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Schafföner (Flossbach von Storch): “La BCE è diventata schiava della sua politica accomodante”


A poche ore dalla prossima riunione della BCE le previsioni di gran parte degli investitori ed esperti del settore sembrano dare per scontato l’annuncio della riduzione del suo programma di acquisto di titoli, probabilmente a partire dal 2018. Eppure c’è qualche voce che si stacca dal coro, come quella di Tobias Schafföner, senior analyst dell’asset manager indipendente Flossbach von Storch. In un incontro con la stampa organizzato recentemente a Madrid, l’esperto ha analizzato lo scenario di mercato attuale e condiviso il suo punto di vista circa le prossime mosse della BCE. 

Secondo Schafföner, il sostegno alle politiche monetarie accomodanti manifestato negli ultimi anni dalle Banche centrali è stato motivato dalla volontà di perseguire un percorso di crescita che, tuttavia, si sta rivelando fragile e delicata. “A poterla fomentare", spiega l'esperto, "sono proprio i tassi di interesse ridotti”. È questo che porta l’analista a sostenere che la politica di tassi bassi da parte della Banca centrale europea continuerà nel lungo termine: “Si è esagerato sulla possibilità di un cambiamento dei tassi che gli Istituti centrali non possono permettersi. E quand’anche volessero alzarli, scontando un miglioramento dell’inflazione e delle prospettive economiche, contribuirebbero a provocare uno squilibrio nei programmi del debito pubblico".

Schafföner si è poi soffermato sui minimi storici raggiunti dalla volatilità. Dal picco del 2007/2008, questo indicatore è andato diminuendo fino a raggiungere una media di circa il 13% negli ultimi 12 mesi. “In parte ciò è dovuto al fatto che la sete di rendimento è così alta che non ci sono più strumenti obbligazionari adeguati per appagarla. Il che giustifica la progressiva rivalutazione che sta sperimentando l’azionario, l’asset class che ad oggi può offrire ancora rendimenti”.

Per quanto riguarda il tasso di cambio EUR/USD, l’analista di Flossbach von Storch ha affermato che le implicazioni che comporta questo tipo di cambio nei mercati non sono teoricamente responsabilità della BCE ma “non possiamo negare che un euro forte compromette la ripresa economica in Europa. Per questo crediamo che la BCE sia diventata schiava della sua politica accomodante e che la fine del programma di QE sia ancora piuttosto lontana”.

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