Se il sub-advisory è di moda


La gestione delega a terze parti va di moda. Secondo alcune società di consulenza, già da qualche mese, l’Italia ha conquistato un primato a livello europeo per i fondi in sub-advisory, sia in termini di crescita di AuM che in numero di fondi affidati a case esterne, tanto che le deleghe in gestione hanno raggiunto una quota sul mercato europeo pari al 15%. Si tratta di un mercato in fortissima espansione anche a livello globale che, secondo le stime di Goldman Sachs Asset Management, passerà nei prossimi cinque anni dagli attuali 500 miliardi di euro ai mille miliardi.

Quest’anno, poi, in Europa c’è stato un vero e proprio exploit. Secondo i dati appena pubblicati dalla britannica instiHub, se il mercato dei fondi UCITS e AIF (come riportato da EFAMA) è cresciuto del 6,5% nei 12 mesi fino a settembre 2018, gli asset dei fondi sub-advisory sono invece cresciuti del 9,4%, da 506 miliardi a 554 miliardi. Il report esclude i fondi monetari e quelli domiciliati in Sudafrica per consentire un confronto omogeneo. Gli analisti spiegano che la crescita è iniziata durante il trimestre precedente all’implementazione della MiFID II e la tendenza si è praticamente protratta nel corso di ogni trimestre, dallo scorso gennaio.

Il trend è dovuto, dunque, alla volontà dei distributori di controllare direttamente la gestione ed ottimizzare i costi, soprattutto delle reti dei consulenti finanziari. Una pratica ormai consolidata tanto da aver portato l’Italia al primato europeo. Nell’ultimo anno, secondo InstiHub, gli asset dei fondi sub-advisory sono cresciuti in modo particolarmente forte anche in Spagna (20%), Regno Unito (17%), Irlanda (15%) e Svizzera (10%). "Mercati come Spagna, Germania, Svizzera e Italia saranno al centro. La partenza è stata fatta nel Regno Unito, ora i primi segnali sono in arrivo in Italia, la prossima sarà la Spagna", affermano gli analisti britannici.

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