Se i prodotti finanziari piacciono più degli immobili


Nonostante il 2018 sia stato un anno difficile per i mercati finanziari, ai risparmiatori italiani i prodotti finanziari continuano a piacere più degli immobili. È quanto emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio semestrale, a cura di Anima SGR, in collaborazione con la società di ricerche di mercato GfK. L’analisi – che si è svolta ad ottobre 2018 e ha come mission di indagare sui comportamenti finanziari delle famiglie italiane in funzione dei loro progetti – è stata condotta su un campione di 1.062 adulti “bancarizzati” (cioè titolari di un conto corrente bancario o libretto bancario/postale), rappresentativo di circa 42 milioni di individui. Secondo l’indagine dunque il numero degli investitiori che sceglierebbero i prodotti finanziari sale (dal 24% al 29%), mentre gli immobili guadagnano consensi, in termini assoluti, tornando ai livelli del 2015 (dal 10% si sale al 13%), come evidenzia il grafico pubblicato dall’Osservatorio semestrale.

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Eppur vero che, complice anche la difficile lettura dei mercati finanziari, gli investimenti si piazzano in cima alla classifica delle decisioni più difficili da assumere per il campione di riferimento. In particolare, nel dettaglio la scelta degli investimenti figura al primo posto per difficoltà per il 26% del campione; subito dopo, in termini di complessità, viene la scelta del mutuo (20%). Seguono: l’acquisto della casa (17%); il piano previdenziale (16%); la sottoscrizione di una polizza vita (15%); la scelta dell’università (12%); la scelta della professione (10%); l’acquisto dell’auto (5%).Va più o meno di pari passo la domanda di supporto di un esperto. Il 25% del campione ritiene “molto importante” farsi aiutare da un esperto nella scelta degli investimenti, contro il 15% per quanto concerne la scelta di un mutuo, il 14% per la sottoscrizione di una polizza vita, il 13% per i piani previdenziali, fino al 3% per l’acquisto di un’auto.

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Se parliamo poi di futuro del Paese le famiglie italiane si dividono: il 20% degli intervistati infatti pensa che ci sarà un miglioramento nel prossimo futuro, il 18% invece pensa che la situazione potrebbe peggiorare e di molto. In mezzo stanno gli agnostici, che cercando di seguire l’andamento senza pronunciarsi. Nonostante tutto comunque i livelli di progettualità delle famiglie italiane rimangono sui livelli più alti (75%) dall’inizio della ricerca lanciata nel 2012. L’euro poi non è più un problema: nell’ipotesi di un referendum, il 53% ha risposto che voterebbe per mantenere la moneta unica, mentre solo il 20% sarebbe a favore dell’introduzione di una nuova lira.

Società

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