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Salato (Neuberger Berman): “Abbiamo grandi progetti per il Sud Europa”


Neuberger Berman è un asset manager globale di matrice statunitense, indipendente, con presenza in ben 23 Paesi e un patrimonio in gestione di 339 miliardi di dollari (dati al 30 settembre 2019). Ad agosto del 2018, la società ha scelto Alberto Salato per il ruolo di nuova creazione di head of Southern Europe Client Group. Una scelta mirata quella del gestore americano, che ha deciso di puntare maggiormente sui mercati della regione, in particolare Italia, Spagna e Portogallo. Il suo arrivo in società si è inserito in un quadro di competenze locali già molto ben radicate. In Italia, infatti, l’ufficio di Neuberger opera già da diversi anni sotto la guida di Marco Avanzo-Barbieri e in Spagna sotto la leadership di Javier Núñez, professionisti noti e apprezzati in entrambi i mercati. Inoltre, più di recente, l’asset manager ha nominato un head of EMEA & LATAM Intermediaries, José Cosio, il che rende ancora meglio l’idea di come Neuberger Berman intenda puntare sui mercati del Sud Europa.

Caratteristiche dei tre mercati
Una delle peculiarità che accomuna questi mercati è la costante creazione di risparmio privato che li ha caratterizzati anche in periodi di forte crisi. “Un secondo elemento distintivo comune”, prosegue Salato, “è che i loro investitori sono particolarmente attenti alla preservazione del capitale, hanno un appetito per il rischio relativamente moderato e, quindi, una maggiore propensione verso gli investimenti obbligazionari”. Elementi che nell’attuale fase storica del mercato, con tassi che molto spesso diventano negativi e rendimenti ridotti all’osso, creano un’esigenza comune per questi tre mercati.

In termini di differenze tra i tre mercati, in Spagna si nota una maggiore ricerca di soluzioni absolute return decorrelate, mentre in Italia c’è ancora una maggiore propensione verso le strategie attive per generare reddito, attraverso la combinazione di diverse asset class. “Le esigenze, comunque, sono abbastanza comuni: diversificare i portafogli di clienti poco avvezzi a prendere rischiosità importanti sull’azionario nel medio-lungo termine e trovare nuove forme di rendimento decorrelate dalla situazione contingente dei mercati”, riassume il responsabile del Sud Europa di Neuberger Berman.

Un’offerta variegata
Oltre all’indipendenza e alla solida esperienza dei suoi team di gestione, Neuberger Berman si distingue per la sua vocazione esclusivamente attiva. “In mercati sempre più complessi, con rendimenti attesi più contenuti e volatilità in aumento, la qualità di strategie specifiche e di active asset management sono fondamentali”, spiega Salato. “È giunto il momento di scegliere le strategie e i gestori più adatti, andando anche a ricercare soluzioni di nicchia che però possano dare valore”, conclude.

Quella dell’asset manager statunitense è un’offerta variegata e ben consolidata che comprende strategie di emerging makert debt, fixed income (con strategie anche di nicchia, Neuberger Berman ha lanciato, nel 2018, uno dei pochi fondi UCITS di CLO Income), liquid alternative (quest’anno ha lanciato un fondo absolute return equity gestito da Steve Eisman “The man of the Big Short”) e absolute return decorrelate, come nel caso del fondo Uncorrelated Strategy. 

Il gestore, inoltre, è particolarmente attento alle opportunità d’investimento legate all’impatto delle nuove tecnologie: in America e Asia - e a breve anche in Europa - sta conducendo una campagna specifica sulla mobilità a guida autonoma e vanta capabilities specifiche anche sulla connettività 5G, che saranno presentate prossimamente in Italia in una serie di eventi dedicati.

Focus sui private markets
Neuberger Berman è anche uno dei più grandi gestori di private asset al mondo. “Dei 339 miliardi di dollari che gestiamo, 93 sono in asset alternativi, di cui la componente più importante è in private equity ma anche di private debt”, ricorda Salato e aggiunge “Notiamo una crescente domanda sia da parte d’investitori istituzionali sia da parte di reti di private banking, in Italia ma anche in Spagna, di verificare la possibilità di aprire queste opportunità d’investimento anche agli investitori privati, high-net worth e in alcuni casi anche retail”. In Italia, Neuberger Berman si è recentemente aggiudicata un mandato d’investimento in FIA di private equity da parte dei cinque fondi pensione promotori del Progetto Iride. “Stiamo lavorando per l’implementazione di quelli che saranno i mandati di gestione per ciascuno dei fondi, con un portafoglio assolutamente identico e investito in un novero di strumenti di fondi di private equity europei con una quota significativa in Italia”, rivela Salato. L’investimento domestico sarà attuato per il tramite di FIA che investono in aziende italiane non quotate, il cui fatturato deriva in larga parte dall’estero, così da sostenere l’economia nazionale e al tempo stesso assicurare un’adeguata diversificazione del rischio Paese.

La società vanta nel private equity un’esperienza di oltre 30 anni, soprattutto nell’ambito di fondi di fondi. “La nostra piattaforma globale ha accesso a tutti i migliori gestori di private equity del mondo da anni. Quando si parla di private equity questo è un elemento assolutamente distintivo e che ha sicuramente pesato nella selezione di Neuberger Berman per il mandato del Progetto Iride”, spiega l’esperto. “Un'altra componente fondamentale sta nel fatto che già da anni in Italia ci siamo dotati di team ed expertise che investono direttamente sul mercato del private equity domestico”, aggiunge. Il riferimento è ai team NB Renaissance Partners (il più importante fondo di private equity domestico in Italia, con 1,5 miliardi di asset in gestione) e NB Aurora, entrambi specializzati sugli investimenti in small e mid cap italiane non quotate.

Sostenere l’economia reale
Avvicinare l’economia reale al risparmiatore è una questione di peso che deve entrare nel dibattito perché può avere un valore sistemico non indifferente, ma a fare di più sono ancora gli investitori istituzionali, puntando maggiormente sui private markets”, continua Salato. Dal punto di vista di questi investimenti, l’Italia è comunque un mercato abbastanza frizzante: “Il numero delle transazioni di private equity è cresciuto molto negli ultimi anni, complice il tessuto economico del nostro Paese”, spiega. “La Borsa di Milano rappresenta solo una parte dell’economia italiana e fra i Paesi occidentali è quella con la capitalizzazione inferiore rispetto al PIL”, sottolinea l’esperto. Ciò vuol dire che molte aziende italiane non sono quotate e questo rappresenta un’opportunità per gli operatori, domestici e non.

Salato ricorda, infatti, che “il settore delle PMI conta circa 5.000 aziende e molte di esse dovranno affrontare presto la questione del passaggio generazionale. A questo bisogna aggiungere la necessità di rendere tali aziende più stabili e strutturate per poter affrontare i mercati globali”. Se si riesce a sposare l’opportunità d’investimento con una domanda crescente da parte di investitori istituzionali e privati non si può che fare il bene del Paese: “Si tratta di mettere una parte delle risorse di risparmio al servizio di opportunità d’investimento per poterle sviluppare ulteriormente e rendere dei campioni nazionali delle piccole multinazionali”, conclude il responsabile Sud Europa di Neuberger Berman.

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