Robeco: un anno a due scenari


Un anno a due scenari, senza posizioni intermedie, con dinamiche favorevoli per gli investitori, ma in cui restare vigili. Robeco prevede un 2020 all’insegna del protrarsi dell’espansione economica e di un mercato azionario destinato ad entrare nella fase conclusiva di un rialzo durato oltre un decennio. Ma se queste previsioni dovessero essere messe in crisi da evoluzioni del contesto di investimento non impossibili, la strada verso la recessione sarebbe inevitabile. Questa in sintesi la view di Robeco per i prossimi dodici mesi, presentata in Italia dallo strategist dell'asset manager olandese Peter Van der Welle.

La casa di gestione olandese, guidata nel nostro Paese da Marcello Matranga, per l'outlook di quest'anno si ispira a un romanzo ottocentesco di Charles Dickens, Racconto di due città, che contrappone due scenari divergenti, come lo skyline di una metropoli osservato in una giornata serena o poco prima di un temporale. Ad un contesto tendenzialmente positivo per i mercati globali, trainato dai consumi negli Stati Uniti, secondo Robeco, si contrappone un panorama di meno rosee aspettative, dove i mercati azionari potrebbero subire perdite superiori al 20%.

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Continua il ciclo economico favorevole

“Gli eventi che hanno contraddistinto il 2019, ovvero la Brexit e la guerra commerciale tra USA e Cina, saranno meno prominenti. Non assisteremo infatti a una hard Brexit e non vedremo neppure un accordo commerciale completo, ma qualsiasi versione parziale sarà sufficiente a ridare fiducia ai mercati”, ha spiegato Van der Welle. “Inoltre le tensioni in Medio Oriente non fanno presagire al momento danni per la crescita globale”, ha aggiunto. Per Robeco, il ciclo economico globale dovrebbe protrarsi leggermente nel corso del prossimo anno: aumentano i segnali positivi in arrivo dagli indici PMI manifatturieri e, al contempo, le condizioni finanziarie rimarranno favorevoli, grazie alle politiche monetarie espansive delle banche centrali.

Tengono l’occupazione e i consumi negli Stati Uniti

Secondo gli analisti della casa di gestione, l'economia statunitense non dovrebbe scivolare in una recessione: l’occupazione, la spesa per i consumi e i servizi continuano a mostrare una buona tenuta. L'inizio di una fase recessiva per lo strategist è dunque più probabile dopo il 2020. Per quanto riguarda la Cina, la crescita del PIL è destinata a rallentare ulteriormente per le dinamiche demografiche, gli elevati debiti societari e la transizione a un modello guidato dai consumi. Rimangono modeste le prospettive di crescita del PIL in Europa. “Ci aspettiamo una crescita sotto le aspettative ma sopra l’1%”, afferma Van der Welle. “La Germania è alle prese con il cambiamento secolare che sta interessando l'industria automobilistica, con una minore crescita delle esportazioni. Francia e Spagna evidenzieranno un'espansione più sostenuta, ma comunque inferiore al trend”, spiega.

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Il fantasma della recessione

E se queste previsioni si rivelassero errate? “Il percorso verso una recessione negli Stati Uniti è irreversibile, in quanto le Banche centrali sono dietro la curva, mentre lo spazio di politica monetaria convenzionale è limitato. Il settore manifatturiero non registrerà una ripresa e contagerà con la sua debolezza altri ambiti. Gli utili societari si indeboliranno ulteriormente, causando insolvenze dapprima tra le aziende di qualità inferiore e quindi tra le altre. La disoccupazione comincerà ad aumentare e la spesa dei consumatori diminuirà, provocando una contrazione del PIL”, ha concluso l'esperto delineando lo scenario più negativo, ma anche meno probabile, tra quelli possibili nella visione della società.

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