. Il sentiment sta cambiando lentamente, benché le società continuino a beneficiare di un crescita economica sincronizzata, mentre le condizioni monetarie relativamente accomodanti in tutte le aree geografiche potrebbero fornire ancora uno scenario di supporto. Con l'incertezza che si respira, l'approccio settoriale può fornire agli investitori un focus diverso alle loro esposizioni. Implementando la strategia settoriale, gli investitori possono potenzialmente catturare la dispersione di rendimenti che si verifica quando alcuni mercati godono di maggiore vantaggio rispetto ad altri. Il consiglio arriva da Francesco Lomartire, responsabile di SPDR ETFs per l’Italia. “Veniamo da un periodo di rialzi consecutivi che durano da circa nove anni. Chi deve investire nel mercato azionario adesso lo fa in maniera più selettiva. Pian piano gli investitori hanno preso le distanze dall’allocazione geografica per creare invece un portafoglio dal punto di vista settoriale, con esposizioni che sono effettivamente ricercate. La dimensione settoriale è molto utilizzata anche come approccio alternativo alla costruzione del portafoglio”, spiega l’esperto.

Non a caso gli ETF settoriali restano uno dei temi principali a livello strategico di SPDR ETFs, che in questo segmento gestisce asset per oltre 160 miliardi a livello globale. Ultimamente la società ha rilevato casi di rotazione settoriale e anche modelli di flusso divergenti tra gli ETF domiciliati in Europa rispetto agli Stati Uniti. Ad ogni modo, secondo Lomartire, i settori da osservare sono soprattutto quelli ciclici, come quello finanziario, delle materie prime e dell’energia. “Il trend dipenderà comunque dalla percezione del rischio che sta aumentando. Notiamo un riposizionamento nel settore difensivo, in particolare sulle utility negli Stati Uniti. Resta da capire solo se gli investitori stanno migrando per trarre vantaggio dai prezzi più convenienti o per ridurre il rischio dei propri investimenti già in atto”, afferma Lomartire.

Altra tendenza invece riguarda il mondo obbligazionario. “C’è un forte interesse nonostante il mercato abbia dimostrato una maggior propensione verso l'equity. Abbiamo avuto un’ottima raccolta obbligazionaria, principalmente sul debito emergente in valuta locale, ma anche su obbligazioni corporate investment grade”, spiega l’esperto. Che poi si sofferma sull’ETF sulle obbligazioni convertibili, ad oggi unico strumento a investire in questa asset class con un'esposizione globale. Lanciato nel 2014, l’ETF sta suscitando interesse, soprattutto in questa fase di mercato, e la risposta degli investitori sembra in crescita. “Gli investitori risultano infatti parzialmente protetti durante le fasi ribassiste dei mercati azionari, mentre possono beneficiare delle fasi rialziste dei mercati azionari perché il valore dell'opzione aumenta insieme al prezzo delle azioni”.

Infine c’è il nuovo SPDR Bloomberg Barclays Global Aggregate Bond Ucits ETF, presente in Borsa Italiana da febbraio, che offre agli investitori un’esposizione a basso costo a uno dei maggiori e più liquidi indici obbligazionari al mondo. “L’esposizione a questo indice, sia essa utilizzata come base dell’allocazione obbligazionaria core o come fonte di diversificazione rispetto ai bond domestici, può contribuire a ridurre la volatilità e permettere migliori rendimenti corretti per il rischio rispetto ad altri indici obbligazionari”, conclude il manager.

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