Recovery fund aumenta l'interesse degli investitori per l'Europa


All’indomani dello storico accordo del Consiglio UE che ha dotato l’Europa di un Recovery fund da 750 miliardi di Euro, gli asset manager internazionali salutano con favore la decisione presa dai 27 Stati membri. Nonostante il pressing dei Paesi ‘frugali’ Austria, Olanda, Danimarca e Svezia abbia avuto l'effetto di diminuire rispetto al piano inziale la quota di sovvenzioni a 390 miliardi, il nuovo strumento rappresenta un’importante prima volta per forme di debito condiviso a livello comunitario. Inoltre a seguito dell’accordo, l’interesse degli investitori per l’Area euro è subito cresciuto, percepita ora come maggiormente stabile e sicura. 

Più Area euro nei portafogli

“Nel mercato obbligazionario, il Recovery fund ridurrà significativamente il rischio sovrano in Europa ed è positivo per il reddito fisso europeo in generale”, osserva Patrick Moonen, principal strategist di NN Investment Partners. Impatti positivi anche sul versante azionario, con un ulteriore restringimento del premio di rischio rispetto a quello statunitense: “i principali beneficiari saranno i mercati azionari periferici in generale e più specificamente il settore finanziario, grazie alla combinazione di spread più ristretti, migliori prospettive di crescita e basse valutazioni. Anche il settore delle utilities potrebbe beneficiarne grazie al focus sostenibile degli investimenti. Abbiamo già una preferenza per le azioni dell'Eurozona e la manterremo per il momento”, spiega Moonen.

Con il recovery fund si è aggiunto lo strumento di sostegno fiscale per la ripresa che mancava a fianco delle misure della Banca centrale europea, che non è più l’unico giocatore. “La potente combinazione di politica monetaria e fiscale ha il potenziale - forse ora più che mai - di portare a performance economiche migliori nei prossimi anni”, commenta Anna Stupnytska, global macro economist, di Fidelity International. “Questi sviluppi costituiscono uno dei motivi alla base della nostra decisione di aumentare nei portafogli a rendimento assoluto il credit risk detenuto in Europa rispetto agli Stati Uniti. Tra le altre ragioni di questa decisione vi è il modo, molto efficace, in cui l'Europa sta gestendo la crisi di Covid-19 e anche perché ci aspettiamo che la BCE continui ad essere proattiva”, aggiunge Mohammed Kazmi, macro strategist e Fixed Income portfolio manager di Union Bancaire Privée (UBP).

Da Amundi Didier Borowski, head of Global Views, Eric Brard, head of Fixed Income e Kasper Elmgreen, head of Equities, fanno notare che l'accordo è una risposta potente in grado di sostenere ulteriormente gli asset dell'UE e gli investimenti ESG. "La significativa allocazione di risorse per i progetti sul cambiamento climatico/ambientali dovrebbe contribuire a incentivare gli investimenti legati all'ESG sia nel reddito fisso, con il mercato dei green bond in crescita sia in termini di asset che di diversificazione, che in azioni", affermano. 

Italia principale beneficiario

L’Italia vedrà arrivare da Bruxelles circa 200 miliardi. È il principale beneficiario di un'intesa che per Kazmi  elimina i timori di una rottura all’interno dell’Area euro: “Ciò è di supporto sia per la valuta sia per gli spread periferici, come quelli sui BTP, dichiara l'esperto di UBP.  “Abbiamo avviato un forte sovrappeso nei titoli di Stato italiani a 10 anni. Gli spread si sono infatti ridotti e i rendimenti dei titoli periferici sono scesi in modo significativo”, aggiungono da NN IP.

Nell’entusiasmo generale, non mancano degli inviti a procedere con cautela. Secondo Gilles Moec, group chief economist di AXA Investment Managers è troppo presto per dire che la decisione è il primo passo verso un bilancio federale UE: “Le conclusioni del Consiglio chiariscono chiaramente che si tratta di un'iniziativa una tantum e considerata la difficoltà del processo, l'appetito per un maggior numero di cicli di lavoro sarà probabilmente scarso”, conclude Moec.  

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