Schroders, le strategie hedge continuano a essere ottimi diversificatori


Quali sono le prospettive del settore degli hedge fund? In occasione dell’International Media Conference di Schroders tenutasi a Londra il 16 e 17 novembre, Andrew Dreaneen, head of liquid alternatives di Schroders, ha analizzato la crescita dell'industria degli hedge fund negli ultimi anni, con particolare focus sulle prospettive e sulle performance delle strategie absolute return.

Da inizio 2016 le strategie absolute return hanno garantito performance decisamente migliori rispetto al biennio 2014-2015. Dando uno sguardo all’andamento dell’indice HFRI Fund Weighted Composite negli ultimi 5 anni (grafico 1), osserviamo un miglioramento marcato della performance delle strategie hedge da marzo 2016. Secondo Dreaneen, questo è in gran parte dovuto alla dispersione dei rendimenti che stiamo vedendo sul mercato azionario e alla bassa volatilità sui mercati. “Se diamo uno sguardo alle società dell’S&P 500 o in termini più generali al mercato azionario globale, osserviamo una notevole dispersione di rendimento. Questo contesto ha creato interessanti opportunità per le strategie absolute return e per l’attività di stock picking”, spiega l’esperto. Dallo studio condotto da JP Morgan intitolato JP Morgan US Equity Strategy & Global Quant Research di ottobre 2017 (grafico 2), osserviamo come la dispersione nell'azionario sia aumentata nel corso degli ultimi anni, con il 2017 che sta facendo registrare il livello più alto degli ultimi 20 anni.

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In termini di masse, secondo l’HFR Report del terzo trimestre del 2017, gli asset totali degli hedge fund hanno raggiunto i 5 trillioni di dollari, facendo registrare un tasso di crescita annuale composto del 7,4% dal 2016. “Il numero di prodotti disponibili sul mercato è diminuito negli ultimi anni, passando da 8,425 nel 2014 agli 8,255 nel terzo trimestre del 2017, principalmente a causa delle deboli performance”, dice Dreaneen.

“Nonostante le prospettive dell’industria siano positive, è fondamentale considerare il fatto che ci saranno diversi prodotti sul mercato, come gli alternative risk premia, private equity e strumenti passivi. Ci aspettiamo maggiori flussi verso le strategie hedge, che secondo noi saranno sostenuti dai clienti mass market e affluent”, afferma l’esperto. In termini generali, gli investitori utilizzano strategie hedge per ottenere extra-rendimenti e per ragioni di diversificazione, che è strettamente collegata al concetto di correlazione. Analizzando i dati degli ultimi 20 anni (1998-2007 e 2008-2016) e considerando quindi il periodo pre e post crisi, è interessante notare come le correlazioni tra le asset class e l'S&P 500 siano profondamente cambiate. Sulla base dei dati Morningstar, osserviamo che la correlazione tra investment grade US bonds e S&P 500 è passata da -0,2 a 0,1, mentre la relazione tra US high yield bond, REITs e international stocks e l’S&P 500 è rimasta positiva ma è aumentata. Inoltre, la correlazione tra commodities e S&P 500 ha fatto registrare il balzo più rilevante, passando da una correlazione prossima allo 0 a quasi 0,6. "Le strategie hedge continuano a essere ottimi diversificatori. Infatti, prendendo come esempio le strategie market neutral e CTA macro, che per loro natura hanno un basso grado di correlazione con il mercato, osserviamo che la correlazione tra queste e l’S&P 500 è scesa rispettivamente da 0,3 a 0,15 e da 0,2 a 0,1”. 

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