Quanto manca alla fine del ciclo economico?


Siamo presumibilmente alla fine del gioco, ma c’è sempre la possibilità di fasi aggiuntive. Questi cicli possono durare a lungo. Tutto dipende dai fondamentali.

Guardando alle prospettive per il 2019, le principali economie hanno imboccato percorsi di crescita divergenti, in netto contrasto con la crescita globale sincronizzata dell’inizio del 2018. Mentre gli USA godono di buoni tassi, in Cina e in Europa la crescita sta subendo un notevole rallentamento. Questa divergenza aggiunge un nuovo tassello di incertezza al quadro economico globale. Ciò nonostante, le proiezioni del FMI vedono un tasso di crescita globale ragionevolmente solido del 3,7% per il 2019.

Gli investitori continuano tuttavia a porsi una domanda: a che punto del ciclo economico ci troviamo? “Alla luce del livello di disoccupazione più basso in 49 anni, dell’accelerazione della crescita dei salari, dell’incremento delle pressioni inflazionistiche e della politica di inasprimento della Fed, gli USA sono entrati in una fase avanzata del ciclo”, spiega Don O’neal, portfolio manager di Capital Group. “Le economie sviluppate sembrano trovarsi o avvicinarsi ad una fase avanzata, mentre la situazione dei mercati emergenti è più eterogenea. Anche in Cina, dove la politica di governo influisce fortemente sull’economia, il rallentamento del credito, i deflussi di capitale e un indebolimento valutario indicano che il ciclo è in fase avanzata”.

L’andamento dell’economia statunitense sarà uno dei temi più caldi del 2019. Secondo Joachim Fels, consulente economico globale di PIMCO, “i più recenti modelli quantitativi indicano che la probabilità di una recessione statunitense nei prossimi 12 mesi è salita a circa il 30% di recente, il valore più elevato dall’inizio di questa fase espansiva che dura da nove anni. Il segnale proveniente dai modelli, tuttavia, è di allerta e non di allarme”.

“Riteniamo che la volatilità sarà parte integrante dei mercati azionari nel 2019, man mano che ci si muove verso la prossima fase del ciclo. Non temiamo tale passaggio, anzi abbiamo intensificato il nostro processo di ricerca di società di alta qualità dove riteniamo che i fondamentali possano migliorare nei prossimi 12-24 mesi”, pensa David Eiswert, gestore del fondo Global Focused Growth Equity di T. Rowe Price. “Restiamo dell’idea che un aumento ampio e generalizzato dell’inflazione sia improbabile, e che l’inflazione raggiungerà il picco nei prossimi 6-9 mesi. La tecnologia, le dinamiche demografiche e la globalizzazione hanno tenuto l’inflazione bassa negli ultimi 10 anni”. 

Salman Ahmed, chief investment strategist, e Charles St-Arnaud, senior investment strategist di Lombard Odier IM, pensano: “L’eccesso di dinamiche inflazionistiche globali è un rischio chiave nel nostro scenario fondamentale di un 2019 senza recessione, ma insidioso (no recession, yet tricky). È infatti probabile che le banche centrali passino a una modalità di rialzo dei tassi congiunta, in tutto il mondo, e che la liquidità pompata nel sistema dopo la crisi finanziaria inizi gradualmente ad avere effetto”.

Le previsioni di inflazione globale sono un fattore curioso per lo scenario globale perché un aumento dell’inflazione più rapido del previsto può spingere molte Banche centrali, compresa la Federal Reserve, ad aumentare i tassi molto più velocemente di quanto scontato dai mercati. Questo può generare un irrigidimento delle condizioni finanziarie e, considerato che la leva finanziaria dell'economia globale è così elevata, si rischia di arrivare persino a una potenziale recessione.

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