Thomas Schüessler (Deutsche AM): “Offriamo una strategia ‘fair defensive’ con pay-out del 3% l’anno”


“Un veicolo ‘fair defensive’ che offre un pay-out molto alto rispetto all’attuale contesto di mercato”. È così che Thomas Schüessler, fund manager di Deutsche Asset Management, definisce il Deutsche Invest I Top Dividend, fondo che gestisce fin dalla sua data di lancio nel 2010, e che vanta del doppio rating AB Funds People (Preferito dagli Analisti-Blockbuster).

La strategia

Il Deutsche Invest I Top Dividend Fund rientra nella categoria dei fondi global equity che si focalizza sull’income derivante dai dividendi. “Nel lungo termine, il 50% del total return del fondo è dato quindi dal reinvestimento dei dividendi. Rappresenta una strategia ‘fair defensive’, con bassa volatilità, dove otteniamo beta nelle situazioni di difficoltà del mercato, soprattutto in fasi di drawdown. Fondamentalmente, il focus è l’ottenimento di buoni livelli di risk-adjusted return e grande protezione downside, il tutto unito quindi ai dividendi”, spiega il gestore.

Il portafoglio prevede un basso turnover, nel range che oscilla tra il 10% e il 20% l’anno. Principalmente, Schüessler e il suo team mantengono posizioni su cash e azioni, e, in alcuni casi, in bond al fine di sostituire qualche posizione di liquidità, componente che, secondo l’esperto, risulta alquanto negativa in Europa. “Non utilizziamo derivati, overlay o posizioni ‘hedging’, ma operiamo solo con plain vanilla ‘buy-hold’ di un fondo azionario”, afferma.

“È un prodotto che offre agli investitori un pay-out del 3% l’anno, certamente superiore rispetto a quello dei bond, rapidi earning derivanti dai dividendi delle azioni che deteniamo, e un’apprezzamento dei prezzi”, sottolinea il manager, che lo definisce come un fondo di tipovalue risk’, che tende a proteggere l’investimento in determinate dinamiche di mercato che caratterizzano, per forza di cose, l’universo equity. “Questa combinazione nell’essere difensivi, con alto pay-out, e molto solidi, rappresenta quindi l’offerta di valore che proponiamo ai nostri investitori”, aggiunge.

La gestione del rischio del portafoglio, a detta dell’esperto, è data inoltre dall’accurata selezione delle azioni. “Cerchiamo di mantenerci sulla componente più difensiva dell’universo di investimento, ovvero mantenendo azioni del settore dei consumi, di società healthcare, pharma e telecom; società quindi con dei business model stabili, magari non molto dinamiche ma con un buon supporto in termini di dividendi. Una costruzione del portafoglio di questo tipo permette quindi di ottenere anche una buona protezione ‘downside”, spiega.

Il team di gestione dispone di un modello di screening del mercato che permette di individuare aziende con importanti yield, o business model che permettono di sostenere i dividendi anche in contesti di mercato “negativi”. “Cerchiamo aziende con bilanci solidi e che abbiano earning non volatili anche in particolari situazioni di mercato. Abbiamo un team composto da dieci professionisti, la maggior parte basati in Francoforte, che collaborano insieme nel range degli ‘income fund’, non solo globali ma anche europei o americani. È quindi un ‘equity income team’ nel quale, per policy aziendale, quasi tutti fungono da portfolio manager, che dà ai professionisti quindi “più analitici” la responsabilità di gestione dei portafogli. Ci sono alcune suddivisioni di responsabilità per settore, per mercati, tipica della maggior parte dei team di gestione, ma in genere sono tutti gestori”, afferma Schüessler.

Gli aspetti macro

Il gestore ci tiene a precisare che la costruzione del portafoglio non si focalizza sulle dinamiche geopolitiche, basandosi maggiormente sulle valutazioni delle singole aziende, sugli earning, e sulle eventuali opportunità da cogliere nei mercati. Detto questo, “tra tutte, dal mio punto di vista, l’Amministrazione Trump è quella che vedo come una potenziale fonte di maggior rischio. Le sue riforme rappresentano sicuramente uno stimolo per il mercato azionario, ma di fatto, ad oggi, non abbiamo visto nessuna attuazione vera e propria di queste. Ad ogni modo, situazioni come quella nordcoreana o le riforme di Trump non cambierebbero le mie decisioni di investimento”, precisa il portfolio manager.

Più cauto è invece sull’evento Brexit, definito da Schüessler come “un qualcosa di diverso”, dato che nel lungo termine questa potrebbe effettivamente avere un impatto sui dividendi, ma non nel breve, non essendo ancora stata realmente implementata. “L’esperienza mi dice che non bisogna reagire agli eventi geopolitici, perché nel 90% dei casi si sbagliano previsioni”, puntualizza il gestore.

Infine, un commento sulle politiche delle Banche centrali: “Credo che le politiche monetarie delle maggiori Banche centrali siano da supporto ai mercati, permettendo agli investitori di cogliere delle opportunità nei mercati azionari, obbligazionari, nel real estate, ecc. A mio parere, quanto più mandano avanti queste politiche meglio è per i mercati. In contesti come quelli attuali infatti, per ottenere dei rendimenti bisogna assumere dei rischi, puntare quindi su investimenti come quelli sui dividendi. Possiamo assumere queste politiche come “mandati di propensione al rischio”, e per noi ciò rappresenta un qualcosa di positivo”, conclude il manager.

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