Schroders punta in modo deciso sul credito investment grade


“Sappiamo già con certezza che la riduzione dell’attività economica a tre e sei mesi sarà drastica e sebbene le valutazioni visibili sull’azionario siano a sconto riteniamo sia troppo presto per riposizionarsi, in particolare sui titoli dei settori più ciclici, maggiormente esposti al commercio globale e al ciclo manifatturiero. La nostra completa attenzione va ora all’obbligazionario corporate investment grade, che ha subito una notevole disruption ed è oggetto di diversi interventi, diventando quindi un’area dove ora vediamo molte opportunità”.

Il posizionamento attuale di Schroders, espresso da Johanna Kyrklund, Group chief investment officer e head of Multi-Asset Investment dell’asset manager britannico, è molto netto e parte dall’identificazione degli attori con possibilità diretta di arginare nell’immediato gli effetti negativi della crisi economica causata dal diffondersi della pandemia da Covid-19. Le Banche centrali si confermano, nella view dell’esperta, il solo attore in grado di determinare un immediato supporto a selezionate porzioni di asset classes e di ridurre alcuni dei rischi di coda, contribuendo in particolare a stabilizzare i mercati del credito. Per questo motivo il piano di riallocazione strategica della casa di gestione si concentra ora nel territorio del fixed income con limitazione al comparto a più alto merito di credito, interessato dai programmi di acquisto degli istituti di politica monetaria, con particolare attenzione al programma di acquisti messo in atto dalla Federal Reserve.

Alternative limitate

“I mercati sono posizionati per una ripresa dalla forma a U molto allungata ma i fattori di incertezza anche relativamente a tale assunzione sono notevoli e riguardano durata e intensità del periodo precedente alla risalita”, afferma Kyrklund. “È molto difficile in questo momento fare valutazioni su dati economici che sono e saranno molto negativi in modo generalizzato e ciò significa che non possiamo aspettarci segnali negli indicatori che indichino in modo indubitabile dove tornare a investire”, prosegue. Le alternative alla liquidità devono dunque, secondo quanto espresso dalla Group chief investment officer, essere trovate tramite lo studio delle valutazioni, che mostra al momento un numero limitato di opzioni che per questo motivo devono essere percorse con decisione.

“Se guardiamo agli asset considerati tradizionalmente come porti sicuri possiamo notare come molti di questi siano estremamente costosi. Oro e Treasuries americani a 10 anni non sono dal nostro punto di vista interessanti. Solo uno spostamento nella parte più lunga della curva, a 30 anni, su obbligazioni governative statunitensi appare giustificato in attesa di movimenti futuri. Per quanto riguarda il dollaro, le azioni della Fed hanno determinato un forte abbassamento della capacità di protezione. Siamo ancora marginalmente positivi nei confronti del dollaro, ma non è più l’hedge affidabile che era a inizio anno”, afferma.

Troppo fluida anche la prospettiva dei mercati emergenti che potranno essere impattati in modo indiretto dagli effetti della crisi del prezzo del petrolio sull’economia americana e conseguentemente sul dollaro.  “Serve molta pazienza in questo momento”, ribadisce la manager, “in attesa di più ampia visibilità anche sulle misure di stimolo fiscale messe in atto dai governi che potranno supportare le piccole e medie imprese”.

L’unico elemento di prevedibilità ravvisato sui mercati è dato dalla liquidità fornita dalle Banche centrali attraverso i programmi di easing quantitativo a supporto dell’economia. “Non dobbiamo avere fretta. I segnali di rallentamento del tasso di contagio del coronavirus rappresentano una buona notizia in questo contesto, ma siamo consapevoli che, per ora, l’unico modo per contenere il virus è passare tramite livelli ridotti dell’attività economica. In questo momento, tanto in ottica di opportunità di investimento che di protezione, dobbiamo concentrarci sull’allocazione nel credito investment grade”. Il posizionamento della casa di gestione londinese non poteva essere più preciso.

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