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Quattro grafici che spiegano il ruolo di oggi delle Banche centrali


È assodato che la crescita economica globale stia subendo un forte rallentamento, sebbene con tassi differenti nella varie aree geografiche. Proprio questo fenomeno è uno degli elementi chiave che hanno spinto le principali Banche centrali a continuare ad avere un atteggiamento accomodante, che sta mettendo in discussione gli equilibri sui mercati finanziari.

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Fonte: Bloomberg, Natixis Investment Strategies Group. Settempre 2019.

“Tra tutte, la situazione più preoccupante è quella europea”, sostiene David Lafferty, chief market strategist di Natixis IM. Questo perché l’Europa ha sottoperformato le aspettative di crescita del Pil per un periodo di tempo maggiore, motivo per cui la BCE ha perseverato in tutti questi anni con la sua politica monetaria espansiva, chiedendo maggiori stimoli fiscali ai governi. Ciò nonostante tutte le altre Banche centrali che hanno tentato ad incrementare i tassi al fine di una normalizzazione del loro operato, son finite poi per fare un passo indietro. Un trend simile si è verificato anche nei Paesi emergenti, mentre la Bank of England è in attesa di una risoluzione alla Brexit.

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Fonte: Bloomberg, Natixis Investment Strategies Group. Settempre 2019.

L’atteggiamento accomodante delle principali Banche centrali ha determinato l’inversione della curva dei tassi di interesse negli Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Canada. Ma questo sarà veramente un segnale di recessione? David Lafferty ritiene che il naturale effetto di questo fenomeno, come indicatore di una prossima recessione, sia in realtà venuto meno, dato che si tratta semplicemente della conseguenza di un unico fattore, quello legato al quantitative easing e alla politica monetaria. Se ciò dovesse durare più a lungo, potrebbe contribuire ad una contrazione del credito da parte delle banche a causa della differenza dei costi di funding tra breve e lungo termine. “Ad oggi lo scenario statunitense potrebbe essere quello più preoccupante”, dichiara lo strategist.

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Fonte: Bloomberg, Natixis Investment Strategies Group. Settempre 2019.

“Oggi possiamo dire che è il mercato a controllare la politica monetaria, non la Fed”, commenta l’esperto. Il grafico numero quatto infatti conferma come il primo quantitative easing messo in atto dalla Banca centrale statunitense abbia avuto un effetto di stimolo immediato sull’indice S&P500, favorendo il forte rally che si è verificato negli anni successivi, tuttavia questo effetto si sta perdendo col tempo. Ci troviamo quindi in un circolo vizioso, in cui l’operato delle Banche centrali può funzionare solo fino ad un certo punto. “Si deve incoraggiare una politica di spesa fiscale più intelligente, non si può creare produttività di lungo termine concedendo solo più denaro da spendere, ma bisogna farlo anche con gli investimenti”, conclude Lafferty.

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Fonte: Bloomberg, Natixis Investment Strategies Group. Settempre 2019.

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