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“Selezione ed elevata diversificazione degli emittenti”


Il Consultinvest Breve Termine è un portafoglio che si propone una strategia obbligazionaria flessibile, ad elevata intensità creditizia, destinata a generare ritorni positivi con un rischio di tasso d’interesse molto contenuto, tipico appunto degli strumenti a breve termine. A spiegarlo è Maurizio Vitolo, amministratore delegato di Consultinvest AM SGR, nonché gestore del fondo con rating Consistente Funds People Consultinvest Breve Termine. “La gestione, infatti, opera per contenere strutturalmente la duration del portafoglio complessivo entro i 12 mesi, ma al tempo stesso ricerca rendimenti positivi interessanti attraverso una forte diversificazione in strumenti obbligazionari che offrono una ottimale combinazione di merito creditizio e rendimento”.  Il contenimento del rischio di tasso è presidiato da un’attività di copertura realizzata con la vendita di futures obbligazionari. A detta di Vitolo, il rischio di credito - il principale motore delle performance del fondo - viene gestito attraverso la selezione dei titoli e un’elevatissima diversificazione degli emittenti. “I driver di performance del fondo dipendono, quindi, moltissimo dal comportamento del mercato creditizio in euro e in esso vi dobbiamo includere anche quello del debito periferico dell’area Euro (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) ed emergente europeo. Prova ne è  il fatto che nel 2017 il fondo ha indubbiamente brillato, mentre con la primavera di quest’anno e l’allargamento degli spread di credito (e non solo quello italiano contro il Bund tedesco) sta attraversando una fase negativa”, dichiara l’AD.

Tuttavia non vi è un modello di allocazione del credito basato sull’analisi esclusivamente societaria, ma un processo di analisi di tipo top-down che delinea uno scenario e propone prospettive per i diversi comparti aggregati e le diverse aree geografiche. “Sulla base di queste indicazioni si persegue un’allocazione che riflette la massima diversificazione tra emittenti in grado di offrire un ottimale rapporto di rendimento rispetto al loro peer”, afferma Vitolo.  

 

Le ombre della normalizzazione

“Al momento, l’obbligazionario governativo Area Euro è un’asset class nella quale si annidano più rischi che opportunità. In questo l’obbligazionario italiano non fa ovviamente eccezione, anzi. I tassi euro, prima o poi, sono destinati a salire e il meglio per il mercato è ormai acqua passata. Quando la Bce comincerà il  suo percorso di normalizzazione tutto diventerà più difficile, soprattutto per chi ha tanto debito da rifinanziare: i primi segnali sono molto evidenti. Già oggi dobbiamo considerare la Banca centrale come uno dei pochi investitori decisivi. Purtroppo l’Italia si dovrà confrontare con un mercato poco ricettivo verso il suo debito e dovrà mostrare grande equilibrio e serietà nella gestione della finanza pubblica in modo da convincere gli investitori che, a certi livelli di rendimento - anche senza la Bce -, l’Italia vale il rischio che si corre ad investirci: al momento però non ci siamo ancora”, afferma l’AD. 

Vitolo sottolinea come il Belpaese sia uno Stato fortemente indebitato e, in quanto tale, con pochi reali margini di manovra e con ancora troppa confusione al comando. “Come hanno ben evidenziato le nostre vicende primaverili e quelle estive della Turchia, un Paese con forti squilibri finanziari ha una sovranità limitata all’interno dei mercati finanziari”, conclude il manager.

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