Radicella (Arca Fondi): "È necessario dedicarsi molto alla country selection per controllare il rischio"


Il 2017 non è stato un anno facile per i fondi fixed income. Coi tassi al minimo (se non in negativo) la ricerca di rendimento ha portato gestori e soprattutto investitori a concentrarsi su comparti un po’ più rischiosi, come le obbligazioni high yield europee o il debito emergente globale. Quest’ultima asset class ha avuto un buon andamento durante il corso dell’anno, anche per una serie di fattori come la debolezza del dollaro, una buona crescita economica a livello globale, la stabilizzazione dei prezzi delle materie prime e il miglioramento dei fondamentali in diversi Paesi emergenti.

Non a caso, a fine settembre, secondo i dati Morningstar, il fondo di diritto italiano che ha performato meglio è stato proprio un prodotto orientato su quest’asset class, l’Arca Bond Paesi Emergenti, con quasi un +7% e oltre un miliardo di asset gestiti. Come spiega Giovanni Radicella, portfolio manager del fondo praticamente da dieci anni, “per un investimento di tipo obbligazionario, diverso da quello tradizionale dei titoli di stato più sicuri, come questo in Paesi emergenti, il rischio maggiore è quello che si verifichino situazioni negative (default-ristrutturazioni etc) e per questo bisogna costruire sempre un portafoglio molto diversificato tale per cui anche se le situazioni di cui sopra dovessero verificarsi, l’impatto sul portafoglio sia il più contenuto e gestibile possibile”.

Il team di gestione studia perciò minuziosamente ogni titolo in portafoglio, circa 300. “Analizzando continuamente lo scenario macro mondiale e dei singoli Paesi, con attenzione maniacale a tutti i possibili indizi di miglioramento o peggioramento delle condizioni economiche sia generali che specifiche di ogni Paese in modo da cercare di prevedere in anticipo occasioni di investimento o Paesi da evitare”, afferma il gestore di Arca Fondi.

Il prodotto, che viene gestito quindi in modo attivo e può discostarsi, anche se in modo contenuto, dall’indice di riferimento, “investe nei titoli emessi dai Paesi emergenti in valuta forte (euro e dollari) coprendo comunque dal rischio di cambio. I Paesi emittenti presenti sono diversificati attraverso le principali aree geografiche (America latina, Africa, Asia, Europa orientale e Medio oriente) e i titoli presenti in portafogli si distribuiscono lungo tutta la curva coprendo sia le scadenze brevi che quelle molto lunghe (30 anni o più)”, spiega Radicella.

Al momento, continua il manager “il portafoglio è molto diversificato sulle varie regioni geografiche presenti nel benchmark e presenta i maggiori sovrappesi sui Paesi su cui ci si aspetta con maggior probabilità un miglioramento delle condizioni economiche non ancora scontate nei prezzi”. Tutto sempre corroborato dalle analisi marco. “I titoli emessi dal Venezuela”, precisa, ad esempio, l’esperto “sono sicuramenti quelli maggiormente nell’occhio del ciclone visto che il mercato prezza un elevata probabilità che si verifichi una ristrutturazione del debito”.

La storia di eccellenza di questo fondo, con un track record a 10 anni del 4,5%, ha poi anche dei fattori precisi: “ha pienamente beneficiato dei periodi di riduzione dei tassi di interesse in euro e dollari e del clima particolarmente favorevole sul rischio dei Paesi emergenti che ha causato una riduzione dei premi di rendimenti su questi titoli specifici e quindi un’ extra-performance ulteriore di questi ultimi rispetto ai titoli di stato dei Paesi sviluppati”, afferma Giovanni Radicella, che poi aggiunge come sia necessario “dedicarsi molto alla country selection, vale a dire individuare quegli emittenti e Paesi che sono a sconto rispetto al valore di equilibrio e quelli che invece sono cari rispetto ad esso in modo da sovrappesare i primi e sottopesare i secondi”.

Proprio per questo, secondo il portfolio manager, “il fatto che i premi per il rischio siano molto compressi ci fa desistere dal raccomandarli attivamente o in misura maggiore ad una quota neutrale coerente col profilo di rischio che ciascun investitore potrebbe avere. Lo stesso dicasi per le aree geografiche”, conclude l’esperto.

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