Quel pasticciaccio brutto sui PIR


Assogestioni si è già messa a disposizione. Ma alcune SGR, dopo l’approvazione della manovra che cambia le regole, hanno bloccato la sottoscrizione dei PIR, permettendo solo di incrementare gli investimenti in essere a chi è già titolare di un Piano di risparmio. Da quando sono stati introdotti – a marzo 2017 per iniziativa del Mef – i Piani individuali di risparmio hanno raccolto circa 15 miliardi e la liquidità investita nelle società quotate con sede in Italia ha favorito il rally di Piazza Affari fino a quando questa non ha cominciato a sgonfiarsi a causa dell'incertezza politica.

Adesso però il settore vive uno stop che sta facendo discutere la comunità finanziaria. Le modifiche introdotte con la legge di bilancio 2019 rischiano di creare incertezza e confusione. E non solo tra i gestori. Già qualche settimana fa un'analisi di Moneyfarm aveva evidenziato come i 65 fondi che investono in PIR registrino perdite consistenti alla fine di un anno molto tribolato per la Borsa Italiana, dal -6 al -25% a seconda della tipologia (i più penalizzati sono gli azionari), e aveva criticato l'esclusiva focalizzazione di questi strumenti sul mercato domestico a scapito di un principio di diversificazione geografica. Ora, però, il cerchio si restringe ulteriormente, se dal 1 gennaio i PIR dovranno investire il 3,5% in fondi di venture capital e un ulteriore 3,5% in azioni di pmi quotati sul listino AIM. “La norma così com’è scritta non funziona”, ha già spiegato Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni. “Non si può chiedere a un fondo aperto di avere una percentuale così rilevante investita sui strumenti illiquidi, non solo per motivi tecnici, ma anche di mercato”.

Sottoscrizioni aperte o chiuse?

Perché la norma abbia un impatto reale, sarà necessario attendere però i necessari i decreti attuativi, che il Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze dovranno adottare entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio. In attesa di capire se si verrà fuori da questo impasse, e quanto in fretta, però, come già accennato, alcune SGR hanno chiuso le sottoscrizioni. Tra queste big come Eurizon, Arca Fondi SGR, Mediolanum e Anima. “Poiché, allo stato attuale, i fondi Anima Crescita Italia, Anima Iniziativa Italia, Gestielle Pro Italia non soddisfano i requisiti della nuova normativa, la prima sottoscrizione dei suddetti fondi nelle Classi AP e P è stata inibita”, spiegano dalla SGR milanese. “I clienti che abbiano sottoscritto un fondo PIR compliant prima del 1° gennaio 2019 potranno invece effettuare versamenti successivi dei suddetti fondi nelle classi AP e P". Per l'amministrato delegato di Mediolanum Massimo Doris la decisione è simile: "La legge di Bilancio ha introdotto modifiche legislative che i nuovi PIR non sarebbero in grado di rispettare, non consentendo al risparmiatore di beneficiare dell'esenzione fiscale", ha dichiarato aggiugendo come "la legge così com'è, non è concretamente applicabile. Il risultato è che il flusso di risorse verso l'economia invece di aumentare, rischia di rallentare". 

Le sottoscrizioni di Acomea SGR invece restano aperte. “In assenza di direttive più precise, abbiamo scelto di mantenere aperte le sottoscrizioni”, spiega Matteo Serio, direttore commerciale e socio di AcomeA SGR. “Riteniamo pertanto di servire meglio l’investitore che così può sfruttare un momento di mercato in calo e approfittare di valutazioni depresse. Comunque, la nostra opinione sull’obbligo di dedicare una parte del portafoglio a asset illiquidi è negativa e senza appello. L’irrinunciabile caratteristica di un fondo aperto deve essere la pronta liquidabilità degli attivi in portafoglio. Per gli asset illiquidi esistono eccellenti strumenti dedicati che tuttavia non possono essere i fondi aperti”, continua l’esperto.

“Lyxor ha tre ETF PIR, due azionari e uno obbligazionario, e in questi giorni siamo stati contattati da vari investitori professionali, in particolare unit linked, in merito a questa tematica”, dice invece il referente di Lyxor ETF in Italia Marcello Chelli. “Abbiamo evidenziato che la nuova normativa PIR prevede una modifica dei limiti di investimento, ma che essa si applicherà solo ai nuovi PIR costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2019 (come si evince chiaramente dalla lettera dell’art. 211 della norma). Pertanto i tre Lyxor ETF PIR, essendo preesistenti, erano e rimarranno PIR Compliant senza dover necessariamente cambiare le proprie caratteristiche”, continua Chelli.

“Abbiamo inoltre confermato che Lyxor continua a consentire l’acquisto dei tre ETF PIR agli investitori sia professionali sia privati, attraverso i normali canali di negoziazione (Borsa Italiana e OTC - over the counter): è poi di pertinenza del gestore del “Contenitore PIR” (unit linked PIR, deposito titoli PIR, gestione patrimoniale PIR, fondo PIR, ecc.), che investe nell’ETF PIR, valutare se ricorrano le condizioni per far godere dei benefici fiscali gli investitori finali”.

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