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Sei motivi per considerare un investimento tecnologico in un mondo post pandemico


Contributo a cura di Franklin Templeton. Contenuto sponsorizzato.

Non tutti hanno subito perdite durante il crollo di borsa di questa primavera. Secondo S&P Dow Jones Indices, la notizia della rapida diffusione della pandemia ha fatto bruciare ai mercati azionari 6.000 miliardi di dollari nel giro di sei giorni, in un contesto segnato dal timore di possibili effetti negativi sull’economia mondiale. Un gruppo ristretto e selezionato di società è tuttavia riuscito a segnare un guadagno.

Per esempio, il patrimonio netto di Eric Yuan, fondatore di Zoom, è cresciuto di 200 milioni di dollari in una settimana, fino a toccare i 5,5 miliardi di dollari. Secondo Bloomberg, la società statunitense K12 Inc. attiva nell’apprendimento online ha compiuto un balzo del 19%, incrementando di circa 5 milioni di dollari il patrimonio netto del CEO Nathaniel Davis.

La recessione ha sopraffatto l’intera economia, ma azioni tecnologiche come Zoom e K12 si sono rafforzate grazie al maggior impiego delle tecnologie per videoconferenze e per il lavoro a distanza. Benché la tecnologia fosse centrale per l’economia e le imprese già prima della pandemia, a partire dal lockdown la necessità di ricorrervi è raddoppiata nella società. Al pari della caccia e dalla raccolta, primo esempio ben riuscito di adattamento storico dell’uomo, il cloud computing, lo streaming e il commercio elettronico rappresentano oggi strumenti indispensabili alla sopravvivenza quasi per chiunque.

“La tendenza secolare delle aziende tecnologiche ad assumere un ruolo sempre più centrale per l’economia e le imprese si accentua ancora di più in tempi difficili come quelli attuali”, afferma Jonathan Curtis, vice president, portfolio manager e analyst, Franklin Equity Group. “Il tema trainante di lungo periodo è quello che definiamo della ‘trasformazione digitale’, cioè l’idea che le nuove tecnologie stanno cambiando il modo di operare delle aziende, non solo in campo informatico, bensì in tutta l’economia globale.”

Secondo Franklin Templeton, che ha sede nel cuore della Silicon Valley statunitense, vicino ad aziende tecnologiche leader, università di ricerca e società di venture capital di prim’ordine, i pionieri delle tecnologie vitali guideranno il mercato degli investimenti post-pandemico.

Ecco una panoramica delle 6 principali ragioni che spiegano perché il mondo si sta dirigendo verso una nuova realtà digitale:

Benvenuti nella nuova normalità

L’Economist ha recentemente sottolineato che una delle ovvie conseguenze dell’attuale pandemia sarà “la diffusione di servizi basati sui dati in un numero sempre maggiore di aspetti della vita”. In breve, dobbiamo aspettarci che la trasformazione digitale divenga in futuro ancora più imprescindibile per le organizzazioni.

Adozione diffusa della tecnologia

Dall’automazione dei processi ai big data, oggi la digitalizzazione modella il nostro mondo. Sono sempre più numerose le aziende che intraprendono il viaggio della digitalizzazione e adottano strumenti digitali per restare competitive.

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Durante l’epidemia di Covid-19, abbiamo assistito a un drastico cambiamento di ruolo della tecnologia nella vita delle persone, sostiene Curtis. “L’epidemia ha imposto molteplici cambiamenti comportamentali alle società di tutto il mondo, compreso il modo in cui lavoriamo, facciamo acquisti e interagiamo con gli altri. Questi cambiamenti stanno imprimendo un’ulteriore accelerazione a dinamiche già esistenti, agendo tra l’altro quale propulsore per la digitalizzazione delle attività e il comportamento dei consumatori. Le aziende che guidano la curva di trasformazione digitale saranno avvantaggiate.”

