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Selezione pura


Mario Baronci
Head of Multi-Manager and Absolute Return in Sella Gestioni SGR

C’e’ chi ha scorto corrispondenze e rimandi fra l’arte alchemica (trasformare il piombo in oro), quella enoica (dal terreno brullo al nettare)  e l’arte dell’investire (trasformare per magia i rendimenti).

Se l’ultima, a parte Warren Buffet, riguarda i ciarlatani e la prima riguarda il mito, sulla seconda si può dibattere. Ma vale anche il contrario: ultimo fra i junior in una cena da broker nella Londra dei primi ’90 ricordo la comanda contemporanea di un delicato ma torbato Pouilly Fumé d’annata insieme ad una Vodka gusto limone, con il riverito e potentissimo capo desk (inglese, naturalmente) che pontificava sulla combinazione.

Come esperienze collego invece le migliori degustazioni ai due pargoli: per la prima nascita ricordo una cena alla Cassinetta (senza pero’ l’ausilio del broker) ingentilita da un Masseto 1993, mai più assaggiato, mentre per la bimba aprimmo uno Chateau d’Yquem 1995, uno di quei regali natalizi che non ti faranno mai più.

Per finire con la nostra degustazione non c’è stata gara: più per meriti propri che per demeriti altrui voto il prosecco, fresco e delicato; anche perché essendo stato degustato per primo, forse il palato era più attento…

 

Fabio Catalano
Portfolio Manager in AcomeA SGR S.p.A.

Ho condiviso con alcuni colleghi una degustazione all’enoteca Cotti, vero e proprio atelier del vino e dei liquori, un pezzo di storia del commercio e della degustazione a Milano. 

Sorseggiando il prosecco Marsuret si discuteva delle similitudini dei due settori, vino e finanza, e quanto sia importante in entrambi la selezione qualitativa e la capacità spesso presente nei piccoli produttori di ricercare le differenze per generare unicità di profumo e di sapore, tanto quanto piccole boutique finanziarie riescono a investire in nicchie e temi specifici di mercato e ottenere una maggiore consistenza in termini di rischio rendimento. 

Le mie preferenze da sempre sono per i vini rossi ma il prosecco è stata una vera sorpresa e quindi anche qui bisogna avere la disponibilità a cambiare idea e non rimanere esclusivamente sulle proprie convinzioni. 

Proseguendo con Refosco dal peduncolo rosso e Barbera d’Asti due dossi ho apprezzato la struttura e la consistenza dei vini, considerando come si possa raggiungere risultati eccellenti utilizzando processi differenti. I vini rossi hanno bisogno di tempo per raggiungere il loro miglior risultato tanto quanto strategie di investimento attive rispetto agli indici di mercato possono realizzare i loro risultati nel medio e lungo periodo.

 

Filippo Valvona
Fund Selection and Advisory in Pioneer Investments

Delineare valutazioni nel mondo del vino non è cosa semplice, come con i fondi. Esistono diverse tipologie di fondi performanti e meno, ma per stilare una classifica di merito bisogna valutarli ed apprezzarli rispetto al proprio contesto. Nel mondo dei vini piuttosto che stilare classifiche, a me piace parlare di preferenze, e le mie sono sicuramente per i vini fatti dai vignaioli, ossia da chi vive la vigna. Produrre vino è una faccenda seria. Sono tante le dinamiche da valutare e gli sforzi necessari per fare del buon vino. Intorno a questa bevanda, vanto della cultura italiana, sono sorte scuole di pensiero, degustatori accreditati, e si sono fatti molti investimenti. Ma fondamentalmente per me il vino significa tradizione, terra e  per le sue molteplici sfaccettature direi  filosofia di vita. 

Tornando alla degustazione il vino che ha incontrato maggiormente i miei gusti  è stato il Prosecco di Valdobbiadene Extra Dry Docg Marsuret. Alla vista si presenta con un perlage fine e consistente, colore giallo paglierino scarico con riflessi verdolini. Al naso resta intenso, fruttato e delicato. Piacevole in bocca con uno spiccato gusto sapido. Direi ideale come aperitivo, ma che potrebbe anche accompagnarsi ad antipasti di mare.

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