Sempre più italiani investono in fondi comuni


Dal 2013 in poi i sottoscrittori di fondi comuni -il cui numero complessivo a fine 2017 si attesta a 7,2 milioni- si è incrementato di anno in anno. All’aumento dei sottoscrittori nel corso dell’ultimo anno (+533 mila) ha contribuito il successo dei fondi PIR compliant cui hanno aderito più di 690 mila risparmiatori (800 mila includendo i fondi di diritto estero), di cui la metà circa nuovi investitori. Sale, di conseguenza, il tasso di partecipazione: l’incidenza del numero degli investitori sul totale della popolazione italiana raggiunge il 12%. La metà dei risparmiatori investe in fondi più di 14.400 euro e il primo 10% di individui per importo investito detiene la metà del patrimonio complessivo. È quanto emerge dal più recente Quaderno di Ricerca di Assogestioni. 

sottoscrittori

Lo studio include per la prima volta anche dati sui fondi PIR compliant. “L’aumento dei sottoscrittori è da ricondurre principalmente al successo registrato dai Piani Individuali di Risparmio nell’anno del loro debutto sul mercato" spiega Alessandro Rota, direttore dell’Ufficio Studi dell’Associazione. "Secondo la nostra analisi, infatti, gli italiani che investono in fondi domestici PIR compliant sono più di 690 mila, circa 800 mila includendo i fondi esteri. Per la metà si tratta di investitori che si affidano per la prima volta ai prodotti di gestione collettiva. Questi numeri superano di parecchio le previsioni governative e testimoniano il notevole successo che questo prodotto ha riscosso presso un’importante fetta di investitori”.

La domanda dei fondi italiani
Assogestioni dedica questo quaderno di aggiornamento con i dati del 2017 allo studio della domanda dei fondi italiani e "rappresenta un passaggio imprescindibile per un’industria nazionale che da tempo opera in concorrenza con operatori esteri, che hanno fatto della qualità del prodotto e dell’attività di supporto al collocamento le proprie caratteristiche distintive. In questo contesto lo sforzo di innovazione e di crescita, cui gli operatori italiani sono costantemente sollecitati, deve giocoforza passare anche attraverso una migliore conoscenza della propria clientela, dei suoi bisogni e delle sue scelte di investimento. Struttura e dinamica della domanda, continua Rota, raccontano di un profilo anagrafico dei sottoscrittori caratterizzato da un trend di riequilibrio tra i generi, con le donne che oggi arrivano a rappresentare il 47% dei risparmiatori, e di un mercato dove la fascia 46-65 anni d'età pesa per il 40%”.

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