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Rendiconti MiFID II, l’intermediario è in ritardo e parla arabo


Uno dei principali obiettivi della Direttiva MiFID II, entrata in vigore il 3 gennaio 2018, è quello di definire uno standard virtuoso nella comunicazione dei costi degli investimenti per aiutare i risparmiatori a prendere decisioni di investimento consapevoli. Ma a giudicare dai risultati della seconda parte della ricerca commissionata da Moneyfarm alla School of Management del Politecnico di Milano sulla qualità delle informative ex post a consuntivo dell’anno 2018 inviate dai 18 principali intermediari finanziari* a milioni di investitori retail italiani, nel nostro Paese c’è ancora molta strada da fare in fatto di trasparenza (qui puoi leggere i risultati della prima parte dello studio, sulle informative ex ante).

Metodologia ed evidenze
Per l’analisi sono state raccolte le informative ex post per il 2018 inviate da ogni intermediario del campione. Inoltre, l’indagine ha visto la collaborazione di clienti che hanno reso disponibile la documentazione in forma anonima. Lo studio è stato condotto sulla base di tre diversi livelli di valutazione: requisiti obbligatori, linee guida ESMA + best practice delle associazioni categoria e ulteriori parametri qualitativi. Di seguito, riportiamo i principali risultati per ognuno di essi.

1.Requisiti obbligatori minimi imposti dalla normativa primaria (Direttiva MiFID II) e dai regolamenti attuativi di secondo livello.

Secondo l’indagine, sono stati rispettati solo da 5 entità su 18. Nello specifico, riguardo all’indicazione dell’effetto cumulativo dei costi sulla redditività dell’investimento, il 44% degli intermediari lo ha indicato in modo parziale (omettendo il dato sul rendimento e indicando il solo costo sostenuto) mentre nel 6% dei casi l’informazione è del tutto assente. Relativamente agli oneri fiscali da riportare obbligatoriamente (imposta di bollo e Iva), nel 22% dei rendiconti la voce è presente solo parzialmente, nell’11% dei casi questi oneri non sono stati illustrati. Tutti gli intermediari, invece, hanno correttamente riportato i costi totali applicati all’investitore (in valore assoluto e in percentuale) e la ripartizione in forma aggregata dei costi in strumenti finanziari, servizi d’investimento e pagamenti di terzi riconosciuti all’intermediario finanziario.

2. Indicazioni ESMA contenute nel documento di Q&A eLinee Guida pubblicate da Ascofind nel documento “Informazioni sui costi e oneri”.

Nessun intermediario si è distinto per tempestività nell’invio dell’informativa ai propri clienti (2 report sono stati inviati a maggio 2019, 2 a giugno, 11 a luglio, 2 ad agosto e 1 addirittura a settembre) ma il risultato più negativo riguarda la poca trasparenza nella comunicazione dei “pagamenti riconosciuti da terze parti”: il 94% degli intermediari utilizza termini di non immediata comprensione (come ‘inducements’ o ‘incentivi’) per questa voce, relativa alle retrocessioni percepite per strumenti finanziari raccomandati o offerti ai propri clienti. Nel 44% dei casi è mancata l’indicazione disaggregata dei costi fra le varie voci previste dalla normativa mentre il 72% dei rendiconti riportava invece le informazioni sulla fiscalità personale sui redditi conseguiti (capital gain, ad esempio)

3. Ulteriori parametri qualitativi individuati dagli autori della ricerca.

I rendiconti presi in esame hanno circa 15 pagine in media. Solo Il 28% dei documenti rimane entro le 5 pagine, il 39% si posiziona nella fascia fra 10 e 30 pagine, mentre il 17% contiene più di 30 pagine. Il 44% dei rendiconti comprende la parola ‘costi’ o ‘oneri’ nell’intestazione. Inoltre, solo il 28% dei documenti riporta informazioni focalizzate esclusivamente sui costi, mentre nel 72% dei casi le informazioni sono diluite in documenti più dispersivi che contengono altri messaggi, anche di tipo pubblicitario.

Come ricorda Massimo Scolari, presidente ASCOFIND, "la diluizione dei dati all’interno di corposi documenti, a volte con contenuto pubblicitario, non solo non è conforme alla normativa, ma è anche contrario al rispetto del principio di agire nell’interesse dei clienti, un dovere che accomuna tutte le imprese di investimento”, sottolinea.

Conclusioni

Per riassumere in un unico indicatore di valutazione le diverse variabili esaminate è stata elaborata una griglia di sintesi (tabella 5, in allegato alla fine dell'articolo), un ranking gerarchico di merito fra i diversi intermediari, evidenziando i punti più deboli nella rendicontazione. La griglia (facendo la media dei singoli punteggi delle 3 direttrici) assegna un ‘voto’ finale in trentesimi, fra 0 e ‘30 con lode’, a ciascuno dei 18 documenti analizzati. Complessivamente, il voto medio è pari a 21,4 (4 rendiconti non raggiungono la sufficienza a causa di lacune rilevate nella sezione delle informazioni obbligatorie e solo 3 rendiconti totalizzano un punteggio superiore a 26/30).

“In Italia, l’industria del risparmio, in questo suo primo test imposto dal Legislatore, non è sempre riuscita a cogliere a pieno le potenzialità derivanti dalla MiFID II a beneficio di tutti”, ha commentato Giancarlo Giudici, professore associato della School of Management del Politecnico di Milano e referente scientifico della ricerca. “Sarà interessante osservare se nei prossimi anni il mercato farà tesoro di queste informazioni. Speriamo nel nostro piccolo di avere contribuito a fornire un utile strumento di auto-valutazione per gli operatori e di verifica della trasparenza delle informazioni ricevute per i risparmiatori”.

Paolo Galvani, presidente e co-fondatore di Moneyfarm, ha aggiunto: “Ci auguriamo che nei prossimi anni le novità introdotte dalla Direttiva MiFID II possano impattare realmente su tutto il sistema, così da realizzare quella auspicata ‘rivoluzione copernicana’ in ottica di maggiore trasparenza generale, riconoscibilità del valore di indipendenza associato alla consulenza finanziaria e consapevolezza del risparmiatore sugli effettivi costi dei propri investimenti”.

 

*Allianz Bank Financial Advisors, Azimut Capital Management, Banca Generali Private, Banco BPM e Banca Aletti, BNL, BPER Banca, CREDEM Credito Emiliano, Deutsche Bank, Fineco Bank, ING Bank, Fideuram Intesa SanPaolo Private Banking, CheBanca!, Banca Mediolanum, Banca Widiba, IW Bank, Unicredit, Unipol Banca.

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