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Mercati, rimbalzo episodico o tendenza destinata a durare?


A seguito della caduta senza precedenti dei mercati azionari degli scorsi mesi, si è prodotto uno dei rally più grandi della storia. Nell'ultimo mese, l'S&P 500 ha registrato un aumento del 16,19%, il che significa che, dall’inizio di quest'anno, le perdite subite dall'indice sono state limitate al 13,35%. Il 23 marzo il crollo superava il 30%. "In condizioni normali, ci sarebbero voluti tre mesi per il recupero", afferma Luca Paolini.

Secondo il chief strategist di Pictet Asset Management infatti: “È chiaro che il mercato sta seguendo il flusso di notizie relative al miglioramento dei casi quotidiani di coronavirus. In effetti, i nuovi casi sembra stiano raggiungendo il picco e le ricerche fatte su Google del termine Covid-19 sembrano confermarlo, nel senso che il peggio potrebbe essere passato in termini di sentiment”. Tuttavia, le notizie per il mercato azionario europeo non sono così positive fino ad ora.

Quest'anno l'EuroStoxx 50 è sceso del 24,91%, oltre dieci punti in più rispetto all'S&P 500. Il minimo dell’anno si è avuto il 18 marzo, quando la caduta annuale raggiungeva il 37%. Da quel giorno il rimbalzo è stato significativo, ma più modesto di quello dell'indice americano. Anche l'indice statunitense MSCI ha resistito meglio nell’anno del corrispondente indice europeo. Infine se l'evoluzione dei mercati dei Paesi sviluppati viene confrontata con i mercati emergenti, si osserva che i primi hanno registrato un rimbalzo maggiore rispetto ai secondi.

Dal 16 marzo al 6 aprile, finestra di inversione di tendenza dei mercati, i settori dell'indice MSCI globale in valuta locale che sono rimbalzati maggiormente sono: IT, minerario, energia e salute. Quelli con il rimbalzo minore sono stati banche-finanza e assicurazioni, immobiliare e settori industriali, che rimangono quelli con le perdite più alte da inizio anno. Al contrario i settori che si sono comportati meglio il 6 aprile (ossia quelli che sono diminuiti di meno) sull'anno sono salute, consumi di base, IT e servizi di comunicazione e servizi pubblici. Per quanto riguarda il confronto tra i titoli growth e i value, i risultati migliori corrispondono ancora una volta ai primi. In particolare, in questo periodo di forte turbolenza e declino dei mercati, i growth (-12,3%) hanno perso in modo considerevolmente inferiore rispetto ai value (-25,6%).

Settore MSCI World 16/03/2020 06/04/2020 Rimbalzo %
IT -21,4 -10,4 11
Minerario  -29,3 -18,7 10,6
Energia -48,4 -38,1 10,3
Salute  -18 -7,9  10,1
Materiali -30,7 -22 8,7
Consumi discrezionali -27,6 -19,4 8,2
Consumi basici  -17 -8,8 8,2
Servizi di comunicazione -21,7 -13,7 8
MERCATO -26,2 -18,4 7,8
Servizi pubblici  -20,4 -13,5 6,9
Assicurazioni  -32,9 -27 5,9
Industriali -30,4 -24,7 5,7
Finanziari -32,8 -29,5 3,3
Immobiliare -25 -22,5 2,5
Banche -34,7 -33,9 0,8

Fonte: MSCI World

Il rally continuerà?

Questa è la domanda che la maggior parte degli investitori si pone in questo momento. È molto difficile dare una risposta a questo quesito, tuttavia si possono cercare degli indizi per intuire la possibile direzione dei mercati. "L'impatto del lock down sulle attività è profondo e probabilmente durerà più a lungo di quanto inizialmente previsto. La normalizzazione sarà graduale, settore per settore, con una netta divisione dell'anno in due metà, una profonda recessione nei primi due trimestri, che lascerà il posto a un rimbalzo nel terzo e quarto trimestre", spiega Gilles Moëc, chief economist di AXA Investment Managers. "Crediamo che il mercato si stia concentrando sulla ripresa del secondo semestre e sia meno sensibile alla profondità della contrazione del primo semestre, in quanto gli investitori si stanno preparando a cifre davvero orribili", ritiene l'esperto.

Altri ritengono che la tendenza al ribasso sia destinata a continuare. È il caso di David Lafferty, chief market strategist di Natixis IM, il quale è convinto che "i prezzi delle azioni torneranno a scendere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi". Secondo la sua visione, "l'appiattimento della curva di contagio è una condizione necessaria per stabilizzare l'economia globale, ma non è sufficiente". Così, sottolinea che "il danno economico dell'epidemia si diffonderà per diversi trimestri dopo che il virus sarà contenuto".

Le principali incertezze che rimangono

Ma ci sono delle incognite da chiarire. In primo luogo, non è chiaro quando la battaglia contro la pandemia sarà vinta. Evan Brown, head of Multi-Asset Strategy di UBS Asset Management, ritiene che il coronavirus abbia catalizzato una risposta politica storica ma, per quanto forte sia stata la risposta monetaria e fiscale a questa crisi, il vero bazooka è la sanità. "Per il momento, il passaggio a un vaccino sembra la soluzione più fattibile per normalizzare il comportamento dei consumatori e delle imprese, oltre a stabilire una base più solida per gli asset a rischio".

L’opinione è condivisa anche dagli esperti di J.P.Morgan AM, che evidenziano che, ora che abbiamo visto la risposta di politica monetaria e fiscale, abbiamo bisogno di avere la prova che misure di contenimento rigorose stiano aiutando a rallentare la diffusione del virus e che le economie saranno in grado di riprendere l'attività senza una recrudescenza delle infezioni.

Ciò che è chiaro è che l'economia globale andrà in recessione. Ma ancora non si sa quanto sarà dura sarà la caduta. Per valutare la profondità della recessione, Amundi sta monitorando i dati macroeconomici tradizionali (per es. vendite al dettaglio settimanali, richieste di disoccupazione) e i big data (per es. cene fuori casa, vendite al botteghino, numero di viaggi o ricerche su Google per le statistiche sulla recessione e la disoccupazione). "Entrambe le serie di variabili suggeriscono un crollo senza precedenti della domanda interna", riconosce Ken Taubes, direttore degli investimenti americani di Amundi.

Inoltre, per comprendere l'intensità e la durata della recessione imminente, J.P. Morgan AM ha analizzato gli indicatori dei danni a lungo termine, tra cui la distruzione di posti di lavoro e i fallimenti aziendali. "Finora non sono di buon auspicio: negli Stati Uniti le nuove richieste di disoccupazione sono salite superando in modo significativo il picco settimanale di 665.000 unità raggiunto durante la crisi finanziaria”, spiegano dal gestore.

Nella settimana che si è conclusa il 28 marzo, le richieste iniziali di indennità di disoccupazione negli Stati Uniti sono quasi raddoppiate rispetto alla settimana precedente. In totale, quasi 10 milioni di persone hanno perso il lavoro in quelle due settimane. Questi dati da soli, spiegano da DWS “insieme a possibili errori di misurazione, suggeriscono un tasso di disoccupazione occulto poco superiore all'11%, rispetto al picco del 10% raggiunto nell'ottobre 2009, al culmine della crisi finanziaria globale".

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