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Rischio downside, ecco come viene gestito nei fondi alternativi


Uno dei principali obiettivi di un fondo alternativo è quello di proteggere il portafoglio dal rischio downside e ricercare una perfetta decorrelazione con il mercato. Abbiamo chiesto a tre gestori italiani, in occasione della tavola rotonda sugli alternativi, di spiegarci come avviene ciò e quali possono essere i benefici per i clienti.

“Le nostre sono tutte strategie nate per proteggere dal downside risk, non abbiamo quindi portafogli con un chiaro long bias sul mercato”, esordisce così Sara Cazzola, head of Research di Hedge Invest Sgr. “Nel caso del nostro fondo multistrategy sul credito adottiamo un approccio long/short, selezioniamo per la parte long quei titoli che davvero offrono delle opportunità per noi ed hedgiamo tutto il resto. Nell’altro fondo equity europeo sulle mid cap il gestore cerca di mantenere un’esposizione netta al mercato molto contenuta, questo per sua natura riduce il rischio downside, a cui si associa anche un approccio idiosincratico nella scelta dei titoli, cioè senza benchmark ed esposizione fattoriale. La parte long è costruita sulla base di un’attenta analisi fondamentale, mentre la parte corta è determinata da indici, opzioni o basket customizzati a copertura del rischio settoriale. Per il fondo macro viene usato un approccio di trading opportunistico accentuato, con un orizzonte temporale a breve termine. Si tratta dunque di un macro-trader, che utilizza future ed opzioni su azionario e valute e è un fondo lungo sulla volatilità”, aggiunge l’esperta.

La manager commenta inoltre che “nel caso di fondi multimanager la gestione del rischio downside avviene attraverso la diversificazione dei fondi sottostanti, decorrelati e con esposizioni neutrali. Si combinano approcci di investimento diversi, a questi poi si aggiungono posizioni di natura opportunistica e a scopo di copertura tramite opzioni”.

Luca Anzola, head of Fund Research & Alternative Investments - Gestioni Multi Manager di Fideuram Investimenti SGR, spiega che “nei private market una componente importante del valore deriva dall’orizzonte temporale di lungo termine che permette di implementare le strategie di investimento con un piano di azione pluriennale. Un aspetto importante nella gestione del rischio è quello della diversificazione degli investimenti ‘per vintage’, cioè costruendo il portafoglio su periodi diversi ed, eventualmente inserendo strategie per loro natura decorrelate, come le infrastrutture. Sui mercati liquidi, in determinati contesti, può essere più difficile trovare delle strategie davvero decorrelate. Alcune strategie, come Macro e i CTA, hanno, in media queste caratteristiche anche se la componente di beta al mercato non è del tutto assente. Nell’attuale panorama di offerta di prodotti sarebbe interessante avere un maggior numero di soluzioni decorrelate, per esempio con un approccio dove il gestore individui i rischi macroeconomici a medio lungo termine e possa costruire un portafoglio con strumenti convessi (per esempio opzioni quotate) che beneficia di fasi di forti volatilità. Questa è una soluzione che oggi non è molto presente”.

Per Marco Seveso, responsabile investimenti e gestore delle strategie alternative di Soprarno SGR, l’aspetto importante è che tutte le asset class del portafoglio siano facilmente liquidabili. “La protezione del portafoglio, sia obbligazionario che azionario, avviene tramite strumenti derivati negoziati su mercati regolamentati (listed futures & options), che permettono ai nostri fondi di mantenere un profilo rischio/rendimento adeguato alle aspettative e alle scelte dei clienti”.

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