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Rispetto a un tempo siamo meno preparati a risolvere le crisi dal punto di vista geopolitico


In occasione dell’evento organizzato da AIPB ‘Europa, economia e mercati finanziari post tornate elettorali’ sono state approfondite le sfide, i rischi e le opportunità di un’Europa tra squilibri macroeconomici. A parlare dell’argomento è stato Lorenzo Codogno, visiting professor alla London School of Economics di Londra.

Secondo il professore, l’incertezza maggiore si nasconde dietro ai rischi geopolitici: “In USA ci troveremo di fronte a un’accelerazione di riforme da parte del presidente Donald Trump in vista delle elezioni mid-term”. Questo significa che c’è da aspettarsi un aumento delle misure protezionistiche americane. Ciò a cui stiamo assistendo è una riduzione del contributo americano nelle organizzazioni internazionali. “Questo è un campanello d’allarme, in quanto fa venire meno al multilateralismo per la soluzione delle crisi. Io penso che siamo ancora distanti dalla prossima crisi, ma siamo anche meno preparati, rispetto a un tempo, a risolvere le crisi dal punto di vite geopolitico”, commenta Codogno.

Gli Stati Uniti hanno bloccato le importazioni di acciao e alluminio dalla Cina con una conseguente risposta cinese sui generi alimentari e la violazione della proprietà intellettuale americana. “A mio avviso, tutto ciò potrebbe diventare rischioso se ci fosse un’escalation: ci potrebberò essere dei danni alle supply chain internazionali. Il mondo è fortemente interconnesso e nel caso in cui fossero distrutte queste catene di valore potrebbero esserci delle ripercussioni a livello globale. Da una guerra commericale potrebbe succedere che le grandi aziende ritirino gli investimenti da un determinato Paese per ritornare nel proprio”, osserva Codogno.

Da tenere in considerazione sono anche le possibili guerre valutarie: “Se la Fed aumentasse i tassi d’interesse con maggiore rapidità, questo potrebbe portare il dollaro verso l’alto e l’effetto immediato sarebbe uno squilibrio della bilancia commerciale USA con il conseguente aumento delle misure protezioniste” spiega il professore.

Dal punto di vista della regolamentazione finanziaria ci sono stati dei grossi passi in avanti. “Tra gli attuali rischi finanziari il più elevato è una correzione significativa del mercato azionario, il quale è sopravvalutato in particolare in USA. La flessione che c’è stata a febbraio potrebbe essere la prima di ulteriori”.

Un altro fattore da considerare sono i bassi tassi d’interesse europei e una politica non convenzionale che supporta gli investimenti. “La crescita in Europa è robusta, strutturale e sostenuta, ma il continente si trova almeno tre anni in ritardo rispetto all’America”, conclude il professore.

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