Oggi le aziende di maggior valore sono quelle tecnologiche

Il settore tecnologico sta dominando i mercati azionari e continuerà a crescere grazie al megatrend della trasformazione digitale. Oggi, secondo Bloomberg, 7 delle 10 aziende di maggior valore sono legate alla tecnologia. Apple e Microsoft competono per il titolo di azienda più grande al mondo, entrambe con una capitalizzazione di mercato di circa 1.300 miliardi di dollari. Amazon le segue a breve distanza, a quota 1.230 miliardi di dollari; Alphabet e Facebook valgono rispettivamente 920 e 583 miliardi di dollari.

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“Riteniamo che la tecnologia si sia difesa abbastanza bene rispetto ad altri settori durante l’ultima contrazione e che il prezzo sia giustificato, visti i solidi fondamentali di questo comparto” aggiunge Curtis.

La tecnologia remunera bene e ha valutazioni ragionevoli

Al 31 dicembre 2019, secondo Franklin Templeton Capital Market Insights il settore tecnologico presentava ancora valutazioni ragionevoli (rapporto prezzo-utile), in rapporto al suo potenziale di crescita, e ben lontane dal picco dell’era delle dotcom. Il settore è anche il secondo per remuneratività dell’Indice S&P 500.

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“Con l’inizio della crisi, le IT e i servizi di comunicazione sono stati il terzo e il quarto settore più redditizio del mercato azionario. A livello di bilancio, tecnologia e comunicazioni hanno occupato la seconda e terza migliore posizione, e in larghissima misura le IT hanno chiuso con un saldo di cassa positivo”, osserva Curtis.

La digitalizzazione registrerà un'accelerazione

I prossimi decenni saranno caratterizzati da una crescita ancora più sostenuta delle tecnologie, degli strumenti e dei servizi digitali, sostiene Curtis. A suo dire, i settori che in futuro accresceranno la loro capacità di traino sono l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico, il cloud computing, l’analisi dei dati, la collaborazione e il flusso di lavoro, la sicurezza informatica, il software come servizio (SaaS), l’e-commerce, il fintech e i pagamenti digitali, la pubblicità digitale e le comunicazioni 5G.

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“Crediamo che le aziende in prima linea nella trasformazione digitale diventeranno leader del settore perché l’uso della tecnologia permette loro di comprendere meglio i clienti e i processi aziendali, di diventare più efficienti, di aumentare la produttività interna e dei propri clienti e, in ultima analisi, di dominare i settori di appartenenza”, afferma Curtis.

Cosa verrà dopo il Covid-19

Prima o poi il quadro generale tenderà a normalizzarsi, afferma Curtis. La gente tornerà a uscire, visitare teatri e centri commerciali, viaggiare per lavoro e per svago, e infine a lavorare a distanza fisica ravvicinata con i propri colleghi. “La formazione pluriennale per affrontare la trasformazione digitale ha segnato un’accelerazione durante la pandemia e ci aspettiamo che molte di queste esperienze potenziate permarranno anche dopo la crisi”. Questo costringerà i ritardatari digitali a investire in tecnologia per tenere il passo o per affrontare domande difficili sulle ragioni del ritardo accumulato rispetto ai concorrenti in questi tempi difficili”, aggiunge Curtis.

Le prospettive settoriali sembrano interessanti

Ernst & Young ha recentemente osservato che una serie di cambiamenti fondamentali (verificatisi durante la pandemia) avrà implicazioni per il settore tecnologico che si estenderanno ben oltre la crisi. Nel lungo periodo, man mano che le persone adeguano la loro vita dopo il Covid-19, si prevede una crescita esponenziale nell’uso di dispositivi interconnessi, dell’intelligenza artificiale e dell’Internet delle cose (IoT). Le nuove infrastrutture tecnologiche aiuteranno anche la ripresa economica dopo la pandemia.

“Crediamo che tutte le aziende dovranno investire di più nella tecnologia digitale per comprendere e assistere meglio i propri clienti e partner a costi competitivi”, sostiene Curtis. “A nostro giudizio, le aziende che non fanno questi investimenti rischiano di essere travolte da nativi digitali più agili.”

“Date queste dinamiche, il settore tecnologico appare attraente per gli investitori con un orizzonte temporale pluriennale.”

 Questo articolo e le immagini sono stati pubblicati per la prima volta su Gulfnews.com.

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