Rallentamento o recessione imminente?


Commento a cura di Fabrizio Fiorini, responsabile degli investimenti e vice direttore generale di Pramerica SGR.

Il 2018 è stato un anno molto complesso e, per certi versi, confuso; gli operatori hanno fornito una lettura abbastanza univoca degli eventi che ha visto, soprattutto nelle ultime settimane, prevalere le interpretazioni più pessimistiche anche nei confronti di eventi che mostravano sviluppi positivi. Un esempio, in questo senso, è rappresentato dalla relazione fra i rendimenti e le borse statunitensi. Nella prima parte dell’anno i mercati hanno evidenziato un andamento positivo con i tassi che salivano; successivamente, al raggiungimento del 3% sul decennale, i listini azionari hanno corretto. Nella parte centrale dell’anno, invece, i corsi azionari non hanno risentito del permanere dei tassi su determinati livelli, perché veniva enfatizzata la dinamica positiva degli utili. Il rialzo del decennale verso il 3,25% ha poi favorito una nuova correzione degli indici. In seguito, nonostante la correzione sotto il livello del 3%, i mercati hanno continuato a evidenziare un andamento negativo. Queste reazioni si inseriscono all’interno di una generale lettura dello scenario macro che appare improntata a una certa confusione.

Nei prossimi mesi questa confusione sarà, molto probabilmente, dissipata dai dati macro che dovrebbero evidenziare una tenuta dell’espansione economica sia a livello mondiale che regionale (Europa e USA). Gli operatori, infatti, sono passati dal delineare uno scenario di crescita forte, a ipotizzare una recessione, mentre appare più plausibile una fase anche molto lunga di leggero rallentamento o consolidamento della crescita in corso.

Nei mesi scorsi i fattori politici hanno inciso in maniera significativa sull’andamento dei mercati, ma nelle prossime settimane questi elementi dovrebbero evidenziare un’evoluzione maggiormente positiva, tanto sul fronte delle relazioni commerciali fra USA e Cina quanto sul fronte europeo, con il parziale rientro delle tensioni fra la Commissione e l’Italia per la definizione della Legge di Bilancio dell’anno prossimo. Inoltre, in una fase di maggiore turbolenza, le Banche centrali potrebbero mostrarsi maggiormente accomodanti, con un rallentamento dei rialzi da parte della FED e l’introduzione di un nuovo TLTRO da parte della BCE, anche se con alcuni Paesi come l’Italia e la Francia è molto probabile che tale intervento venga posticipato per non farlo sembrare una misura ad hoc a favore di un determinato Paese.

Lo scenario centrale, perciò, resta quello di un rallentamento e non di una recessione imminente. L’elemento importante è dato dal fatto che, nonostante questa fase di rallentamento, l’economia appare in grado di generare inflazione e ciò costituisce un fattore di estrema importanza per i Paesi caratterizzati da un elevato debito pubblico. Dalle nostre valutazioni derivano scelte di investimento basate su uno scenario di rallentamento a livello macro. Nelle ultime settimane diverse asset class hanno raggiunto livelli di prezzo compatibili con uno scenario recessivoappare plausibile un recupero che ridimensioni in maniera significativa quei movimenti che sono andati oltre la reale valenza del quadro macro.

L’asset class azionaria è quella che è stata maggiormente impattata dai timori di una recessione imminente e, quindi, è quella che dovrebbe beneficiare maggiormente della presa d’atto da parte degli investitori che la prospettiva macro si limita a un rallentamento.

Anche il comparto corporate nel suo complesso dovrebbe beneficiarne; in particolare, all’interno della componente high yield, le emissioni con rating leggermente più elevato, e anche in quella relativa all’investment grade, diverse emissioni dovrebbero essere favorite dal ristabilimento di prezzi di mercato maggiormente coerenti con i fondamentali del credito e dell’economia.

All’interno di uno scenario nel quale le principali Banche centrali, pur nell’ambito di una normalizzazione della loro politica monetaria, sono orientate a mantenere un atteggiamento accomodante, le emissioni governative della periferia dovrebbero essere favorite rispetto a quelle core. Inoltre i titoli tedeschi potrebbero registrare un significativo rialzo dei tassi ed è per questo che, in termini strategici, la sottoesposizione a queste emissioni rappresenta una delle scelte più importanti per il prossimo anno. Relativamente ai governativi italiani, l’idea implementata nei portafogli è stata quella di accumulare posizioni sulla debolezza dell’asset class, nella convinzione che il prezzo si fosse allontanato troppo dai valori fondamentali. Nelle scorse settimane lo spread ha superato abbondantemente il livello di 300 punti base ma attualmente è tornato sotto questa soglia. In questo senso il BTP sta probabilmente terminando la fase di riduzione dei rendimenti. Il prossimo miglioramento in termini di spread deriverà probabilmente dal rialzo dei rendimenti del Bund.

Per quanto concerne le valute, la normalizzazione dei tassi potrebbe indebolire il Dollaro che sinora ha beneficiato di una situazione di eccezionalità su tutti i fronti; quello della crescita, del differenziale dei tassi, dei flussi di capitale verso gli USA e dell’avversione al rischio che ha favorito le divise forti come quella statunitense. Nel corso del 2019, tutti questi elementi favorevoli alla valuta americana dovrebbero attenuarsi.

In conclusione, si può ragionevolmente affermare che il 2018 appare un anno di transizione verso una situazione in cui la crescita si va stabilizzando senza mostrare frenate recessive. Questo mutamento di scenario ha generato delle incertezze negli investitori e delle difficoltà a interpretare esattamente il cambiamento stesso, provocando dei disallineamenti di prezzo anche significativi. Molto probabilmente, il 2018 andrà letto insieme al 2019 come il biennio nel quale alcune asset class devono essere prezzate in funzione di una stabilizzazione e non più di un’accelerazione della crescita economica e, allo stesso modo, altre asset class devono essere prezzate in termini di stabilizzazione e non di recessione. Si tratta di un cambiamento importante che richiede tempo. Per questo le scelte di investimento implementate vanno considerate in funzione di un orizzonte temporale più ampio, nel quale i prezzi delle varie asset class dovrebbero tornare a essere maggiormente coerenti con i fondamentali macro.

Professionisti
Società

Notizie correlate

Anterior 1 2 Siguiente