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Serendipity


Contributo a cura di Rocco Bove, head of Fixed Income, Kairos.

L’isola di Serendip, oggi Sri Lanka, non è lontana da quelle Indie alla cui ricerca era partito Cristoforo Colombo e la coincidenza appare davvero curiosa perché un ruolo da protagonista lo ha svolto proprio quell’elemento di casualità di cui qui si vuole parlare: la scoperta dell’America può esser infatti considerata il più fulgido esempio di Serendipità, un’espressione che origina etimologicamente proprio dall’antica Serendip; ma è la storia stessa ad esser costellata di innumerevoli esempi in tal senso: la leggenda narra che anche un’altra 'scoperta' che ha cambiato il corso della storia, quella della penicillina da parte di Alexander Fleming, è sostanzialmente nata per caso.

L’elenco è lunghissimo, con esempi che spaziano dal forno a microonde al ghiacciolo, fino ad arrivare ai raggi X: il ruolo del caso ha sempre avuto per me un fascino particolare anche e soprattutto legato al mio percorso professionale forse perché da sempre genuinamente convinto che molte cose, tra cui forse in primis la finanza, andrebbero in qualche modo smitizzate e riportate ad una dimensione più concreta e reale, molto meno meccanicistica e lineare di quanto spesso ci piacerebbe credere e in cui gli episodi di Serendipity sono innumerevoli e variegati.

Nonostante l’incredibile livello di sofisticatezza raggiunti dall’industria finanziaria, parliamo infatti sempre di un qualcosa che ha, e che dovrebbe mantenere, un legame diretto con il mondo reale e che quindi naturalmente dovrebbe esser più vicino ad un’arte che ad una scienza esatta.

Outlook di mercato

Mai come in questo periodo dell’anno questa riflessione appare di attualità e infatti il termine Serendipità torna ad echeggiarmi in testa proprio nel momento in cui l’intera industria finanziaria è alle prese con il monumentale e a tratti autoreferenziale esercizio dell’outlook per l’anno che verrà.

Al di là dei mille spunti di interesse e riflessione, che sempre un tal lavoro porta con sé, la storia ahimè insegna come risulti poi tipicamente un esercizio impietoso riguardare a questi outlook qualche anno dopo. In questo senso Serendipità è solo una e forse tra le più generose espressioni che vengono in mente, quando si rileggono con il senno del poi le previsioni di strategist e analisti vari: gli esempi in finanza sono molteplici e spaziano dall’elezione Trump alla Brexit, solo per citarne un paio recenti.

Ma torniamo all’outlook 2020, certi che anche questa volta con il senno di poi, troveremo delle felici intuizioni magari nate da premesse totalmente casuali se non semplicemente sbagliate. Grande consensus appare esserci sul fatto che sarà un anno complesso, se non fosse altro perché arriviamo da una corsa al rialzo sostanzialmente ininterrotta durata 12 mesi: a livello più di dettaglio, tra le grandi case di investimento inizia ad esserci una importante (e salutare) dispersione di opinioni sui vari segmenti del mercato con una view che rimane trasversalmente ancora piuttosto costruttiva su Paesi Emergenti e, in generale, sulla componente corporate di qualità più alta; eppure colpisce come, pur all’interno di view differenti ed inevitabilmente eterogenee, esista un consenso molto trasversale nell’individuare i fattori chiave che guideranno i mercati nei prossimi mesi, ovvero Trump e la Trade War, le Banche Centrali e la politica americana.

Benché appaia assolutamente ragionevole assegnare ad ognuno di questi fattori un ruolo importante, l’aspetto che più sorprende e forse preoccupa è il lento ma inesorabile processo di scomparsa dell’economia reale dall’equazione che dovrebbe guidare i mercati.

Questo ovviamente non perché l’economia non sia importante, ma perché sempre più mercati guidati da flussi algoritmici stanno spostando il focus dal fattore principale (economia e imprese) alla sua prima derivata: è come se la Greenspan put che ha in qualche modo fatto da sfondo ai mercati per il decennio pre Lehman si fosse trasformata ed evoluta, con un vero e proprio salto qualitativo: la put di prima generazione era pronta ad attivarsi in caso di volatilità del sottostante; qui si va più in profondità e sta lentamente, ma inesorabilmente scomparendo la volatilità del sottostante; sotto il vigile sguardo delle Banche Centrali, il ciclo economico appare come sospeso in un limbo, avaro di particolari emozioni o sussulti come se questi ultimi fossero stati “congelati” dallo zero termico garantito dal QE e dai tassi negativi.

In un contesto del genere non stupisce quindi come nell’ultimo periodo le piccole e grandi increspature dei mercati finanziari arrivino più da fattori esterni, come la Trade War o il posizionamento tecnico degli operatori, tutti lunghi degli stessi trade a fine 2017 e tutti scarichi di rischio a fine 2018.

Autoreferenzialità

In questo senso appare più comprensibile e in qualche modo corretto l’elemento di autoreferenzialità degli outlook finanziari a cui si accennava prima: è un po’ come se un tifoso allo stadio si rendesse conto che in qualche modo il vero spettacolo non è solo quello in campo, ma piuttosto quello del tifo e delle coreografie sugli spalti; o forse, con una metafora più ambiziosa, è come se l’outlook 2020 contenesse uno specchio convesso come quello dipinto magistralmente da Van Eyck nel ritratto dei coniugi Arnolfini.

A guardare bene bene dentro lo specchio infatti troviamo sulla soglia (quindi nel backstage) due 'testimoni' che stanno osservando la scena frontale, scena dipinta con incredibile dovizia di particolari; e anche qui, come nei nostri outlook traboccanti di dati e di grafici, i veri protagonisti nascosti ma fortemente presenti sono il 'pubblico' che guarda e legge; e se sempre più spesso negli outlook viene sfumato, se non proprio dimenticato, il riferimento al ciclo economico, anche nel quadro a guardar bene manca qualcosa … Van Eyck sembrerebbe 'essersi dimenticato' di riportare nello specchio il cagnolino…

Ancora oggi a distanza di oltre 500 anni non sappiamo se si sia trattato davvero di una dimenticanza o c’è qualcosa in più: per i nostri outlook non servirà aspettare così tanto; fra qualche mese scopriremo se, come nelle migliori tradizioni, è il nostro specchio a dir la verità o se invece questa volta c’è un piccolo trucco.

Realtà o illusione poco cambia in questa fase: l’importante è allacciarsi le cinture e esser pronti a godersi un altro giro sull’ottovolante dei mercati, certi soltanto che nessuna nuova corsa sarà uguale alle precedenti e anche quest’anno ci sarà da soffrire e allo stesso tempo da divertirsi.

Il teso è tratto dalla rubrica “Pensieri in libertà” a cura di Rocco Bove.

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